LE OPINIONI

IL COMMENTO Crisi del ruolo dell’esperto

DI GIUSEPPE LUONGO

Il mondo dell’informazione è diventato una bolgia con il crescere dei centri dove si confeziona la notizia, siano essi quotidiani, canali TV, web. Un tempo gli esperti intervistati dai giornalisti erano rappresentanti di una cultura rigorosa e rispettosi di chi avrebbe ricevuto il loro messaggio. Questi non avevano la necessità di farsi conoscere dal pubblico con affermazioni eclatanti, perché la loro fama era riconosciuta e chi ascoltava, leggeva i contenuti del loro pensiero, sapevano di aver ottenuto un dato, una informazione verificata da una storia di successi pubblici. Ritengo che questo scenario si sia molto sbiadito o non esista più. Aumentano i centri di informazione, ma non cresce la conoscenza, perché manca l’impegno di chi ascolta a porre attenzione ai contenuti dei messaggi e a trovare riferimenti nel proprio ambiente quotidiano per recepire l’analisi dei più esperti. Questo comportamento non è nuovo, ma di nuovo c’è l’arroganza di chi crede di sapere ciò che non sa. Così tutti sono esperti, anzi più ignorano e più ritengono di essere esperti o, meglio, di aver compreso ciò che ascoltano o che accade nell’intorno. Questa condizione è una distorsione cognitiva, indicata come effetto Dunning-Kruger (EDK).

Mi avventuro in questa analisi sociopsicologica per capire cosa accade nella società, cosa è mutato nei rapporti tra chi fornisce l’informazione e chi la riceve. Il comportamento è del tutto simile tra l’errore di valutazione dell’incompetente e quello del competente. Questa condizione la registriamo nelle interviste al competente da parte del giornalista che vuole acquisire il parere dell’esperto su un evento che interessa il pubblico. L’atteggiamento del competente intervistato è caratterizzato da un errore di valutazione sul giornalista e sul pubblico al quale sarà trasferito il parere dell’esperto, ritenendoli poco capaci di comprendere il processo da lui descritto. Questo effetto si sviluppa anche sull’incompetente e deriva da un giudizio errato sul proprio conto. In questo caso se il giudizio dell’esperto non corrisponde a quello elaborato dall’incompetente, questi lo rigetta. Se questo comportamento del rigetto del giudizio del competente è diffuso, si genera un nuovo paradigma che viene definito Scienza Post Normale. Questa condizione può osservarsi nel corso di eventi naturali pericolosi, quando i risultati della comunità scientifica non forniscono interpretazioni convincenti sull’evoluzione del fenomeno. Un caso che potremmo definire un classico è il Bradisismo per la sua permanenza e la frequenza dei suoi segnali. Infatti, per tale fenomeno manca un’interpretazione condivisa nella comunità scientifica, così i diversi gruppi di ricerca presentano le loro interpretazioni riportate in interviste internazionali e diffuse dai media al pubblico.

È nota la difficoltà di una comprensione diffusa dei meccanismi dei fenomeni naturali pericolosi come le inondazioni, le eruzioni, i terremoti. Nonostante siano trascorsi quattro secoli dalla Rivoluzione scientifica con Galileo, la cultura scientifica non fa pienamente parte del nostro bagaglio, così la Scienza è qualcosa che appartiene agli scienziati, i quali devono dare risposte precise ai quesiti posti dalla comunità esposta ad un evento naturale pericoloso. Non è accettabile, ad esempio, che un esperto dichiari che i terremoti non siano prevedibili quando si pone loro la domanda sull’evoluzione di una crisi sismica, lasciando l’interlocutore interdetto e deluso. Il rigetto e la critica della risposta di chi teme il disastro sono immediati anche se in gran parte ingiustificata.

È doveroso in questi casi che l’esperto informi l’interlocutore sul perché non è possibile prevedere un terremoto, fornendo lo scenario della dinamica in atto da lui elaborato, utilizzando il linguaggio accessibile a un non competente. Non intendo tacere sulle manchevolezze che rilevo nell’interazione tra mondo della ricerca, Protezione Civile e cittadinanza esposta. Gli elementi negativi, in termini generali, sono stati già segnalati sopra nell’effetto Dunning-Kruger; si aggiunge, in casi specifici, l’inadeguatezza delle competenze degli operatori e la mancanza di confronto dei componenti della comunità scientifica. Dal confronto può emergere, specie nei casi di più elevata criticità, la soluzione migliore sia per la comprensione dell’evento e della sua evoluzione che le scelte per mitigarne gli effetti. Le scelte della Protezione Civile, finalizzate al migliore funzionamento della struttura, hanno convogliato una parte della comunità scientifica in Centri di competenza per il monitoraggio dei fenomeni naturali pericolosi, mentre altri competenti esterni a tali Centri, pur utilizzando i dati acquisiti dalle reti di monitoraggio dei Centri nell’attività di ricerca, non sono direttamente coinvolti nelle finalità della Protezione Civile della mitigazione dei rischi. Questa condizione crea uno stallo nella crescita della sicurezza del territorio, perché il monitoraggio senza la ricerca controlla un modello del meccanismo del fenomeno pericoloso realizzato in tempi precedenti ai risultati delle nuove ricerche in corso. È necessario che questa dicotomia sia superata per la crescita della sicurezza delle comunità esposte ai rischi naturali.

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