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LE OPINIONI

IL COMMENTO Autorità e pedagogia di servizio

Nel tentativo di comprendere in che modo è possibile partire per costruire un futuro migliore, dopo aver attraversato una terribile pandemia, per incanto, nella preziosa e caotica biblioteca di casa ci incrociamo con un opuscoletto del nostro profetico maestro di vita, l’indimenticabile zio Libero, dal titolo “In margine ad una pedagogia di servizio”. Possiamo dire che ci conduce alla comprensione che la felice espressione utilizzata per elaborare il suo sentire e pensare, si presenta come il filo di Arianna che traccia il cammino per uscire dal labirinto tetro e oscuro in cui siamo intrappolati e incontrare l’aurora che ci incoraggia a rendere migliore la qualità dell’avventura esistenziale nel suo scorrere. Perché la riteniamo una possibile e concreta strada in tal senso?

Per la condizione in cui si trova ingabbiato e destrutturato nel vissuto quotidiano dentro un Disumanesimo arido e burocratizzato che ha investito tutti gli ambiti della società e le sue istituzioni, dalla politica alla scuola, dalla famiglia ai servizi socio-sanitari, dalla magistratura all’informazione e comunicazione stampata e televisiva, dal tessuto ecclesiale a tanto altro che hanno completamente smarrito lo slancio vitale dello spirito di servizio della misericordia e della solidarietà. Sorge l’urgenza di una formidabile motivazione propedeutica che sblocchi l’acqua stagnante in cui è impantanato l’attuale divenire umano. Tanto da offrire di scorrere fluida e limpida verso il risorgimento dell’umanesimo samaritano. Le possibilità di aprire tante cascate del Niagara che spingono a correre veloci verso un’esistenza più pulita e rinnovata, nel corpo e nell’anima, si possono ritrovare nella pratica della pedagogia di servizio. Nel senso etimologico la parola “pedagogia” deriva dal termine greco che significa “educazione del fanciullo”, per svilupparsi, attraverso la riflessione, a valore universale nel quale l’uomo, nel suo divenire esistenziale, esplica ed espande l’essenza di essere ed agire. E qui si innesca il rapporto intrinseco tra autorità e pedagogia di servizio. Ciò, nell’attuale momento storico, è di vitale importanza. Perché nella convulsione pandemica in cui siamo inoltrati, l’autorevolezza delle istituzioni è scivolata in rischioso pantano in cui può attenderla una perniciosa e pericolosa irrilevanza per il destino futuro della nostra società che ruota, fondamentalmente, sul rivedere il principio di autorità. Si trova, infatti, impantanato dentro forme di strumentalizzazione, di decadenza, incastonato nella visione di un potere che diventa privilegio, tirannia esaurendosi nel sentenzioso, nella caparbietà smarrendo la propria fonte di razionalità, di dialettica costruttiva. D’altra parte, la parola autorità deriva dal verbo latino “augere” (aumentare) per cui attinge il suo valore fondamentale nella promozione universale di ciò che appartiene all’uomo in quanto tale e in ogni aspetto del suo sviluppo, per la sua unità psico-fisica e per inserimento nella comunità. Tende alla realizzazione dell’interscambio solidale. Dove viene curato il criterio di una presunta autorità eccessivamente informativa che conduce alla deriva della saccenteria del politico che sa, del professore che sa, del genitore che sa, del leguleio invasivo in ogni ordine e grado della società che emana verità e anatemi. Si evidenzia che l’essenza dell’autorità si manifesta attraverso l’umiltà del dialogo con sé stessi, con i propri limiti per trovare la tensione, l’elevazione a spingere in alto e accompagnare la vita della collettività. Un esempio più appropriato di ciò,ce lo offre Zio Libero quando parla dell’autorità del Cristo rispetto al popolo. Mentre i farisei o i capi del popolo insegnano in virtù del potere, cadendo nell’imposizione della loro legge, il nazareno trasmette la sua autorevolezza nell’andare incontro al consenso attingendo il valore interiore dell’uomo, libero dalle passioni, dagli istinti, dalle condizioni materiali. Qui, scendendo nelle nostre limitate risorse umane possiamo trovare la strada per uscire dal becero e pernicioso autoritarismo con la costruzione di una nuova pedagogia dell’autorevolezza, il cui ideale educativo e formativo diventi a servizio dell’uomo in quanto uomo, accompagnato dalla disponibilità amorevole e paziente del contadino che sa aspettare il tempo delle fioriture. In tale contesto, l’autorità espelle dal suo seno la tragica e presuntuosa concezione di essere fine a sé stessa e spesso usata con terribili scopi, come la memoria storica ci insegna, per diventare il fine della formazione sul piano della persona e della comunità in cammino verso un comune destino.

Postilla finale: Certamente, visto il caos in cui siamo immersi, ci rendiamo conto che il contenuto delle nostre riflessione appare utopistico ma da credenti nella speranza siamo fiduciosi per il futuro prossimo anche perché l’alternativa conduce a rendere l’esistenza umana un “flatus vocis”.

* FILOSOFO

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