LE OPINIONI

IL COMMENTO Casamicciola: e se ripartissimo dalle terme?

Quattro marzo 1881. Ventotto luglio 1883. Dieci novembre 2009. Ventuno agosto 2017: tre terremoti e un’alluvione per Casamicciola,  dal 1956 Terme, in omaggio alle acque che dai romani in poi avevano curato gladiatori, regnanti, gente normale e quanti poi sarebbero stati chiamati turisti. Nei magnifici  anni Settanta la cittadina contava 17 stabilimenti termali. Erano quelli i i tempi d’oro della prevenzione e del turismo termale assistito, quando una prescrizione di terapia termale aveva valore di contante spendibile anche in commesse interne all’albergo purché con terme annesse. Poi il  declino, lento e inesorabile,  degli stabilimenti in favore degli alberghi con terme annesse e con convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.

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Oggi di quei 17 stabilimenti ne resta uno.  Gli altri sono via via spariti o  ingurgitati in  strutture ricettive non colpevoli della circostanza di appartenere ad un territorio dove l’offerta non  riusciva più a rincorrere la domanda, ignare del fatto che la crisi si sarebbe abbattuta  ancor più selvaggiamente in una Casamicciola Terme dove le terme non c’erano più, nonostante tentativi di bravi operatori trucidati sotto i colpi di una  cementificazione ingorda, illogica, autolesionista.  Questo molto prima  del 21 agosto del 2017. Ma è da  questa data  che si fa veramente fatica a capire da dove ripartire. Lo shock è ancora vivo e il boato rimbomba nelle menti dei cittadini e degli imprenditori che rincorrono disordinatamente un contributo che  prima o poi arriverà.  Ma dopo? Quando la ricostruzione sarà ultimata, quando – e se – ci sarà la delocalizzazione del non più ricostruibile, in che modo si darà fiato al tessuto produttivo? Il problema è serio e non investe solo Casamicciola ma l’isola che,  a fronte di bellezze straordinarie, ha un tessuto connettivo martoriato da un traffico che conta oltre 57.000 veicoli dei soli residenti e dove non sono bastati tre terremoti e un’alluvione a far riflettere sul fatto che il cemento non paga. Ne sono una prova vivente i cervelli dei nostri figli costretti alla fuga in terre lontane, come i loro bisnonni. E in  questa situazione c’è ancora chi crede che rincorrere ulteriori strumenti di legittimazione  di nuovi e antichi abusi e nuova cementificazione sia la soluzione.

Ma  se la nostra isola  crede davvero quello cha va dicendo nei convegni e cioè che l’economia del turismo sia la  risposta alla crisi e che l’acqua termale il combustibile del motore della crescita; allora  è necessario che  Casamicciola e Ischia ripartano dalle acque per tornare ad essere quello che erano: stazioni termali tra le più importanti in Europa e con un po’ di patriottismo, nel mondo. L’occasione potrebbe essere proprio la ricostruzione a Casamicciolauesta sfortunata località QQQ, a partire dal suo gioiello: il Pio Monte della Misericordia. Il dibattito sul Pio Monte è un grande classico, buono per tutti i consessi. Nel tempo ogni architetto che si rispetti  si è esibito nel suo bravo progetto dando vita all’idea meravigliosa di ridare vita a quello che ospitò il primo esperimento di turismo termale della storia europea, forse del mondo, come ci racconta magistralmente Paul Buchner. L’ultima idea in ordine di tempo fa capo ad un accordo siglato qualche giorno fa  e che rispolvera  il progetto di un albergo e parcheggi interrati di 10 anni or sono,  quando, come tutti sanno,  le prospettive di sviluppo dell’isola  erano molto più ambiziose e la crisi  non contemplata dalla letteratura. Il progetto sarà adeguato alla nuova stringente congiuntura, naturalmente. Così come siamo certi che il buon senso illuminerà le menti dei governanti.

A cominciare  dal  fatto che, in un’isola dove circa la metà degli alberghi è in vendita, non è esattamente necessario crearne dei nuovi tra l’altro in un edificio nato come stabilimento termale e in un momento nel quale il termalismo a differenza del ricettivo, è l’unico segmento in crescita costante. Si pensi alle SPA realizzate anche nelle periferie d’Italia, d’Europa, forse del mondo. Soprattutto in omaggio ai suoi illustri trascorsi, il Pio Monte, (Casamicciola Terme e Ischia), merita una riflessione attenta. E così come l’organizzazione del Pio Monte, dopo i primi esperimenti di termalismo sociale, creò il più grande stabilimento termale della Campania, così ora dovremmo pensare ad un qualcosa che rappresenti un motore di economia sostenibile in grado di far rinascere Casamicciola e l’isola a partire dalle acque termali, con un progetto coraggioso, come coraggiosi furono i monaci del Pio Monte che nel Seicento inventarono i viaggi di termalismo sociale a beneficio dei poveri vergognosi. Coraggioso come quello degli gli imprenditori  che nel Novecento hanno creato ad Ischia strutture termali di grande pregio. Sprezzanti del pericolo come la tenacia dei casamicciolesi impegnati a risorgere dalle ceneri del 21 agosto. 

E il coraggio sta nel creare il nuovo, partendo dalla storia, dal magnifico edificio del Pio Monte che potrebbe diventare il più grande centro termale indoor d’Europa, forse, ma neanche tanto, del mondo. Il parco sarebbe un formidabile attrattore in grado di garantire occupazione per tutte le attività ricettive dell’isola per l’intero anno, e indotto per le restanti attività produttive. Un progetto delicato questo, da affidare con concorsi internazionali  di progettazione ad archistar in grado di riassumere nell’intervento il meglio della filosofia  e della storia termale del nostro paese. Il supporto economico potrebbe essere offerto dall’Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’Impresa S.p.A. Invitalia: braccio operativo/finanziario del Ministero dello Sviluppo Economico e da poco firmataria della convenzione con il Commissariato per la Ricostruzione dei Comuni terremotati dell’isola d’Ischia a cui è stata dato l’incarico di gestire la parte tecnico-finanziaria della ricostruzione e il rilancio delle attività economiche danneggiate dal sisma nonché la ridefinizione dello sviluppo derivante dagli interventi a favore delle imprese. Certo ci vuole coraggio a pensare in grande, ma la soluzione diceva il buon Pascal, a volte l’abbiamo davanti agli occhi e non la vediamo. Questo però accade ad Ischia, in Europa  e forse nel mondo.

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