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LE OPINIONI

IL COMMENTO Cosa salveremo dallo sfascio

Mario Draghi, neo presidente del Consiglio, in Senato ha detto che quando si incomincerà a lavorare per consentire all’Italia di rimettersi finalmente in moto (e col piede con l’acceleratore, possibilmente) non tutto quanto rientra nel cosiddetto sfascio del paese si potrà salvare. E allora un dubbio mi assale, anzi mi inquieta: non vorrei che l’isola d’Ischia per i disastri combinati negli ultimi 30 anni da una classe politica/amministrativa, imprenditori e da cittadini incoscienti sarà annoverata tra le cose non salvabili. Il che, manco a dirlo, sarebbe una iattura. Come poteva e doveva cambiare Ischia è stato oggetto di molti dei miei articoli pubblicati durante questi trent’anni. Eppure nonostante appelli, dibattiti e proposte, mai che qualche amministratore comunale abbia sentita la necessità di una interlocuzione di alcuna natura. Qualche volta, come sulle ordinanze per il divieto di importazione e divieto di uso dei saponi biodegradabili al 100%, i Sindaci hanno emesso le ordinanze ma non le hanno mai fatte rispettare.

Eppure partendo dall’idea di non inquinare da terra il nostro mare era facilmente intuibile che avremmo potuto evitare la costruzione dei depuratori e mettere quelle centinaia di milioni di euro necessari in altre infrastrutture e servizi necessari per l’isola. E invece niente. E non è tutto: che dire del recupero dei terreni incolti e della razionalizzazione del territorio? Oppure della mobilità sull’isola al posto delle sessantamila auto che hanno creato un vero e proprio letto di lamiere? Oggi non ci resta che pensare a come uscire da questa brutta situazione nella quale ci siamo cacciati in maniera masochistica.

Nei periodi di opulenza il Comune di Ischia non ha voluto riscuotere, forse per clientelismo, le tasse comunali e immagino che questo modus agendi sia stato clonato anche dagli altri Comuni isolani. Le banche hanno prestato sull’isola circa un miliardo di euro e già il 40% non é riscuotibile per cui molte attività passeranno al vaglio dei recuperatori di debiti. Con la pandemia la situazione peggiorerà perché molte aziende non in regola con tasse e condoni non potranno accedere ai benefici governativi. E allora che fare? Non ci resta che provare a impiantare un contenzioso abbastanza forte con lo Stato centrale che ha permesso, non facendo applicare le leggi in maniera rigorosa, di far arrivare l’isola nelle condizioni in cui versa attualmente. Insomma, chi ha interesse si dia una mossa e si svegli quanto prima. Credo che in molti, mi sia consentita la punzecchiature, hanno dormito per troppo tempo con la “zizzinella” in bocca.

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