LE OPINIONI

IL COMMENTO Da Acerra a Ischia, il monito del Papa valga per tutti

Non è stata una visita come le altre quella che ha effettuato, qualche giorno fa Papa Leone XIV sul territorio di Acerra. Il significato liturgico, in un certo qual senso, ha lasciato spazio a qualcosa probabilmente di meno profondo, rispetto ad un messaggio strettamente religioso ma forse addirittura più coinvolgente, più attinente a quelle che sono le esigenze dei cittadini, più corrispondente alla domanda di giustizia, la sete di verità che intere popolazioni rivolgono da decenni alle istituzioni, senza peraltro ricevere adeguata risposta. 

Papa Leone XIV lo aveva già fatto due settimane prima, in occasione della doppia visita a Napoli e Pompei, parlando di una realtà fatta di ombre e di luci, di spensieratezza e di gioia, di cultura e musica ma anche di gravissimi disagi sociali, di violenza, illegalità e camorra. Di mille colori e tanto dolore. Anche nella città simbolo della lotta alla cosiddetta “Terra dei fuochi”, il Santo Padre ha voluto mettere il dito nella piaga, richiamando in maniera decisa e autoritaria le istituzioni, locali e nazionali, al proprio dovere. Prima di lui e in maniera probabilmente ancora più forte, lo aveva fatto il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, che ha chiesto al Papa in modo esplicito, chiaro di farsi in qualche modo garante di una giustizia negata per colpa di rappresentanti istituzionali, che per troppi anni hanno dimenticato o hanno fatto finta di dimenticare, un territorio che lentamente è stato divorato da criminalità, illegalità, inquinamento e morte.

Un appello accorato per far in modo che venga rimosso, da Acerra, quel marchio di infamia e di offesa, legato all’immagine del degrado e dell’inquinamento ambientale. Il messaggio che arriva da Acerra, quindi, non può rimanere fine a se stesso, deve anzi aprire un solco che progressivamente dovrà coinvolgere tutta la regione, tutte quelle realtà che potrebbero o meglio, dovrebbero vivere di turismo, di cultura, di benessere, di promozione dell’arte e della tradizione, delle eccellenze alimentari e dello sport e che invece rappresentano la cartolina di tutto quanto andrebbe combattuto. 

Acerra, la Terra dei fuochi, i cumuli di spazzatura, i disagi e le incognite legate al funzionamento del termovalorizzatore. Sono immagini che hanno, in qualche modo, inchiodato al suo destino un territorio che adesso, dopo la visita e le parole del Papa, spera di risollevare la testa. E non si pensi che quanto accaduto qualche giorno fa non debba, sia pure indirettamente, riguardare anche l’isola di Ischia. Anche in questo caso gli eventi legati alla mancata gestione del territorio, da parte di chi in maniera impropria e improvvida ha spesso governato l’isola verde, hanno portato il territorio ad essere identificato come quello dell’abusivismo, della mancato rispetto dell’ambiente, del disastro ecologico e della faticosa ricostruzione. Ecco perché il monito che arriva da Acerra deve essere recepito da tutti. Da Napoli, da Ischia, dall’intera regione Campania e da quei luoghi che rappresentano un patrimonio ed una fonte di ricchezza incalcolabile e che per colpa di incapacità, indifferenza, malgoverno e malaffare, subiscono l’onta di un’ombra indelebile.

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