LE OPINIONI

IL COMMENTO Agosto, il turismo ischitano e le occasioni perse

DI LUIGI DELLA MONICA

Il turismo ischitano al tramonto dell’estate 2020, che sarà ricordata negli annali di storia per l’emergenza COVID19, doveva costituire una occasione di rinascita e rigenerazione. Il Direttore ha scritto un pregevole articolo sulla “mazzamma” e Michelangelo Messina su facebook esprimeva il pensiero compiaciuto del rollio delle valigie sull’asfalto, che accarezzavano le fantasie di pace ritrovata sul finire di agosto, per il controesodo di certa gentaglia maleducata, tipica presenza del suddetto mese estivo. Va detto a chiare lettere che il bilancio consuntivo del periodo è devastante, ma non mi riferisco al fattore economico, ma all’immagine ed al bon ton dell’isola. Posso riportare sia casi visti con i miei occhi, sia vicende apocalittiche riferitemi da persone attendibili, sulla spiaggia ed in mare. I volenterosi ragazzi della protezione civile tentavano di vigilare sul rispetto delle distanze, ma costantemente i trasgressori si inventavano mille uno stratagemmi per spostare i paletti destinati alla infissione degli ombrelloni, per mettere una sedia in più, oppure per posizionare addirittura lettini per la distesa. Purtroppo le Forze dell’Ordine non potevano occuparsi della guardiania della spiaggia, ma io stesso ho visto alle 11.30 del mattino, sulla battigia della spiaggia di Ischia Ponte un uomo ultracinquantenne fumare cannabis, non curante delle altre persone e soprattutto dei bambini.

È proprio vero che Ischia ha avuto una occasione con il “COVID19” quella di non chiedere la carta di identità oppure il casellario giudiziario ai soldi che sventolavano in faccia gli aspiranti affittuari agostani. Il denaro non ha volto, ma solo un colore verde-oro e luccicante: non importa se il prezzo corrispettivo per un solo mese di vacanze sia esoso oppure esorbitante, ma basta udire il dolce monosillabo sì, quale risposta del proponente dell’affitto al locatore e ne segua il fruscio delle banconote: sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. La notte del primo settembre un canale televisivo nazionale ha trasmesso il capolavoro cinematografico “Veleno”, interpretato dal fiore degli attori napoletani contemporanei. La trama del film denuncia la ormai arcinota vergogna mondiale della “Terra dei Fuochi” e narra di due fratelli contadini che si amano e rispettano, ma uno dei due purtroppo subisce un tumore che lo porta alla morte, mentre l’altro si gira dall’altra parte quando viene a conoscenza che nel fondo vicino la stramaledetta camorra sversava rifiuti tossici e bruciava a cielo aperto masserizie ed ogni altra diavoleria. Non bisogna dimenticare che la società civile al tempo, all’alba delle fasi in cui la immonda malavita si arricchiva invitando le imprese del Nord a smaltire illegalmente in Campania, rimase inerte ed inoperosa, non protestò.

Lo stesso fenomeno è accaduto sull’isola d’Ischia nell’agosto 2020: l’aggressione invasiva e pestilenziale della peggiore marmaglia della terraferma è stata accolta da alcuni proprietari e\o operatori turistici terrorizzati dal non vedere più soldi per ilmostruoso “COVID” – per carità io mi inchino di fronte alle vittime mietute da questo virus e lo temo – come una manna dal cielo, mentre i loro vicini si giravano dall’altra parte, oppure come ha asserito il Prof. Borgogna si davano al “pilatismo”. Nel far ciò hanno accettato un rischio, che in diritto si definisce dolo eventuale, vale a dire il pericolo concreto ed attuale che un solo turista mite e d’elite, da protagonista diretto di queste nefandezze compiute dalla peggiore categoria di abitanti oriundi della terraferma, possa riferire alla dott.ssa Dalla Chiesa che ella aveva ragione a sconsigliare Ischia per le vacanze 2020. Gli ischitani, naturalmente solo quelli colpevoli di questo esodo bestiale, pur tuttavia anche quelli che hanno girato la faccia dall’altra parte, si sono assunti la colpa storica di alimentare un mormorio, purtroppo fondato ahimè per questo anno, che l’isola, tranne nella zona di Sant’Angelo, sia un covo di malavitosi in vacanza, una colonia estiva di “Gomorra”. Ma veramente vogliamo ancora prenderci in giro? In nome di un collettivo surplus di guadagni vi è un patto scellerato per cui durante il mese di agosto deve essere tutto tollerato: scippi, rapine, risse, accoltellamenti, insolvenze fraudolente e condotte sconvenienti, ma “lassa fa adda venì baffone”, anzi no settembre. Inoltre, ho assistito a volte in un comportamento molto mellifluo di alcuni operatori isolani che per evitare magari un banale litigio in un negozio qualsiasi per una fila non rispettata, oppure per altro futile motivo, attendevano che i contendenti si scannassero fra di loro, senza prendere posizione per mediare ovvero far rispettare le minime regole civili.

Una digressione analitica mi si consenta sulla vicenda del conto non pagato al ristorante da quindici sconosciuti. Il gesto è sicuramente ripugnante e non può essere tollerato, ma mi domando se i c.d. avventori truffaldini non siano stati tracciati dal titolare con apposita modulistica prevista dai protocolli preventivi anti Covid e con la copia dei documenti di identità. Nel qual caso una pallida speranza di assicurarli alla Giustizia ci sarà, ma, nel caso negativo, ci si è troppo preoccupati di riempire i tavoli senza avere la lungimiranza di comprendere che quest’anno i turisti non abituali di Ischia, dapprima affascinati e\o irretiti dalla Sardegna, oppure dall’Elba o ancora dal Salento, potevano scoprire una delle più belle isole del Mondo, avvolta da una cornice paesaggistica meravigliosa, con mare pulito, perché posso dire che tutte le coste sono state limpide, condita da un cibo gustoso e prelibato, modello di osservanza delle regole, così come il Governatore De Luca ci ha abituati sino al 04 giugno scorso. Altra nota dolente dell’agosto ischitano 2020 una infestazione anarchica e disomogenea di ormeggi selvaggi e portatori soltanto di confusione, in totale mancanza di reddito per le strutture costiere. La meravigliosa Baia di San Pancrazio, meta ambita da tutti i natanti del Golfo, viene offuscata nella sua bellezza paesaggistica da un corpo di fabbrica non ben definito e diroccato dell’ex ristorante, e naturalmente è stata assediata da ancoraggi occasionali da parte di imbarcazioni di tutte le stazze e praticate da gente maleducata. Vi racconto una chicca dell’isola dell’Elba, oppure di Capraia: da qualche hanno stanno sperimentando i campi boa per l’ormeggio delle piccole unità da diporto. Ebbene vi spiego cosa sono i campi boa. La fonte è stata una tesi universitaria della Facoltà di Ingegneria di Firenze – Ing. Lorenzo Rigutini – Rel. Prof. Cappietti-Caporali-Aminti anno acc. 2016-2017 – “Progetto di fattibilità di un campo boe per l’ormeggio di imbarcazioni da diporto sulla costa di Rosignano”. Voglio ricordare ai lettori che questa località è un’area archeologica protetta, del pari della città sommersa di “Aenaria”. La tesi del suddetto ingegnere argomenta, sulla scorta dei campi boe esistenti all’Elba ed alla Capraia, che lo scopo dei campi boa è aumentare l’offerta di posti di ormeggio, pensati come infrastrutture di collegamento tra mare e costa, senza però andare a gravare sulla morfologia costiera con nuove strutture tipo i porti, guardando verso una politica di sviluppo più sostenibile. Un capo boe gestito può avere i sistemi di aiuto ormeggio, di navetta per la discesa a terra, di raccolta della spazzatura, di fornitura acqua e corrente elettrica e financo della linea WI-FI; inoltre vi è la presenza fisica degli addetti che per qualsiasi evenienza possono essere chiamati. Molto spesso i campi boe vengono posizionati in luoghi protetti, dove si vuole evitare che i natanti gettino le ancora rovinando il fondale, quindi possono assumere anche un valore di salvaguarda ambientale, soprattutto in quelle zone dove nei mesi estivi si ha un’alta concentrazione di imbarcazioni. Infatti si può pensare di far comunque usufruire ai natanti di un’area marina protetta da una parte alimentando il settore del turismo, e dall’altra salvaguardando il posto stesso, impedendo alti tipi di ancoraggio se non quello tramite gavitello, che non rovina il fondale.

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A tal proposito, credo che tutti conoscano la presenza della preziosa pianta “Posidonia” sui fondali dell’isola che tanto spesso viene strappata dalle ancore dei diportisti e che godono di tutela ambientale europea Direttiva Habitat All. 1-5 del 2000-codici natura 2000 descritti dalla European Commission nel 1992 e successive modifiche; Convenzione di Barcellona sulle aree protette e biodiversità nel Mediterraneo, Habitat prioritari di Barcellona allegato 1 direttiva 92/43/CEE; 2006/105/CE-allegato 1. Non si tratta di ambientalismo fine a se stesso, ma anche di risorsa gastronomica perché di quella alga si cibano anche alcune specie di pesci del mare ischitano, che la Provvidenza manzoniana ci manda ancora in abbondanza! Tale utopistico progetto infrastrutturale proietterebbe l’isola, agevolata dalla sua invidiabile posizione geografica, in una dimensione turistico ricettiva ecosostenibile ed altamente redditizia, senza prestare il fianco ad esploratori dei mari sgraziati, maleducati ed inquinatori dell’ambiente e della sicurezza. Non dimentichiamo che i campi boa avrebbero dei corridoi di entrata, a fronte dei quali gli scostumati natanti non potrebbero fare gli sbruffoni tagliando la strada alle lance più piccole, rischiando di speronarle o di ribaltarle. Senza contare che a largo potrebbero stazionare i mega yacht, i cui tender, spesso aventi una lunghezza superiore ai 10 mt, potrebbero ancorarsi ai campi boa e finalmente spendere capitali in terraferma isolana. Ricordo ai non addetti ai lavori che un maga yacht in condizioni di meteo serene oppure di vento moderato gode della posizione verticale imperturbata grazie alle eliche c.d. di stabilizzazione, per cui non hanno bisogno di fare ingresso in porto, ma basta loro una rada naturale più o meno riparata.

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Queste sono le occasioni che il turismo ischitano poteva cogliere e potrà farlo in futuro, ma con l’apertura indiscriminata a persone poco raccomandabili nell’agosto 2020 si è dato modo di poter affermare che gentaglia così non si vedeva da circa 30 anni. Il COVID non può costituire una scusa per aver deturpato l’immagine dell’isola, per cui bisogna correre ai ripari: ischitani svegliatevi dal sonno, perché l’unico sonno benefico e che dovrà durare mille e mille anni è quello dell’Epomeo.

* AVVOCATO

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Un commento

  1. Quel che è peggio, è che la gomorraide è più infettiva del covid!
    Gli isolani dovrebbero stare più attenti, tenuto conto che questo tipo di turismo, in alcuni comuni ischitani, ha iniziato a metter piede già da qualche decennio…

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