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LE OPINIONI

IL COMMENTO Blackout, psicosi del regresso

Lunedì mattina ero uno dei membri dei circa 800 nuclei familiari colpiti dal blackout elettrico di circa 10 ore, che ha coinvolto parte di San Michele, Cappella, Giambattista Vico, Ischia Ponte. Un incubo, come ha scritto Gaetano Ferrandino, perché – ad un certo punto – alla mancanza di energia elettrica si è aggiunta l’assenza di acqua (e, in mancanza di corrente, non potevi nemmeno attingere dai serbatoi casalinghi di riserva). 10 ore in cui sembrava essere precipitati nell’epoca in cui queste due fonti primarie (acqua e luce) erano pressoché assenti. Fortuna nella sfortuna, è stato che tale blackout è capitato di giorno; fosse stato di sera, avrebbe avuto effetti ancora più pesanti. In quella mattinata di lunedì attendevo un camion di una ditta che mi doveva montare un armadio a ponte.

Prima difficoltà: il varco per salire nel parcheggio del condominio in cui abito, era occupato da un grosso cavo volante, provvisoriamente steso per alimentare, con generatore esterno, una delle tre cabine elettriche andate in tilt. Superato questo ostacolo, temevo che non avrebbero potuto montare l’armadio per mancanza di energia elettrica. Ma qui mi sono reso conto che l’ostacolo veniva facilmente superato, grazie al fatto che ormai gli operai di questi settori fanno tutto con trapani a batteria, avvitatori e svitatori senza filo, per motivi di sicurezza oltre che per praticità e manovrabilità. Allora, il primo pensiero è stato questo: il progresso riserva sorprese; ci può sempre scappare il cigno nero, un guasto di sistemi sofisticati che è sempre difficile da risolvere e comporta ingenti spese per porvi rimedio. Non vi dico il numero di auto che Enel Distribuzione ha dovuto mobilitare, il numero di operai con tutti i dispositivi individuali di sicurezza, i tre generatori, i protettori in plastica e gomma per coprire il cavo di emergenza dal passaggio di auto e camion in corrispondenza dei passi carrai. Però, il piccolo caso degli artigiani che montano un armadio senza l’ausilio della corrente, riscatta il progresso tecnico. C’è sempre uno strumento, un sistema moderno in grado di superare quelle stesse difficoltà create dal collasso di un sistema parimenti moderno. E’ questo che ci fa sperare nel futuro dell’umanità, che non è vero che sia destinata ad un progresso irreversibile, come alcuni ci vogliono far credere, perché nel corso della storia ci sono anche dei ritorni all’indietro. Tuttavia, è vero che la scienza non si arrende, può avere delle battute di arresto, può essere sorpresa da eventi naturali imprevedibili.

Non so – ad esempio – all’atto in cui scrivo, esattamente cosa abbia mandato fuori uso tre cabine Enel. Resta il fatto che, dopo il cavo volante, si è provveduto alla sostituzione delle centraline andate in tilt, per cui tutto dovrebbe rientrare nella norma. Insomma, prima o poi, la tecnologia e la scienza ritrovano la via per andare avanti. Ischia lo ha sperimentato col terremoto del 2017, dove lo Stato e le autorità locali hanno brancolato nel buio (e ancora, per molti aspetti, brancolano) ma c’è stata vitalità e reattività che ha consentito ai Comuni più colpiti di riprendere a vivere. Ischia lo ha dimostrato anche con la pandemia, a fronte della quale, pur con atteggiamenti contrastanti (tra spinte libertarie e freni di paura) complessivamente il sistema commerciale e il comparto turistico hanno saputo resistere e reagire. Naturalmente, questi eventi naturali avversi (che non sono stati del tutto superati ma affrontati con impegno) hanno lasciato, negli isolani, il nervo scoperto dell’incertezza e dell’imprevedibilità della vita. Ecco perché un blackout di 10 ore incute tanta paura e ingenera una psicosi del regresso, la paura di tornare indietro. A questa paura, si aggiunge anche il timore dell’insularità, dell’isolamento, della distanza dalla terraferma.

E per meglio comprendere il meccanismo psicologico che è scattato negli ischitani, in queste 10 ore di passione, ancora una volta dobbiamo evocare la letteratura, capace di prevedere e immaginare scenari che poi si manifestano in futuro. Come per la pandemia, furono evocati libri memorabili che parlavano di “pestilenze”, di “isolamento” di catastrofi globali, così per un collasso dell’energia elettrica e dell’erogazione dell’acqua ci viene alla mente un recente libro di successo di Don DeLillo, scrittore americano di origine italiana (molisana): “The Silence”. Lo scrittore che – ricordiamo – in un altro libro aveva pressoché previsto il disastro delle Torri gemelle dell’11 settembre, immagina che, in una serata del 2022, un blackout globale tecnologico, si fermano computer, tv, telefoni. Ecco che, allora, d’improvviso si scatena una sorta di “pandemia digitale” e il mondo torna ad essere analogico. Gli uomini precipitano in un “Silenzio” che sembra la fine del mondo, anche se si tratta solo di assenza di “rumore”. Rumore inteso come chiacchiericcio, simulacro di pensiero, istantanea di ragionamento. Ad un certo punto, Don DeLillo si chiede:” ma qual è la realtà, quella che si è interrotta all’improvviso col blackout o quella che si è instaurata col “silenzio”?

Vivevamo nel migliore dei mondi possibili o in una bolla artificiale che nulla aveva a che fare con l’umanità?” Dimenticavo di riferire che di fronte al “silenzio” tecnologico, compaiono immancabilmente coloro che gridano al complotto internazionale, al colpo di Stato. Invece, per DeLillo il vero avversario non è un presunto Leviatano ma il “rumore” insensato. Tornando al nostro momentaneo problema (non di “silenzio” ma di “assenza” di acqua e luce) certo non è paragonabile al collasso tecnologico. Tuttavia, se è vero che acqua e luce sono beni primari indispensabili ad una vita quotidiana civile, è altrettanto vero che una riflessione sugli “sprechi” che tutti noi facciamo di questi beni primari, è d’uopo. L’acqua e la luce artificiale, come tanti altri beni, non sono inesauribili; costituiscono beni preziosi che dobbiamo utilizzare con parsimonia. Li apprezziamo di più quando ci mancano che quando ce li abbiamo. Non tutti i blackout vengono per nuocere!

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