LE OPINIONI

IL COMMENTO Coppa America, un evento per lo sviluppo?

DI GIUSEPPE LUONGO

Abbiamo appreso attraverso l’intervista su Il Golfo all’Assessore del Comune di Napoli con delega all’America’s Cup, Carlo Puca, le opportunità che la straordinaria manifestazione apre non solo alla città di Napoli, ma anche all’isola di Ischia. Puca è un abile giornalista con una carica di empatia elevata. La sua nomina è un chiaro segnale della scelta dell’amministrazione della città di Napoli di dare pubblicità all’evento nelle aree ad elevato potenziale turistico per rilevarne le opportunità,in seguito all’elevato flusso di turisti attesi per seguire l’evento. Dalla intervista non emerge la descrizione di un piano per l’Isola se non considerazioni generiche sull’accoglienza. Sarebbe stato interessante sentire dall’Assessore Puca quali fossero le sue idee per l’utilizzo di questa occasione straordinaria. Possiamo immaginare che due possano essere gli obiettivi in alternativa: l’uno prepararsi ad un flusso di turisti eccezionale solo attrezzandosi per il numero senza cambiare la filosofia della struttura dell’accoglienza; l’altra utilizzare l’occasione che offre la Coppa America per trasformare l’immagine dell’Isola in un sito turistico all’avanguardia conservando la sua immagine grazie alla storia civile che affonda la sua origine a 2800 anni fa, quando vi sbarcarono i coloni dall’Eubea, all’alba della Magna Grecia, e quella naturale, quindi modernità nella natura. Sono sorpreso di questa idea di governo del territorio che attraversa la politica per lo sviluppo e il progresso. Infatti, si attenderebbe una manifestazione sportiva perché possa aversi una spinta al progresso, allo sviluppo, allo stesso modo di un affare in seguito alla realizzazione di un attrattore transeunte. Non si tratta, infatti, come si afferma nelle sedi di governo locale e regionale, che la Coppa America sarà “il primo grande evento internazionale di questa portata che si svolge nel Sud Italia”. Ricordiamo che nel Golfo di Napoli la più grande manifestazione velica si è svolta per le Olimpiadi di Roma nel 1960, quando gareggiarono tutte le classi previste in quell’Olimpiade. In quell’occasione i Circoli Nautici Napoletani da Santa Lucia a Posillipo furono le sedi degli equipaggi e delle barche di regata. Quella manifestazione suggellò lo sviluppo del Paese nel contesto mondiale e non fu lo strumento per la transizione ad una nuova realtà. Solo i disastri naturali spesso, ma non sempre, nel nostro Paese sono stati punti di svolta storica. Le tracce, anche vistose, del cambiamento dopo un disastro sono registrate in molte città, divenute monumenti per quelle tracce.

Registriamo che la Coppa America non si svolgerà in un luogo già recuperato dalla crisi dell’industria siderurgica a funzioni della città condivise, dopo anni di confronti tra piani diversi, e capace di ospitare l’evento. Il percorso scelto, invece, è opposto, infatti il progetto iniziale, che avrebbe dovuto recuperare il territorio secondo la filosofia dell’economia verde, procedendo innanzitutto al disinquinamento dei suoli e del fondo marino, è accantonato per procedere alla realizzazione delle strutture per ospitare le imbarcazioni della coppa America. Così la città cambia il suo progetto per ospitare l’evento, scelta sostenuta dai promotori per la capacità della manifestazione ad attrarre i turisti. Non stiamo qui ora ad elencare le proteste per questa scelta e le giustificazioni di chi governa la città e le forze politiche e sociali che sostengono la scelta. Manca una visione di città futura; al più il progetto della parte della città maggiormente investita dal cambiamento per ospitare la manifestazione velica è quello di altri luoghi con storie diverse e cultura diversa, si procede così per omologarsi a un modello che solo per la parte “velica” può funzionare in quanto a Napoli esiste un campo di regata tra i più interessanti al mondo, provato anche con le regate delle Olimpiadi di Roma del 1960, per le condizioni meteomarine e per la morfologia del Golfo, ma manca la città. Infatti, se guardiamo al modello Valencia, come è stato proposto dall’Ordine degli Architetti, bisogna ricordare che la Coppa America allora (2007) seguiva l’evoluzione urbanistica della città che divenne l’attrattore per la scelta del campo di gara, e non era l’elemento condizionante il suo sviluppo, come si rileva per Napoli. I centri turistici omologati rendono noioso il tempo libero. Forse questa è la causa della loro crisi che appare all’orizzonte, mentre sono ancora molto vivaci quelli che non hanno scelto la trasformazione, pur utilizzando i servizi più moderni.

L’Assessore al Turismo della Regione in una intervista a Il Golfo ha ribadito che la Coppa America è una vetrina internazionale senza precedenti e propone per Ischia che si punti ad un turismo enogastronomico e a quello termale. L’idea non può considerarsi del tutto nuova, Quest’ultima risorsa potrebbe essere la chiave di volta per attivare la sua destagionalizzazione per una permanenza più lunga nell’Isola. Non intendo contrastare le idee dell’Assessore, ma mi permetto di segnalare la necessità di avere condizioni nella mobilità e nell’ospitalità che al momento sono carenti. Esiste la risorsa, è abbondante e di qualità elevata ed ha anche una storia generosa che è nota. Tutti elementi per un successo nell’iniziativa. Ma come si ricordava è necessario intervenire in profondità per la parte servizi. Le Terme richiamano altri progetti oltre i trasporti, come la qualità dell’ambiente e gli attrattori di una città termale per trascorre il tempo in un ambiente accogliente. Il settore è in evidente crisi, dovuta in buona parte al cambiamento dei costumi e al ritardo nell’arginarlo. Si è lasciato scorrere il tempo fidandosi della fama del termalismo dell’Isola, nel mentre la domanda cambiava e cambiavano gli utenti; da un termalismo finalizzato alla salute pubblica si faceva strada un termalismo del benessere per i “salutisti”. I clienti non sono più soggetti malati come al tempo di Iasolino nel Seicento e fino al Novecento. Oggi il termalismo conserva la sua componente originaria ma si sviluppa per rispondere a una domanda del tempo libero, che si accompagna all’attività turistica.

La transizione del settore del termalismo da una crisi incipiente verso un rinnovato sviluppo può avvenire in seguito ad un profondo cambiamento dell’organizzazione del settore dell’accoglienza, informando il pubblico sulla nuova opportunità per un turista che sceglie l’Isola per le vacanze e per il tempo libero. Occorrerebbe una seria campagna sul termalismo dell’Isola, partendo dalla scelta della realizzazione di un Parco delle acque termali e di uno studio moderno delle sorgenti: loro localizzazione, composizione, temperature, genesi, portata, storia. Lo studio andrebbe diffuso con una pubblicazione e la presentazione in un Convegno. Questo è il progetto, realizzato dall’amministrazione regionale. che può interessare il gestore privato.

Ads

Ads

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio