LE OPINIONI

IL COMMENTO Cosi’ abbiamo “svenduto” i nostri diritti

Viviamo una stagione di insopportabile ed insanabile torpore. Siamo colonizzati in tutto, anche nella protesta. Oramai abbiamo perso ogni forma di dignità e di orgoglio, sentimenti che hanno contraddistinto da sempre la vita della nostra gente, della nostra terra, delle nostre famiglie. Loro non hanno mai consentito che qualcuno invadesse la sfera delle nostre sensibilità, offendesse la nostra intelligenza, la nostra capacità di reazione e di rivendicazione dei nostri diritti. Oggi fanno tutto loro, quelli che vengono da fuori, ci creano il disagio, ci tengono nel bisogno, sostengono la protesta e, comunque non risolvono i problemi, tanto non sono i loro problemi. Eppure avremmo una adeguata rappresentanza in tutti gli enti, organismi o istituzioni regionali, nazionali e comunitarie per evitare e prevenire che sia un parlamentare estraneo al nostro tessuto ad alzare la voce su una delle problematiche che sta vivendo la nostra Isola. Al netto della circostanza, non secondaria, che lo stesso avrebbe risposto alle sollecitazioni di un operatore sempre estraneo all’isola d’Ischia. Ormai anche la protesta è ad appannaggio di quelli che vengono da fuori.

Ischia è diventata terra di conquista in ogni cosa che accade. I nostri bisogni, i nostri diritti, le occasioni di sviluppo e di occupazione, il patrimonio naturale, artistico, culturale, tutto diventa un affare per pochi, di pochi e, perlopiù “stranieri”. E così alimentano il loro consenso elettorale, i loro interessi economici, le loro botteghe. È certo che questo accade con la complicità di piccoli uomini di qua, che evidentemente non costano molto, indegni eredi di ben altra storia. Svendono la vita dei propri concittadini per qualche misera compiacenza o qualche favore o promozione di loro sodali. In materia sanitaria ricorderei allo Stato ed a chi lo rappresenta oggi che l’Ospedale Rizzoli fu una donazione di Angelo Rizzoli, che le ultime strumentazioni in dotazione allo stesso sono frutto di una donazione sempre di un privato. Ad Ischia lo Stato non c’è, è assente da molto, troppo tempo, e non riesce a dare risposte adeguate ai sacrosanti diritti dei cittadini. Si magari, quelli dello “stato” vengono a godersi le vacanze sulla nostra Isola, a prendere qualche voto a buon mercato, a tenere qualche conferenza, si perché li lasciamo anche parlare, anzi siamo vergognosamente ossequiosi quando vengono, li trattiamo con una assurda piaggeria, li ascoltiamo quasi adulandoli mentre ci prendono in giro mortificando con prevaricazione e violenza i nostri diritti e la nostra intelligenza. E i Sindaci? Sono la massima e più degna espressione di un tessuto che è così. Ma come fanno gli operatori del settore turistico e del commercio a non essere arrabbiati, a restare in silenzio quando la nostra economia, i posti di lavoro della nostra gente vengono messi costantemente a rischio?

Sarebbe benne ricordargli che ai nostri, ai loro, ospiti viene negato il diritto sacrosanto alla salute e loro stanno zitti, tutti zitti. Ma si, forse saranno occupati a capire o a farsi spiegare, sempre da quelli che vengono da fuori, come aumentare i prezzi dei posti letto, come adeguare ed elevare gli standard dei servizi e dell’offerta, come superare la stagione del low cost, senza però rendersi conto che c’è un sistema che non funziona o che non può funzionare così. Che senso ha rendere più belle, efficienti e sicure le nostre strutture quando la strada per arrivarci è tortuosa, ai limiti della praticabilità? E allora è fondamentale che si recuperino orgoglio e dignità, che si risveglino le coscienze, vincendo paure ed andando oltre la gratuita rassegnazione ed un vergognoso disinteresse. E se mi posso permettere un consiglio ai nostri politici: non è bello che altri si sostituiscano a voi, che siano quelli che vengono da fuori a dare voce ai nostri problemi, provate, almeno provate, ad istituire un tavolo permanente dei Sindaci con Giosi Ferrandino, Domenico De Siano e Maria Di Scala. Un tavolo serio di lavoro non quelli conviviali ai quali qualche sindaco vi ha e ci ha abituati. Non è bello parlare di bisogni in luoghi impropri o in giro in gommone. E poi, gli operatori lavorino per il riconoscimento istituzionale e la istituzione del garante del turista dell’isola d’Ischia come i cittadini dell’isola d’Ischia pensino alla istituzione del loro garante della salute. Cominciamo a dire qualcosa, comincino a fare qualcosa. È ora!

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