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LE OPINIONI

IL COMMENTO Capri, Procida, Ischia: arcipelago (solo) geografico

Ci capita spesso di mettere a confronto le tre isole campane: Ischia, Procida e Capri. Qualcuno cerca di creare un più stretto collegamento tra di esse. Ovvio che lo faccia, ad esempio, un imprenditore del mare come Salvatore Lauro, che è interessato a tutto l’arcipelago campano. Io guardo la questione da un’angolazione diversa. Distinguo l’arcipelago campano (che resta un mero aggregato geografico-insulare) dall’arcipelago flegreo (Ischia,Procida e l’isolotto di Vivara) che è invece un aggregato vero su basi storiche, geologiche, commerciali, strettamente collegato alla terraferma dell’area flegrea (in testa Pozzuoli). Dimostrazione ne è la circostanza riportata – su Facebook – da Benedetto Valentino, che secondo Buchner e Ritmann, nel paleolitico, Capri era ancora collegata alla penisola sorrentina, mentre Ischia non era forse nemmeno ancora nata.

Dimostrazione ne è che, secondo Ridgway (L’Alba della Magna Grecia) il toponimo “Pitekoussai” non significa né “isola delle scimmie” né “isola dei vasi” ma è – piuttosto – un toponimo indigeno preistorico riferito all’arcipelago flegreo (Ischia, Procida e Vivara). Vivara era un promontorio attaccato a Procida; ricorderemo che fin dal 2015 le ricerche dell’archeologo Massimiliano Marazzi, dell’Università Suor Orsola Benincasa, contribuirono a ricostruire in 3D l’insediamento che nel XVII secolo era sorto sull’isolotto di Vivara e che, per fenomeni di subsidenza, nel corso dei secoli, l’isolotto è sprofondato di una quindicina di metri. E, molto probabilmente, Procida e Vivara, in una certa epoca, erano collegate a Ischia. Il porticciolo di Vivara era un ottimo porto di transito per scambi commerciali, come lo fu Aenaria. Plinio il vecchio descrisse molto bene, in Storia Naturale, questo fenomeno compensativo della Natura, per cui da un lato emergono nuove terre, per arretramento del mare o fenomeni vulcanici, dall’altro vengono sommerse altre terre (ricorderete la storia del porto d’Ischia). C’è un bellissimo libro, scritto da un caprese, “ Intorno all’isola” di Riccardo Esposito, che ci spiega tutto quello che c’è da sapere sulle isole, nelle loro caratteristiche, la loro origine, la loro fine. Ci ricorda, ad esempio, che i Greci distinguevano le isole in “prosgheioi” (più vicine alla terraferma) e “ pelaghioi” (più al largo) e ci parla di “nesomachia”, che significa “ battaglia tra le isole”. Questo per avvalorare l’idea che non basta essere raggruppate geograficamente, bisogna considerare l’origine, la storia, i mutamenti, le rivalità, per definire un gruppo di isole “arcipelago” vero. E, ribadisco, va fatta una netta distinzione tra arcipelago flegreo e arcipelago campano. Capri è una cosa; Ischia, Procida, Vivara e area flegrea sono tutt’altra cosa. E questo serve a spiegare perché i comportamenti, oggi, sono diversi. Spesso commettiamo l’errore di ritenere Capri e i capresi sempre e comunque meglio di noi: dal turismo alla comunicazione sui media.

Ma vediamo come stanno effettivamente le cose. Capri è gelosa della sua diversità e, non a caso, i due Comuni capresi hanno – nei giorni scorsi – scritto al Ministro Speranza che loro non vogliono rientrare nella “zona rossa”, in quanto hanno dei dati epidemiologici e di decessi notevolmente migliori rispetto a tutto il contesto campano ( isole comprese). Badate bene, mentre alcuni ischitani, tra cui Vito Iacono, proponevano al Governo di tener conto della diversità delle isole e quindi approvare una deroga al divieto di transito da Comune a Comune (quindi anche nell’interesse di Capri); l’isola azzurra, ancora una volta, pensa a se stessa. Capri registra, come Ischia, un’alta incidentalità delle morti stradali e il giornale caprese L’Isolano ha organizzato una campagna di educazione stradale per i ragazzi tra i 12 e i 18 anni, soprattutto nelle scuole, ma non mi risulta che abbia tentato di coinvolgere Ischia e Procida in una battaglia comune sacrosanta. Anche se storia e geologia dividono Ischia e Procida da Capri, ciò non toglie che si potrebbe portare avanti congiuntamente alcune battaglie: oltre a quella dei trasporti marittimi, anche quella della sede giudiziaria e delle strutture e dell’assistenza sanitaria : si pensi, per esempio, al problema delle idroambulanze o alla necessità di far approvare una deroga – per le isole minori – ai parametri che portano all’istituzione o soppressione di posti letto o di reparti specialistici e ambulatoriali ospedalieri. Beh, certo, noi di Ischia non abbiamo molti titoli per reclamare un maggior raccordo tra le isole, dal momento che non siamo nemmeno coesi all’interno dell’isola: 6 Comuni, ognuno dei quali va per i fatti suoi, nonostante le ripetute dichiarazioni di perfetto accordo. A meno che per “ perfetto accordo” non s’intenda il continuo scambio di favori e clientele tra amministratori dei diversi comuni o la nomina di rappresentanti in organismi intercomunali (ultimo il Regno di Nettuno).

Dicevamo che Ischia e Procida sono molto più vicine tra di loro che non con Capri, ma ciò non vuole dire che si muovono con la stessa velocità e che stanno entrambe al passo coi tempi. Al riguardo, ho voluto seguire, venerdì scorso, su Teleischia, lo svolgimento del Consiglio comunale di Procida ed ero curioso di vedere se la spaccatura, registratasi nella campagna elettorale, generasse una persistenza degli attriti. Onestamente ho visto un Consiglio (in presenza) responsabile, con proposte e controproposte che non mi hanno dato l’impressione del pregiudizio. E questo non mi pare si verifichi nei Consigli comunali dell’isola d’Ischia. Seconda osservazione: si parlava di programmi in prospettiva 2030! E di questo a Ischia se ne parla men che meno. Faccio un solo esempio: a proposito della selezione di Procida tra le 10 finaliste per Capitale della Cultura 2022, tutti (maggioranza e minoranza) sono stati d’accordo sull’importanza del progetto e del probabile grande ritorno di immagine, ai fini turistici ed economici. Che cosa ha obiettato il consigliere Muro per la minoranza? Soltanto che sarebbe riduttivo puntare solo su un fatto mediatico, senza che – nel frattempo – si realizzi qualche opera, infrastruttura, che poi rimanga sul territorio. Altrimenti si rischia – è la tesi della minoranza – uno: di non vincere e di veder svanire ogni ritorno pubblicitario; due, anche nell’ipotesi che Procida risulti prima, l’effetto mediatico, alla lunga, si spegne e tutto ritorna come prima. Mi sembra un ragionamento sensato. Ma l’Amministrazione ha, da parte sua, il grande merito dell’idea, di aver scelto la persona giusta per coordinare il progetto ( Agostino Riitano che aveva brillato con Matera capitale) e per l’affermazione del Sindaco Dino Ambrosino: “ Siamo orgogliosi perché con questa candidatura Procida prova a rappresentare le piccole isole e l’intera area flegrea”. Il project manager Riitano, da parte sua, ha sottolineato il fil rouge del progetto, basato su cultura, arte, ambiente e sul recupero del “ silenzio” e della “ lentezza” per un modello alternativo alla vita e al turismo caotico ed invasivo. Quando è che Ischia si deciderà a diventare isola compatta e a prendersi il ruolo che le spetta, di “capofila” dell’arcipelago flegreo, di “dialogante” nell’arcipelago campano, di “ trainante” tra le isole minori, di cui ha anche la presidenza dell’associazione con Francesco Del Deo?

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