IL COMMENTO Da Henze e Bachmann ad Antonio Green

Per capire l’irriverente passaggio dalla poesia e musica di Bachmann ed Henze al “content creator” Antonio Green, è necessario partire da lontano e cioè da come è andato evolvendo il linguaggio e la capacità d’influencer. Partiamo dall’Ars oratoria che rappresentava una branca della letteratura latina. Era l’arte di parlare in pubblico con un discorso eloquente. A differenza dell’oratoria, la retorica è più in generale l’arte del dire o anche dello scrivere, tant’è che viene chiamata anche “ars dicendi”. Appare evidente che nell’ars oratoria c’è anche una forte componente di demagogia, di condizionamento dell’uditorio, per arrivare oltre che alla mente anche alla pancia degli uditori. L’ars dicendi è più razionale e meno tesa a condizionare il “sentiment” degli ascoltatori. Detto ciò, l’uso dei social ha contribuito a stravolgere questi canoni classici di origine latina. Messaggi sintetici, ripetitivi, schematici ed elementari hanno via via sostituito l’eleganza, la ricchezza di vocaboli, la logica ferrea sia dell’arte oratoria che dell’arte del dire o dello scrivere. Scompaiono i grandi oratori nazionali di destra, di centro e di sinistra: i De Gasperi, i Nenni, i Togliatti, i Malagodi, gli Almirante e compaiono i Salvini, i Conte, i Renzi, la Meloni. Ma soprattutto l’eloquio passa dai politici ai divulgatori televisivi che affascinano gli uditori al posto dei politici: Alberto Angela, Gramellini, Corrado Augias, Aldo Cazzullo, Federico Rampini o i grandi filosofi, politologi o psicologi quali Massimo Cacciari, Paolo Crepet, Umberto Galimberti, Vittorino Andreoli, Massimo Recalcati. E non voglio allargare l’orizzonte fino agli Stati Uniti, dove il Presidente Trump usa il linguaggio del barbiere di quartiere, con tutto il rispetto per il barbiere.
Ora, senza offesa per gli amministratori locali attuali, o ci sono Sindaci come Giosi Ferrandino Enzo Ferrandino, e in parte Stani Verde, che comunicano in modo corretto, sia pure senza il pathos dei grandi oratori o ci sono amministratori incapaci di spiaccicare un discorso logico, conseguente, scorrevole e comprensibile. Mi dispiace dirlo, non mi piace offendere le persone, ma a Lacco Ameno abbiamo assistito alla contrapposizione tra il nuovo (vecchio) Sindaco De Siano, in chiara difficoltà nell’articolare interventi limpidi e conseguenziali e lo sconfitto Giacomo Pascale, ultimo esemplare dell’oratore classico, con una buona dose di accattivante demagogia. Ha largamente vinto l’antioratore per eccellenza, il cantore dell’ordinaria manutenzione, il fautore della prevalenza dei fatti rispetto alla logica, come se i fatti fossero neutri e oggettivi. Un’ultima considerazione mi sia consentita: il professore Edoardo Malagoli inorridiva dinanzi a chi separava, di un componimento scritto o di un intervento orale, la forma dal contenuto. Per lui i due aspetti erano inseparabili: se la forma è brutta vuol dire che alla base non c’è contenuto. Allora, per finire, se la maggior parte dei nostri attuali politici si esprime in una pessima forma è perché c’è un vuoto di idee e contenuti. E veniamo all’incoerenza della corsa amministrativa agli “eventi”. Così come un linguaggio povero è indice di mancanza di contenuti, allo stesso modo “eventi” fatui denotano mancanza di sostanza artistico-culturale. Certo che una località turistica deve programmare, nel corso dell’anno, un cartellone di eventi culturali, musicali, di intrattenimento, che soddisfi turisti e popolazione locale. Ma Ischia non è un qualunque paesino di periferia che puoi accontentare con la novità dell’ultimo tiktoker di grido. Ischia ha bisogno di eventi di qualità, di respiro internazionale o perlomeno di risonanza nazionale.
E qui è inevitabile un esempio: mentre nel Comune di Ischia si celebra il Ballo di fine anno scolastico, ospite d’eccellenza il tiktoker Antonio Green (non proprio un modello virtuoso per i giovani) al Chigiana International Festival delle terre senesi si organizza, per il prossimo 8 luglio, un evento per celebrare il doppio centenario (100 anni dalla nascita del musicista tedesco Hans Werner Henze e 100 anni dalla nascita della poetessa austriaca Ingeborg Bachmann). Perché metto a confronto questi due eventi di calibro totalmente diversi? Ma è ovvio: Ischia fu il luogo d’incontro tra i due artisti intellettuali e di un sodalizio platonico (vista l’omosessualità di Henze) ma intensissimo e che trovò la massima espressione politico musicale in “ Canzoni di un’isola”, in cui Henze mise in nota le prime impressioni colte da Bachmann al suo arrivo a Ischia. Lo spettacolo con musica dell’8 luglio in terra senese ha il titolo: “Caro Hans,cara Inge. I cent’anni di due imperdonabili”. Il rapporto di forte intesa ed amicizia tra i due durò dal 1950 al 1973, anno in cui Bachmann morì nella casa romana, a causa di un incendio, la cui origine non è mai stata chiarita. Allora, perché confondere una legittima occasione di intrattenimento musicale e divertimento per i giovani , come il Ballo di fine anno ( ben organizzato da Ellegi Spettacoli) con la partecipazione del tiktoker Antonio Green, special guest dell’evento. L’esibizione del venditore di calzini con doti comunicative abbassa il livello civile, culturale, delle tradizioni della nostra isola, che è stata storicamente al centro di vicende social-culturali e turistiche di primo piano internazionale? Meglio Antonio Green o Henze e Bachmann? E se corrispondesse al vero, come alcuni suppongono, che i giovani preferiscono il primo rispetto ai secondi, la responsabilità non sarebbe solo dei social, ma anche, e soprattutto, della scuola italiana e, a proposito di scuola, quella ischitana, che in molte circostanze si è ben distinta, perché ha avallato questa operazione teoricamente di “responsible party”, rivelatosi nei fatti un’ “ irresponsabile” esposizione di un mediatico guitto dei quartieri?






