LE OPINIONI

IL COMMENTO Cambiare (e salvare) i borghi isolani

DI ANTIMO PUCA

Creare una nuova cultura concreta del cambiamento, non solo turistico, dei borghi isolani sarà la cellula di un cambiamento sociale diffuso. Sono pochi i sindaci capaci di guardare e ascoltare. Di Ischia bisogna imparare ad amarne ogni sassolino ed apprezzarne la capacità e la comunità. L’isola si sta dotando di filodiffusione, telecamere, Illuminazione pubblica a led con una bella luce bianca invece di quella gialla. Anche se non dichiarato per via delle polemiche sul tema, soluzioni 5G. Senza contare la già costante presenza di cavi elettrici volanti e mal raccolti che attraversano alcune vie. Illuminazione pubblica non coerente e spesso con fari in bella vista invece di essere nascosti. Oltre alle molte antenne sui tetti. Palazzine ne sono piene. Quando ne basterebbe una centralizzata. E, magari, occultata. Siamo sicuri che il bisogno primario sia questo e non occuparsi di chi non trova un lavoro, di chi non è in salute, di chi ha difficoltà, di chi non ha una rete sociale intorno? Un’isola dovrebbe puntare a conservare il proprio aspetto unico e caratteristico per conquistare un pubblico sempre più crescente di visitatori e cittadini temporanei affinché possano trovare quella valida alternativa alla città. Quindi sarebbe meglio eliminare le antenne, eliminare i cavi penzoloni. Occultare, se proprio non se ne può fare a meno, le telecamere. Adottare una segnaletica più in stile. Eliminare le auto dai centri storici e renderli pedonali. L’isola è una meta turistica relegata non solo a questo ruolo. Sarebbe opportuno fare investimenti per accogliere il visitatore e non fargli fare un percorso a ostacoli. La scoperta dello smartworking nei Borghi e della fibra sembra essere la nuova Eldorado. Ma sarebbe il caso di lavorare un po’ di più sulla ricostruzione di Botteghe artigiane aiutandole a sopravvivere. Fermare lo spopolamento e preservare i borghi. Difenderci dalla desertificazione commerciale dei negozi o bar chiusi. Usare bene il suolo, recuperando i beni ambientali che generano servizi ecosistemici. È fondamentale. Questi temi sono della, nella Politica. Troppo spesso disattenta. Molte volte invece attenta e capace di avanguardie. Di rispondere a problemi. Di ascoltare le nostre sfide.

Tanti segnali di attenzione. Altri, purtroppo, di disattenzione. Come quella ancora viva sul tema della fiscalità. Per salvare borghi e negozi serve un fisco peculiare e specifico. Una differenziazione che accorci e riduca le sperequazioni. Lavoriamoci insieme. I Sindaci non sono eroi, ma donne e uomini che trasformano il Paese con le loro comunità. I borghi sono l’anima dell’Isola bella, vivace, moderna. A Casamicciola, Monte Vezzi e nelle zone dei crateri e dei terremoti i borghi devono risorgere, ripensati. Ma al loro posto. Serve una nuova consapevolezza culturale. L’Epomeo, il Creataio, le montagne non sono il residuo di un Paese dove il fulcro di tutto sono le confuse e spersonalizzanti aree urbane. Il futuro sta in un nuovo, autentico, vivo e riconoscente legame tra aree rurali, montane e interne, con le aree urbane, le zone costiere, le spiagge, il mare, i lidi.
Senza un nuovo patto, i borghi e i Comuni con le piazze e i negozi sulle piazze muoiono. Cadono. Sono dimenticati. I borghi vivono di feste e dovrebbero puntare alla ricerca di un rigore storico. Spesso la principale risorsa di un borgo viene guastata proprio dal borgo stesso. E’ come camminare sulle puntine volutamente. Per seguire le norme, la burocrazia, lo standard, i sindaci si stanno perdendo il motivo per cui si viene eletti: occuparsi della comunità, fare progetti uniti. Pensare come un corpo solo. La società dei consumi resiste perché alimenta l’ego di ognuno di noi. Bisognerebbe fare più progetti che sviluppino tutti quei concetti tanto cari alle Aziende che tanto ammiriamo: team building, lavoro di squadra; team working; esercitare la leadership. Fare ascolto attivo, analisi dei bisogni e individuazione delle soluzioni sociali; benessere del team fisico e mentale. Le comunità può essere un grandissimo punto di forza per i Comuni se unite. Se ascoltate. Se si pensa alle realtà commerciali e alla loro sopravvivenza. Alla sostenibilità.
Approfondendo il tema dell’economia circolare locale, sarebbe importante creare i presupposti per fare si che le persone si sentano unite e possano realizzare progetti. Il Governo e la Politica tutta dovrebbero guardare con attenzione ai borghi e alle botteghe multifunzionali da creare. Puntando sulla lotta al consumo di suolo. Dunque alla produzione di cibo buono, pulito e giusto. Oltre che alla loro difesa. Coinvolgendo in modo nuovo i privati e le associazioni datoriali. Puntando sul recupero architettonico che permette di insediare nuove imprese agricole, artigianali, turistiche. Oltre che avanzate aziende per esempio legate all’innovazione tecnologica. I borghi sono luoghi dai quali “telelavorare”. Abbiamo bisogno di superare il gravissimo divario digitale. I sindaci dovrebbero sottoscrivere un PROTOCOLLO DI INTESA che miri al benessere delle comunità sia sociale, economico, di salute e di istruzione. Un protocollo che possa riportare quell’equilibrio sociale e quella unità che non abbiamo mai avuto.
I borghi sono essenza e luogo. Villaggio e Comunità. Di tutti, di ciascuno.

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