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LE OPINIONI

IL COMMENTO Covid, a chi giova la politica del terrore? 

di Marco Martone

Una questione di fiducia, di credibilità e di onestà. Fiducia in chi ci governa, credibilità da parte di chi è tenuto a fornire informazioni e onestà da parte della stampa, che dovrebbe essere, sempre, dalla parte del cittadino (lettore) , nel rispetto delle notizie vere e che invece, troppe volte, è condizionata da interessi, prebende, poteri neanche troppo occulti. Fiducia, credibilità e onestà. Tre sostantivi di semplice interpretazione e così difficili da mettere in pratica. Eppure su di essi si specula, si fanno campagne elettorali, si cerca di convincere la gente, si indirizzano le piazze. La questione Coronavirus, fin dall’inizio, avrebbe dovuto basarsi su questi tre princìpi e invece si è persa tra i meandri di una politica litigiosa, una scienza rappresentata da menestrelli e virologi prestati alla Tv, trasformati in divi da prima serata, quasi fenomeni da baraccone. Abbiamo imparato a conoscerli e poi a detestarli, per quel loro modo, spesso arrogante, di mettersi sul trespolo per emettere sentenze, mai o quasi mai confortate dai fatti, sempre in contraddizione tra loro. Catastrofisti e negazionisti, bastian contrari e profeti di sventura. Nessuno di questi esperti, o presunti tali, ha saputo veramente dirci la verità su quanto stesse accadendo. Su cosa fosse il Covid, sui tempi del vaccino. “Almeno un anno”, la frase che ripetono, ormai come un refrain, da quasi 6 mesi! E quindi i conti proprio non tornano.

Poi la battaglia sulle mascherine, sul loro utilizzo, sul distanziamento sociale e sulle aggregazioni. Nessuno che abbia saputo fare squadra, come si usa dire in termini calcistici. Per dare agli italiani almeno l’impressione di essere tutti dalla stessa parte, contro un nemico comune. E adesso, in piena estate, tutti noi ci sentiamo spaesati, coinvolti in un’incertezza che stressa e preoccupa, inconsapevoli su quello che accadrà nei prossimi mesi. Pensiamo soltanto alla riapertura dell’anno scolastico! Una vera incognita. Il mancato avvio sarebbe una iattura enorme e le conseguenze, per i nostri ragazzi, sarebbero pesantissime. Molto più gravi di quelle che stanno per patire i gestori delle discoteche, chiuse in maniera tardiva, ipocrita e sospetta dal governo. Dopo i bagordi di Ferragosto, nella fase finale di un’estate balorda, diversa dalle altre, che sta per esaurire i propri fuochi e gli aneliti di libertà che il popolo richiedeva dopo la quarantena. Forse si è deciso di chiudere la stalla quando i buoi erano già usciti. Una scelta che fa il paio con quella, altrettanto discutibile, dell’utilizzo “a orario” delle mascherine. Come se il virus avesse una maggiore incidenza al calar del sole. Pensiamo alla ridicola situazione di chi si trovi in una piazza affollata alle 17.55 e che ha 5 minuti di tempo per indossare la maschera, per evitare contagio e multa. Un delirio totale.

C’è poi la questione degli immigrati, che continuano a sbarcare portando con se un carico di sofferenza ma anche di nuovi contagi. In questo caso alla necessaria solidarietà andrebbe accostato anche un decisionismo diverso da parte del nostro governo, debole e permissivo. 
Ci terrorizzano senza base scientifica e solo per interessi politici”, ha tuonato il professor Giulio Tarro dal proprio profilo Facebook. Il virologo, intervistato anche dal Golfo qualche settimana fa, è stato forse l’unico a mantenere una linea coerente e fedele al principio del non allarmismo e contro la diffusione di paure ingiustificate e di una politica del terrore, che francamente non si comprende a chi possa giovare. Forse è per questo che viene ignorato dai circuiti della stampa nazionale? L’impressione, è che con questo virus, che è bene ricordarlo a chi fa finta di non saperlo, rispetto a qualche mese fa, provoca un numero di morti per fortuna limitato e non intasa più le terapie intensive degli ospedali, bisogna saperci convivere. Non come un’influenza di stagione, certo ma neanche come la “morte nera” che sta uccidendo, lentamente, una società che non ha più fiducia, ha perso credibilità e non crede più all’onestà della politica.  

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