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LE OPINIONI

IL COMMENTO Accelerare i vaccini per le isole

DI LUIGI DELLA MONICA

Un argomento spinoso che si presta facilmente ad isterismi collettivi e campanilismi ipocriti. Certo il fatto di essere isolani e di poter godere di una piccola corsia preferenziale per accedere alle vaccinazioni fa un po’ gola a tutti, non prendiamoci in giro. Purtroppo, però, la storia non ci ha mai insegnato un periodo di così forte scollamento fra il cittadino e le istituzioni centrali, quasi come se ci fosse stato un balzo indietro di un secolo e mezzo, alle lotte civili preunitarie. Leggevo su post di facebook di Corrado Visone che la peste nel 1656 si diffuse a Forio, provocando in pochi giorni centinaia di morti, nonostante il senso pratico e la lungimiranza politica al tempo della Università di Forio (antichi comuni) avesse posto nel porto in quarantena una nave proveniente dalla terraferma ed il vicerè Conte di Castrillo asseriva che si trattasse di una febbre miasmatica dovuta all’aria corrotta di Napoli, per cui l’epidemia era politicamente una questione imputabile alla psicosi collettiva.

Ancora, ho approfondito che la peste, diffusasi a livelli macroscopici sempre in Napoli, proveniva dalla penisola iberica, imperversando violentemente nel bacino del Mediterraneo occidentale. Comincia a Napoli “per una nave carica di soldati spagnoli appestati” provenienti dalla Sardegna, irradiandosi, secondo un processo spontaneo e con una crisi di mortalità assai elevata, nella maggior parte dell’Italia centromeridionale. A questo punto, non posso che ricordare ai lettori che nel medesimo secolo XVII Napoli generò il filosofo, incompreso nel suo tempo perché troppo geniale, di Giovan Battista Vico, che nasce il 23 giugno 1668 a in una bottega di libraio in Via San Biagio dei Librai, nel cuore del decumano maggiore della città greca antica. “La storia dell’uomo si riproduce secondo gli stessi schemi che si ripetono in periodi ciclici che ritornano e si ripropongono in corsi e ricorsi”.

La Sardegna, il comune di Forio, l’epidemia di peste, l’epidemia di COVID19. In tal senso, mi permetto di ricordare ai più giovani di me che conoscere questi pensatori della storia non proprio è tempo sprecato e sottratto a vedere i reality, perché aiutano ad avere coscienza del presente e poterlo affrontare con un bagaglio di minima esperienza che ci sottrae dal subire conseguenze negative. Ritorno ai ricorsi vichiani: nel cuore del 21^ secolo ci accorgiamo che nuovamente una amministrazione comunale, come quella del Sindaco di Forio Del Deo, si fa portavoce di una richiesta fuori dal coro politico centrale, quella di vaccinare dapprima gli abitanti delle isole minori; una epidemia sia correlata alla Sardegna.

Quest’ultima statisticamente ha provocato nella scorsa estate del 2020, il c.d. annus orribilis, a cavallo fra la seconda e terza settimana, il ritorno progressivo alla seconda ondata dei contagi, che nel mese di luglio era giunto a quota “0” in tutta Italia! Il motivo risiede anche nella odierna posizione di colore rosso, che la ha fatta piombare in un balzo dalla zona bianca a quella più restrittiva: la vocazione turistico recettiva della Regione. A questo punto, non voglio certamente cadere in sterile polemica con la terra dello geniale A. Gramsci, che anelava la libertà democratica proprio nelle galere fasciste di Ponza e Ventotene, a poche miglia marine da Ischia. Voglio semplicemente sostenere a chiare lettere che un’area di ricettività turistica, di piccole dimensioni ma di grande capienza di posti letto e di strutture ricreative, come Ischia, Capri e Procida, deve essere interessata dalla immunità di gregge al più presto.

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Le mie povere orecchie sentono ogni giorno di persone che rifiutano il vaccino e, per carità di Dio, liberissimi di farlo, ma in tal senso si rallenta proprio il sogno della tanto complessa immunità di gregge. Ho sempre sostenuto che la libertà, sacra ed inviolabile di sottoporsi alle cure mediche, debba essere rispettata dallo Stato di Diritto, dal patto fra cittadini ed Istituzioni, ma nel caso del rifiuto dei vaccini COVID19, che sono stati il più grande progresso della umanità per debellare le mortalità infantili, le malformazioni genetiche e le morti improvvise, per cui posso citare l’antipoliomelite, la difterite, la TBC etc…la consapevolezza della propria identità culturale ha naufragato miseramente nella società occidentale. L’uomo “libero” delle società euro-americane è imploso su se stesso, mentre nel Sol Levante ove la pandemia è stata diffusa ed è stata distrutta in pochi mesi, ma non mi sembra che la loro cultura sia stata minata nelle sue basi, ideologiche, psicologiche, culturali, perdendo ogni identità individuale, sociale e familiare. Aumento dei suicidi, delle separazioni coniugali e delle crisi esistenziali per aver dovuto rimanere confinati in casa per diversi mesi, traumatizzati dal contatto umano, dal dare una stretta di mano o una pacca sulla spalla e talvolta impauriti dell’avere avuto troppa o poca vicinanza ad una persona, della quale si è in seguito conosciuto lo stato di contagio positivo.

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In ultimo, la diaspora fra un vaccino migliore di un altro fino ad arrivare al rifiuto della somministrazione: che ciò avvenga da parte di persone colpevolmente ignoranti per non aver voluto frequentare l’obbligo scolastico è forse comprensibile, ma che vi sia comportamento ostativo da parte di persone di alto grado di istruzione credo sia riferibile ad una mera psicosi generalizzata, frutto della crisi di identità che ha schiacciato l’equilibrio del mondo contemporaneo. Rifiutare il vaccino significa dare un pugno in faccia ai medici che hanno combattuto con tute bucate e mascherine inadeguate nella prima ondata, contraddistinta delle sfilate di autocarri dell’esercito con morti da trasportare al cimitero, fra cui vi erano gli stessi medici e sanitari. Quella antica virtù di inviare in Russia gli armamenti logistici destinati al fronte africano e viceversa mandare scarponi da neve al fianco delle Armate tedesche di Rommell dell’Africa Korps (sono fatti narratimi oralmente da reduci della Seconda Guerra che posso citare senza timore di smentita) non è cessata neppure in tempi di coronavirus.

Si badi bene che non ho grande simpatia per la classe medica che troppo spesso si ispira ai freddi protocolli, senza più ascoltare il vissuto umano dei pazienti, ma questa mia opinione personale non mi esime dal supportare il suo ruolo nella lotta serrata a questo maledetto virus dei camici bianchi, che non dobbiamo più lasciare soli a combattere ed ora la nostra parte minima ma essenziale di contributo alla guerra deve essere quella di sottoporci al vaccino. Quanto alle morti improvvise di alcuni soggetti, anche giovani, conseguenti alle somministrazioni vaccinali, non sono né cieco e né sordo: la colpa è certamente delle Istituzioni Centrali! In miei precedenti articoli, ho ricordato che la riforma del Titolo V ha regionalizzato il servizio sanitario, ma nel caso delle vaccinazioni ha delegato tutto al Commissario Straordinario dell’Emergenza COVID19. Ebbene quest’ultimo, in persona del congedato Arcuri, non ha disposto nelle sue tante norme e normucce che vi doveva essere un monitoraggio costante e coordinato con il quadro anamnestico di ciascuno fenotipo.

La medicina di base, la quale risulta oberata di una infinità di adempimenti, dal famoso certificato telematico della malattia del dipendente pubblico, sino alla prescrizione del farmaco da banco, nella fase vaccinale non è stata coadiuvata di personale e di organico per tracciare una schedatura della vita medica di ciascun paziente. Posso citare l’esempio di un ultra settantacinquenne, il quale aveva subito due polmoniti, ma il suo medico curante era andato in pensione e non era in grado di certificare il quadro anamnestico che lo avrebbe indirizzato alle categorie protette. In pratica non esiste un monitoraggio serio e circostanziato della vita medica di ciascun paziente ed a fronte di alcuni eventi sciagurati di morti di insegnanti e\o di membri delle forze dell’ordine si è subito gridato al nesso causale con il vaccino.

Pertanto, le persone sottoponendosi alla vaccinazione hanno questo debito d’onore con la società che li nutre, protegge e ne garantisce la buona salute di fare la loro parte. Parlo da esonerato dal vaccino per motivi di età e di categoria professionale: il legislatore dei precedenti Governi, Conte uno e due, si è dimenticato troppo spesso o forse con sadico compiacimento che il comparto Giustizia è stato da sempre in prima linea con i medici in un settore vitale per la democrazia dei cittadini. Ma questo non mi interessa e non interessa entrare nell’olimpo degli “eroi” voglio solo che venga presto il mio turno e faccio appello al Commissario Straordinario S.E. il Gen. Figliuolo di rivedere la sua posizione intransigente sulle priorità degli operatori produttivi, perché ora come mai prima, con le nuove riaperture in zona gialla, con l’avvio della stagione turistica 2021 è necessario proteggere il soggetto che quotidianamente per ragioni di lavoro, di sostentamento economico di se stesso e della propria famiglia, entra in contatto ravvicinato con una moltitudine di persone. Non credo che potrà argomentarsi uno smart working nel settore turistico, che è il propulsore economico della Italia del post COVID se reddito si vuole conseguire da una fase di depressione e recessione unica nel suo genere storico.

In ultimo, caro Sig. Commissario la prego di battere il pugno duro sulla scrivania dell’Europa, la quale ha fallito nella sua più grande missione di pace del dopo guerra ad oggi: il reperimento di 300 milioni di dosi in pochi mesi per i suoi cittadini. Non mi permetto di profetizzare la “Italyexit”, ma certamente la Regina ci ha fatto “marameo”, perché produce a Pomezia (Rm) i suoi vaccini propedeutici alla immunità di gregge. Proprio la penna sul cappello del Gen. Figliuolo mi garantisce che egli è il difensore delle libere Istituzioni democratiche senza condizionamenti personali e sociali, come fecero i suoi antenati nei due conflitti mondiali, uniti nel segno del rispetto della nostra Grande Nazione, composta di solide famiglie che hanno mostrato l’unione e la forza durante la resilienza ad un’altra subdola minaccia alla vita fisica e morale. Sono state le famiglie le uniche vincenti e\o perdenti nell’emergenza COVID19, che le ha miracolosamente riunificate e drammaticamente frammentate e solo il vaccino a tutti i suoi membri potrà ricompattarla.

* AVVOCATO

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