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LE OPINIONI

IL COMMENTO Cosa vuol dire solidarietà per Ischia

di Marco Martone

L’Annus horribilis per l’isola d’Ischia si sta per completare. Il Natale ormai imminente arriva al culmine di oltre 10 mesi (l’emergenza pandemica scoppiò nel febbraio dello scorso anno), fatti di incertezze, incognite, crisi economica ed emergenza sanitaria. Nulla avrebbe potuto far pensare, nello stesso periodo del 2019, quando si poteva passeggiare tra le bancarelle della piazzetta e i viali illuminati della pineta ischitana, che quello sarebbe stato l’ultimo Natale (per ora speriamo), vissuto senza paure, patemi d’animo, distanziamento obbligatorio e mascherine sul volto. Sono passati pochi mesi e tutto è cambiato. Oggi lo scenario è completamente diverso, i rapporti sociali non sono più gli stessi, la voglia di socializzare, di stare assieme è stata sopraffatta dal timore del contagio. E così l’”altro” è diventato qualcuno o qualcosa da cui doversi difendere, stare alla larga, tenere a distanza. Una tristezza infinita, ancor più grande se rapportata al periodo natalizio, durante il quale, da sempre i legami tra le persone si consolidano e non solo nell’ambito familiare. E allora si avverte maggiormente l’esigenza di un Natale che sia davvero solidale, non tanto nelle manifestazioni di generosità e di sostegno economico ai cosiddetti nuovi poveri, che non mancano in queste settimane, favorite anche dal grande impegno della Caritas e delle associazioni di volontariato.

Quello di cui l’isola ha bisogno è un modo nuovo, da parte degli ischitani, di relazionarsi con il proprio territorio e con la sua indispensabile, a questo punto, necessità di crescere e svilupparsi. L’isola verde rischia nei prossimi anni un tracollo irreversibile, le cui prime avvisaglie si sono viste nel corso della passata stagione estiva, quando l’intero settore del commercio e dell’imprenditoria locale ha subito perdite economiche enormi e difficilmente recuperabili. Lo sforzo da fare, quindi, nell’attesa di aiuti da parte del governo non sempre risolutori, è quello di approcciarsi in maniera diversa nei confronti del turismo nel prossimi anni. Il Natale solidale di Ischia dovrebbe, insomma, cominciare ora e proseguire almeno fino alla prossima estate. E solidarietà nei confronti dell’isola significa prima di ogni altra cosa, rispetto delle regole, tutela dell’ambiente, salvaguardia del territorio, lotta agli abusi edilizi, rinuncia ai guadagni facili, collaborazione e selezione di un turismo di qualità, laddove per qualità non si intende solo la disponibilità economica del vacanziere di turno ma il comportamento adeguato, l’educazione e la civiltà. Merce sempre più rara negli ultimi anni. È questo il contributo “solidale” che gli ischitani devono dare all’isola e a se stessi, per vincere la battaglia contro l’emergenza Covid, superare la crisi e ripartire con slancio verso un futuro senza ombre.

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