IL COMMENTO Bradisismo, dalla natura l’ultimo monito ai Campi Flegrei

La scossa di terremoto del 31 luglio, la più intensa e forte di sempre sul territorio dei Campi Flegrei, ha aperto una voragine enorme. Forse anche più significativa e temibile, di quelle che il movimento tellurico ha provocato sui costoni di montagna. Una sanguinante ferita, più ampia e pericolosa delle crepe che i cittadini di Pozzuoli hanno visto aprirsi sulle pareti delle proprie abitazioni. Un solco non facile da rimarginare, sicuramente più arduo da riparare rispetto a quelli che da qualche giorno appaiono sulle strade e sui marciapiedi della martoriata terra flegrea. Perché quello che si è aperto è un vuoto fatto di paura, incertezza, sfiducia, senso di abbandono. Gli abitanti dei Campi Flegrei hanno avuto forte la percezione, che quello che fino ad oggi rappresentava un terribile spauracchio, adesso è assolutamente la cruda realtà. La soglia di un terremoto di magnitudo 5.0, evocata da Fabio Ciciliano, nell’ambito di una drammatica riunione presso la sede della Protezione Civile, non più tardi di un anno e mezzo fa, non è così lontana. E quelle sue parole “con un terremoto di quinto grado, cadono i palazzi e contiamo i morti”, risuonano nella mente delle persone come colpi di martello, sordi e pesantissimi. Perché è vero che con il bradisismo si deve convivere, in qualche modo. Ed è altrettanto vero che in questi ultimi tre anni, le popolazioni dei Campi Flegrei hanno stretto una sorta di patto con il proprio destino, reagendo in maniera quasi sempre dignitosa e composta. Quando si comincia a fare i conti con il pericolo di vita, però, lo scenario cambia. Ecco perché la scossa 4.7 ha rappresentato una sorta di punto di non ritorno.
I cittadini flegrei sanno che il futuro potrebbe riservare anni di quiete e apparente calma. E’ già accaduto in passato, dopo la recrudescenza del fenomeno a ridosso degli anni ‘80. Sanno però anche che le scosse potrebbero ripetersi, con la stessa intensità e (speriamo mai) anche in maniera superiore. Le manifestazioni di protesta di questi giorni, alcune delle quali estremamente simboliche, come il blocco del porto di Pozzuoli, non sono solo una forma di contestazione nei confronti della politica nazionale. Sono piuttosto un grido disperato, braccia levate al cielo, per invocare sostegno, solidarietà, aiuto immediato. Il tempo delle parole è ormai scaduto. E’ accaduto anche a Ischia, dopo gli eventi calamitosi degli ultimi anni. Non c’è alcuna possibilità di rimandare le scelte, prendere decisioni drastiche, intervenire sul territorio. Il futuro e la vita stessa di centinaia di migliaia di persone, dipendono da una pianificazione di interventi che parta da subito e si sviluppi per i prossimi anni, dalla messa in sicurezza dei palazzi, l’abbattimento degli edifici non più recuperabili e poi l’attuazione dei piani di emergenza, di evacuazione eventuale in casi di calamità più gravi. Il bradisismo non si può fermare, non c’è governo in grado di vincere le forze della natura, inutile fare speculazioni e strumentalizzazioni. Nessuno ha la chiave d’accesso per risolvere in maniera definitiva la questione. Una politica attenta alle esigenze delle popolazioni (che ricordiamolo sono sempre anche elettori), deve essere in grado di unire le forze e stare dalla parte dei cittadini. Anche quando a quegli stessi cittadini va imposto il rispetto delle regole. Dopo la scossa 4.7 hanno fatto il giro del web (e dunque il giro del mondo), immagini agghiaccianti, di massi staccatisi dai costoni e precipitati sulle auto, a due passi da case e palazzi che non avrebbero dovuto mai essere lì. Inutile girarci intorno, speculazione edilizia, abusivismo, loschi affari, pressappochismo, lassismo e mancanza di controlli, sono spesso alla base delle tragedie. Solo una serie di miracolose coincidenze ha evitato che la scossa potesse provocare vittime e feriti più gravi. E se questo fosse accaduto, la colpa sarebbe anche di chi negli anni ha consentito che si costruissero case, palazzi e strade, in zone dove tutto questo era palesemente vietato. Il bradisismo ha lanciato al territorio la sua ultima sfida, prima del disastro. La natura si mostra ancora una volta generosa, rispettosa e amica. Perdere ulteriore tempo, vorrebbe dire rifiutare l’ultima possibilità per poter sopravvivere.
* DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”





