LE OPINIONI

IL COMMENTO Campi boe next generation

DI LUIGI DELLA MONICA

Questo argomento è stato già trattato dal sottoscritto l’anno scorso, con particolare riguardo al sovraffollamento agostano del diporto selvaggio, ma a mio sommesso avviso merita l’attenzione dopo il tragico evento nelle acque di Posillipo. Nella foto da me scattata il medio natante, credo circa 20 metri, ormeggiava lunedì scorso sulla prateria di posidonia a circa 50 metri dal pontile di Piazzale delle Alghe e certamente nella illegalità da tassa di stazionamento e di soggiorno dei suoi occupanti. Una trasmissione approfondita ed animata sull’argomento dei campi boa, qualche settimana fa, è stata mandata in onda da Teleischia che interpellava gli autorevoli ospiti sulla tempistica e sullo stato progettuale operativo. Si è appreso che il traffico marittimo all’esterno delle coste isolane è stato paragonato in proporzione come secondo solo ad Hong Kong, per cui l’argomento dei campi boa è stato considerato come urgente e pregnante degli interessi economico-sociali della comunità isolana. Peccato però che i cittadini siano abbastanza confusi nel processo formativo dell’opinione pubblica. Purtroppo molti fra i pensatori, siano essi amministratori pubblici o elettori, hanno viaggiato poco ed il Golfo del Leone, oppure la Corsica per loro è soltanto un Mondo distante anni luce, anche se basterebbe una piccola trasferta all’Elba.

Il solito problema che si ingenera nella fruizione del mare da parte di alcuni isolani, che poi si offendono se paragonati ai procidani indicandosi solo questi ultimi come “padroni” del mare: le criticità della vita isolana non si autodeterminano e risolvono soltanto ad Ischia e per Ischia, ma bisogna esplorare altri luoghi per prendere spunto a risolvere questioni ataviche o di recente verificazione nel nostro territorio. Nella visione dell’isolano medio, il campo boa è uno specchio d’acqua demaniale che viene concesso a cooperative di barche, che impongono un canone minimo ed inderogabile di 120 giorni ai diportisti, i quali ormeggiano in prossimità di un corpo morto immerso alla fonda. Un concetto tecnico operativo ormai obsoleto e diseconomico. Eppure è possibile, anziché creare piattaforme petrolifere, installare piattaforme attrezzate in mezzo al mare, anche distanti un miglio dalla costa, dove godere del turismo nautico in piena sicurezza e divertimento e con indotti economici elevatissimi. Non dimentichiamo che gli Emirati Arabi hanno creato isole artificiali, ma senza voler imitare, chi imita a sua volta le bellezze altrui, potremmo con il premio della fortuna agli audaci realizzare vere e proprie isole galleggianti formate da pontili attrezzati ed ancorati in sicurezza con le più avanzate tecnologie, per ospitare tutti i diportisti in transito nell’isola.

Il diportismo non deve essere soltanto portuale, per cui ben venga la riapertura dello scalo di Lacco Ameno, ma anche immerso nel blu delle nostre acque, senza per questo essere troppo vicini alle coste, oppure scendere a terra inevitabilmente. In questo modo, nessuno dei passeggeri dei natanti potrebbe incorrere in pericoli durante la balneazione, le cooperative di barche destinate agli odierni arcaici campi boe potrebbero aumentare di soci e di reddito per le attività recettive rivierasche: vi immaginate non solo il trasporto a terra per mangiare il ristorante, ma un vero e proprio “Just eat” in mezzo al mare, oppure somministrazione di tabacchi pregiati, di vini ricercati, di gioielli o altri preziosi, oppure dei veri e propri defilè di alta moda isolana su queste piattaforme attrezzate da acqua potabile, sanitaria, energia elettrica e wi-fi. Piccole isole annesse alla “insula major”. Tutto questo determinerebbe, una volta individuate le aree geomorfologicamente idonee ed effettuati gli studi meteorologici del caso, che vi sarebbero corridoi di transito dedicati e riservati unicamente alle cooperative di servizio barca dalla piattaforma all’approdo costiero, alla balneazione ed agli sport acquatici in piena sicurezza, ma soprattutto si armonizzerebbe la tutela dell’ambiente con l’aumento esponenziale del reddito sul territorio insulare. Oggi cosa accade, a parte l’ancoraggio selvaggio, vi è l’accosto selvaggio senza comunicarlo alla Capitaneria e senza la riscossione di tasse di sbarco, oltre che di soggiorno: badino bene il lettori non sono un fautore delle tasse, ma certamente un ecosistema marino che viene aggredito in tal guisa durante il quadrimestre estivo non può subire e non riscuotere contributi dai suoi fruitori, allorquando si deve prevenire l’inquinamento, la repressione delle infrazioni al codice della navigazione, ovvero infortuni a mare di estrema gravità come addirittura la morte. Ripetere giova alla salute: l’anno scorso si è parlato di gare fra motoscafi potenti, al largo di Ischia, affidati alla conduzione dei bambini. Se vengono installate piattaforme attrezzate al diporto ed emessi divieti assoluti di transito e\o ormeggio dei natanti al di fuori delle zone monitorate dalle Autorità, si impediscono alla radice molte criticità come evidenziate nella citata trasmissione di Teleischia; si evitano sterili polemiche sul chi deve agire o chi deve progettare.

Siamo pieni zeppi di enti pubblici e privati preposti alla tutela ed allo sfruttamento ecosostenibile del mare, ma è mai possibile che nessuno rischi in proprio, ci metta la faccia per ispirare la comunità a migliorarsi? Ecco che impera il vizio capitale di alcuni isolani della invidia e della gelosia per il fatto che qualcuno abbia avuto un’idea migliore della sua, oppure che si sia distinto dal torpore sociale, che non è stato nemmeno scosso dall’immancabile astensionismo dell’ultima tornata elettorale, per cui una iniziativa innovativa se proveniente dalle teste noi dei soliti soggetti preposti a pensare, catalogati dalla comunità come i potenti ed autoritari del fare, viene affossata o non recepita. Diceva un tale che la democrazia è partecipazione, ma sull’isola è delega in bianco a pensare al posto nostro, senza minimamente collaborare con i nostri amministratori pubblici nel suggerire migliorie, colti dal terrore di essere o additati dagli altri come pazzi, oppure come filantropi di una politica malata, che comunque non risolverà nulla. La invidia e la gelosia verso gli ideatori di progetti si trasforma in diffidenza verso chi elabora soluzioni alternative e progressiste, ma intanto ci arrovella l’animo che questo o quello dei sindaci non sono bravi, non sono validi… sono incapaci … imputando loro la colpa di un mancato cambiamento che in primo luogo deve avvenire nelle coscienze degli stessi cittadini.

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Posso testimoniare che ormai nessuno ha una medicina ripartiva del disastro del parcheggio della “Siena”, rispetto a cui un abitante di Ischia Ponte mi raccontava che a sua volta aveva saputo che una filiera di viti estirpata dall’area era addirittura risalente a 2000 anni fa, ma posso testimoniare che la comunità di Ischia Ponte era divisa, spaccata fra i favorevoli ed i contrari, ma nessuno riusciva a presentare una idea alternativa, per le motivazioni che ho esposto sopra. Ecco che ci approssimiamo a sopravvivere per un’altra stagione, fiduciosi che quel poco di spiccioli portati a carriola dai soliti trolley dei turisti di prossimità campani, scostumati, kitch e criminali potranno pagare le case affittate a nero per due mesi centrali, i conti salati di alcuni ristoranti che hanno aumentato del 40% il listino prezzi, l’ormeggio o il transito selvaggio in mezzo al mare; intanto, si moltiplicano i negozietti cinesi per le strade centrali dell’isola e gli esercizi di lusso fanno fatica a resistere. Bisogna partecipare alla vita pubblica, non sedersi nell’ozio letterario dell’inverno isolano e pontificare sul nulla: Ischia ha bisogno di una nuova era “Rizzoli” e la rivoluzione comincia sempre dal mare.

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* AVVOCATO

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