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LE OPINIONI

IL COMMENTO Cultura, si scoprono procidani dalla sera alla mattina

Per una trentina d’anni nella mia vita ho scritto di tutto. Mi rendo conto che la mia è una mania che non si interrompe neanche oggi che sono fatto vecchio. Ricordo che ogni due, tre anni presentavo un libro nuovo. Sul carcere, sula vita del mare, sui personaggi procidani del passato, sugli intrighi delle sagrestie, delle guide di Procida, sulla rivoluzione del ‘99 ed anche qualche altra opera che mi sfugge. Devo riconoscere che è troppo. Ho scritto troppo. Mi rendo conto che forse (anzi, senza forse) la mia è una vera e propria mania. E per questo chiedo scusa. Negli ultimi tempi, però, devo essere sincero mi è passata un poco la voglia. Non riesco a spiegarmi il perché. Anche perché a Procida questo è l’anno della cultura e lo scrivere dovrebbe essere facilitato e stimolato. E deve essere vero! Perché io non ho mai visto presentare a Procida, come in questo periodo, tanto materiale. Si parla di Procida su tutti i giornali, per televisione, nei luoghi pubblici. Ma quello che mi sta meravigliando di più è il grande numero di libri su Procida che vengono presentati. Io, per scrivere i miei libri, ho impiegato una trentina d’anni, ma gli autori di oggi come fanno a presentarli subito? Forse li avevano già pronti e aspettavano solo il momento opportuno? Sono più intelligenti di me?

I temi di questi libri investono tutto l’assetto culturale, commerciale, religioso, storico di Procida. Da un momento all’altro gli autori si sono scoperti amanti, sapienti, profondi conoscitori di Procida. Da un momento all’altro questi scrittori hanno scoperto e valorizzato l’agricoltura procidana. Non parliamo, poi, della marineria: sono diventati tutti esperti e conoscitori della storia marinara di Procida. Non parliamo, poi, di quello che sta succedendo sul carcere, anzi, pardon, sul palazzo D’Avalos. Sono diventati tutti esperti di architettura cinquecentesca e conoscitori di vita carceraria. Sempre che questi autori si ricordino che quel luogo è stato un carcere. Spesso non se lo ricordano neppure facendo una grossa offesa a chi ha sofferto fra quelle mura. Ma che vuoi, tu, qualcuno mi dirà, sei diventato obsoleto, il mondo, la cultura, la letteratura sono cambiati. Che ce ne frega che in questo carcere c’è stato tizio o caio che hanno penato! Oggi è l’anno della cultura, abbiamo cose più importanti da mettere in atto. La cultura è commercio, è guadagno, è benessere.

Cerchiamo di afferrare tutto quanto possibile. Tu (che sarei io) ti fai troppi scrupoli. I tempi sono cambiati. E così quasi ogni giorno esce un libro nuovo: li vai a sfogliare e parlano tutti della stessa cosa. Purché si parli di Procida. E si deve fare anche in fretta perché tra pochi mesi è finito tutto e poi tutti questi libri ci rimangono sullo stomaco. Ebbene, mi dovete credere, non volevo scrivere queste cose, ma la realtà di questo paese in questo momento me l’ha strappate da dentro l’anima. E’ stato più forte di me. Qualcuno dirà che la mia è tutta un’invidia perché i Procidani non sono stati presi per niente in considerazione. Potete anche non crederci, ma per quanto mi riguarda, non mi interessa. Una cosa, però, mi interessa, sapere fino a che punto arriva la “accia tosta” di certa gente che si è scoperta procidana dalla sera alla mattina; e l’imbecillità di molti dei nostri amministratori che (per loro stessa ammissione) hanno detto chiaro e tondo di non contare un fico secco dal punto di vista decisionale e che qualunque decisione appartiene all’ordine agostiniano. E Sant’Agostino è stato un grande santo ed un grande filosofo. Prosit!

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