LE OPINIONI

IL COMMENTO Così Ischia sta perdendo colpi

DI ANTIMO PUCA

Con la logica delle vacanze riservate agli altospendenti, meglio se stranieri, cade anche la possibilità di allungare il periodo turistico. La famigerata “terza stagione”. L’avventato visitatore si ritrova con negozi chiusi, servizi assenti, tempo incerto, nessuna iniziativa per attrarre gente e prezzi che, nei pochi esercizi commerciali aperti, non scendono. È evidente che ormai si punta ad uno scontro aperto tra operatori e turisti. Con mediazioni sempre più difficili. Con rabbia crescente. Con senso di appartenenza quasi azzerato. Pare che vada bene a tanti. I ristoranti si riempiono nei fine settimana ed aumentano i prezzi per compensare la mancanza di avventori negli altri giorni. Gli hotel sono alla ricerca di altri stranieri ricchi.
Qualche negozio chiude. Ed è solo l’inizio. I lavoratori sono più stanchi e demotivati. Ischia perde i negozi.
Un negozio non è solo un luogo dove si compra e si vende merce. Ma è anche sinonimo di vita, sicurezza, socialità, turismo. Ecco perché la desertificazione commerciale non è solo un problema per i commercianti. Le insegne spente spingono allo spopolamento e, insieme ad altri problemi, dalla desertificazione degli sportelli bancari alle enormi fatiche a installare una rete Internet ultraveloce nelle aree interne, contribuiscono alla depressione economica e dunque sociale. Negozi di pregio chiudono e il loro posto viene occupato perlopiù da negozi di minore qualità, talvolta gestiti da stranieri. Continua l’impoverimento dell’offerta commerciale e turistica dell’isola. Chi amministra non può far finta di non vedere cosa sta accadendo. Quindi i Comuni intervengano con un regolamento per arginare e se possibile invertire il trend. I turisti chiedono tutt’altro tipo di offerta commerciale. Servono azioni concrete a sostegno dell’impresa indipendente e dei territori. Meno fisco. Più formazione e, soprattutto, più governo dello sviluppo.
Un tempo i Comuni redigevano piani commerciali e urbanistici, programmando servizi e attività economiche. Oggi a dettare le regole è il web. Si chiudono le zone urbane al traffico privato ma si aprono le porte a un flusso incessante di corrieri che consegnano ormai un miliardo di pacchi l’anno. Le case vacanze spuntano come funghi, svuotando i centri storici di residenti. È una trasformazione rapida che spinge commercio e turismo in una fase di evoluzione tumultuosa. Ma è un cambiamento che non stiamo governando. E il prezzo lo pagano i territori, con un’emorragia di iniziativa economica che li impoverisce. Senza servizi ed attività economiche i luoghi dell’abitare entrano in un percorso che li condurrà inevitabilmente al declino. La portata della catastrofe economica incide negativamente anche sul valore di case e immobili, che sono strettamente legati alla qualità della vita. Per questo la programmazione territoriale e lo sviluppo urbanistico devono avere carattere, controllo e finalità pubbliche attraverso le regole emanate dalle rispettive Amministrazioni Comunali. Al di fuori quindi dalla speculazione privata come purtroppo spesso avviene. Ci dovrebbe essere un’azione, che tenendo conto di spazi, abitanti e attività, potrebbe dare nuova forma e speranza al commercio di prossimità. La desertificazione in tutte le sue componenti è frutto di un’evoluzione del mercato che ha creato un’offerta straordinariamente vantaggiosa, la nascita dell’E-Commerce, naturale evoluzione dei centri commerciali. Ma anche le difficoltà viabilistiche e di sicurezza per raggiungere i centri storici sono la causa di tutto ciò. Questo modello di sviluppo ha dei limiti molto palesi: i poteri economici concentrati sulla speculazione e l’accumulo di ricchezza, anziché il benessere delle persone. È un sistema destinato purtroppo ad ampliare anche le disuguaglianze sociali. Bisognerebbe incentivare sgravi o comunque azioni di sostegno per le attività di vicinato, valorizzando così quello che è un vero e proprio servizio svolto per i residenti, specie più anziani, e per garantire l’autenticità dei luoghi. Un’attenzione particolare dovrebbe essere posta nell’abbassamento dell’imposizione fiscale, Tasi e Tari, che sono cresciute esponenzialmente.

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