LE OPINIONI

IL COMMENTO Diporto in…Porto

Tutti si soffermano sui dati degli arrivi e partenze con traghetti e aliscafi o sui dati relativi alle presenze in albergo o in strutture extralberghiere. E’ sfuggita, a me sembra, la novità più evidente di questa prima parte della stagione turistica: un vero e proprio boom della nautica da diporto. Diciamo, in premessa, che in Italia ci sono circa 200 Marina degni di questo nome, per 90.000 ormeggi a cui se ne aggiungono altri 80.000 in porti di vecchia concezione. La maggior parte dei Marina di livello sono concentrati tra Toscana, Liguria, Sicilia e Sardegna. Citiamo Marina Cala dei Medici in Toscana, Marina Cala dei Sardi (Olbia), quello di Genova, di Loano, di Varazze (in Liguria) e il Marina di Pisa. Da quest’anno la Regione Campania ha trasferito ai Comuni le funzioni amministrative di gestione dei porti regionali. I posti regionali sono stati divisi in 10 ambiti e Ischia e Procida sono inserite nell’ambito flegreo. Il dato più marcato ed evidente, per l’isola d’Ischia, è il successo che sta riscuotendo il Marina di Casamicciola, in particolare la Cala degli Aragonesi. C’è il pieno di barche, tutte belle ed importanti. Anche molto diverse tra di loro e provenienti da una moltitudine di cantieri nautici. E’ bello vedere un porto attrezzato, pulito, ordinato, con salottini a terra e con addirittura personale che ha il compito di fare da guida a terra nell’individuazione di negozi, servizi, ristoranti e bar di sicuro affidamento, ad evitare amare sorprese per gli ospiti. Da sottolineare che tutto il personale della Cala degli Aragonesi è assunto a tempo indeterminato e che anzi occorrerebbero altre figure da assumere, con precisi profili di esperienza e formazione, ma le scuole, che sull’isola formano studenti nei settori interessati, stentano a colloquiare e concordare con gli operatori economici portuali le figure occorrenti in una filiera dell’attività di cui trattasi. Ai 180 posti della Cala degli Aragonesi, per barche da 7 a 40 metri, vanno aggiunti i 300 posti di Marina di Casamiccciola (gestione comunale) che si sviluppa tra Molo Barocco, Molo Torretta e pontili galleggianti.

Questo mentre il Porto d’Ischia, soffocato da navi, aliscafi e barche per tour brevi nel golfo, lascia una parte assolutamente marginale alla nautica da diporto; mentre il Porto di Lacco Ameno è in preda ad una estenuante querelle tra gestione comunale e gestione privata di Marina di Capitello Scarl di Giuseppe Perrella, tra due aspiranti Sindaci in attesa del risultato elettorale finale; mentre il Porto di Forio è ancora alle prese con lavori che intralciano la piena attività delle imprese che lavorano intorno al porto e che sembra condizionato da un tradizionale concessionario ( Marina di Forio annuncia, comunque, che non c’è più disponibilità di ormeggio ,fino al 31 agosto, per barche fino a 9 metri); mentre Marina di Sant’Angelo, con le note diatribe tra Sindaco uscente e consiglieri che lo hanno sfiduciato, per una gestione comunale arrangiata e consegnata al commissario prefettizio. Adesso è arrivata l’ora, in base alle normative europee, di espletare delle gare internazionali trasparenti e inattaccabili e, dopo la delega regionale, tocca ai Comuni indirle. Questo è un discorso di base: correttezza e trasparenza, senza le quali ogni altro discorso si rende inutile. Dopodiché bisogna affrontare, con serietà, un altro aspetto: la nautica non è solo “ormeggio”, “carico energia”, “scarico liquami e rifiuti”. La nautica è “turismo che non ha bisogno di traghetti ed aliscafi, di auto, moto, che non ha il problema dell’alloggio, alberghiero o extralberghiero”. E’ u turismo che non “intasa”, che amplia la sfera di lavoro coinvolto. La nautica è “filiera” diversa dalle tradizionali filiere che si mobilitano intorno all’industria alberghiera e dei trasporti marittimi.

Non viene occupato solo personale di bordo (su navi ed aliscafi) o personale d’albergo, non vengono convenzionate spiagge da alberghi né allettati clienti con piscine. Il percorso gaudente del cliente con yacht è di tutt’altra natura. Richiede, al proprio servizio, altri tipi di artigiani, altri operai specializzati, altri acquisti di merci. Il cliente da yacht è esigente, ama il lusso ma, nello stesso tempo, la funzionalità, la rapidità di assistenza, un rapporto fiduciario con la struttura che lo accoglie. E le amministrazioni comunali, le nostre scuole, devono essere capaci di interpretare e assecondare questo turismo tutto affatto diverso dagli altri segmenti. Pensate al discorso che si può instaurare tra la maggior parte delle isole minori per creare un sistema integrato di portualità da diporto, per facilitare una trasmigrazione assistita e garantita tra isola ed isola. Pensate a formule di servizio taxi e microtaxi (che ormai, inevitabilmente, deve diventare unico sull’isola) e di shuttle a servizio esclusivo di yacht, con tariffe, tour e accompagnatori dedicati. Pensate se fossimo capaci, nell’elaborazione di eventi, di dedicarne qualcuno cucito addosso alle esigenze di chi arriva nella nostra isola con panfili. Pensate a sfilate di alta moda sui moli dove stanziano queste ricche barche. Pensate ad un’area fitness nelle immediate vicinanze o di lavanderia a domicilio o di ship chandler. Tutto questo, che può apparire utopistico, è invece possibile, a meno che non crediamo nel luogo comune che gli yacht sono per lo più noleggiati da volgari “parvenue” (se non addirittura malavitosi) o che si tratti di una forma di turismo arrogante ed inquinante. A meno che, insomma, non si voglia commettere lo stesso errore clamoroso che commise Rifondazione Comunista quando coniò l’infelice slogan “Anche i ricchi piangano!”.

Non a caso quel manifesto, con lo slogan, inquadrava un panfilo bianco ancorato in un mare di un blu intenso. Perché tutto ciò sia possibile è necessario che gli Enti pubblici decidano di avere un ruolo attivo in tutti i segmenti dell’attività economica. Essi devono essere i “regolatori” del mercato e dello sviluppo economico. Non si tratta di “surrogare” la libera iniziativa ma di offrire ad essa il miglior “quadro di riferimento” possibile. L’ideale sarebbe, nel caso della nautica da diporto, di mettere a sistema tutti i porti isolani, con una politica isolana coordinata, con gare di affidamento della concessione indetta da un’unica centrale di committenza. L’epoca delle concessioni arbitrarie e clientelari è finita. E bene che se ne rendano conto tutti. E’ finita l’epoca che Risorsa Mare possa ancora fungere da “cassa” del Comune d’Ischia per eventi organizzati e che niente hanno a che fare con l’attività portuale e con la nautica da diporto. E’ finita l’epoca in cui arbitrariamente si assegnano posti agli amici degli amici. Intanto un suggerimento ai giovani diplomati: tengano presente, tra le opzioni di studio universitari, il Corso di Laurea Magistrale in Maritime Economy (durata 2 anni) presso l’Università Parthenope di Napoli, per diventare “manager delle organizzazioni marittime e portuali”.

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