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LE OPINIONI

IL COMMENTO Draghi ed elfi

Dunque, Draghi, che sceglierà una schiera di elfi. Lo sapete chi sono gli elfi, vero? Creature soprannaturali originatesi dalla mitologia e dal folclore germanico. Dotati di poteri magici, ambivalenti nei confronti delle persone comuni, capaci cioè di aiutarle o di ostacolarle (wikipedia). Draghi ed elfi. Draghi e i “migliori” con ricette magiche. E così siamo arrivati alla soluzione che molti auspicavano, soprattutto nel settore della stampa nazionale, di proprietà di editori “impuri” (diconsi “impuri” quegli editori che fanno prevalentemente altro di mestiere): la designazione di Mario Draghi per la formazione di un “Governo di alto profilo” (sono le parole del Presidente Mattarella) sganciato da qualunque riferimento a schieramenti politici. “Finalmente – è stato il grido di liberazione di molti – soppiantiamo l’incompetenza con la competenza dei migliori”. Del resto era la soluzione invocata da Silvio Berlusconi: il Governo degli ottimati. Adesso, ovviamente, vedremo quali sono i nomi, i cognomi e i curricula di questi “migliori”, quali ministeri occuperanno e, soprattutto, se effettivamente non avranno addentellati con partiti dell’ex maggioranza o dell’opposizione. Ovviamente ritengo che la mossa del Presidente Mattarella, nelle condizioni date, era inevitabile e il Presidente ha fatto – tra le due alternative che gli restavano: elezioni a giugno o Governo di salvezza nazionale – quella più logica e più confacente agli interessi del Paese in un momento delicatissimo.

Altrettanto indiscutibile, una volta decisa questa strada, il nome di Mario Draghi, la cui competenza economico-fInanziaria e il cui prestigio in Europa e nel mondo sono acclarati. Ma, c’è un “ma”. Con questa evoluzione si decreta la fine di quello che restava della politica in Italia. Molti amici, tra cui, in un messaggio inviatomi a botta calda, Franco Iacono (che di politica ne ha masticato tanta e a tutti i livelli) si sono dichiarati entusiasti e speranzosi che si ravvivino, in tal modo, ideali e obiettivi politici. Ma è paradossale che un Governo che nasce “sganciato” da ogni schieramento politico, possa ravvivare ideali politici. Personalmente sentivo, già da molti giorni, aleggiare un’aria di “tecnicismo”, un desiderio di “competenza” che attraversava buona parte degli schieramenti politici. A partire da piccoli partiti come quelli di Toti, Calenda, Bonino e Della Vedova e perfino in settori politici fuori dell’area parlamentare (l’Avanti dei socialisti guidato da Claudio Martelli, per me uno dei politici più fini che la Prima Repubblica abbia espresso) sono stati in tanti a criticare le forze di maggioranza, ritenute inadeguate e incompetenti. E non a caso, nei giorni precedenti, avevo scritto un editoriale dal titolo: E’ facile dire “incompetenti”, nel quale, appoggiandomi ad una tesi sostenuta da un prestigioso analista italiano che opera a Parigi (Raffaele Alberto Ventura) avevo cercato di richiamare l’attenzione dei pochi ischitani che seguono i destini politici nazionali a prescindere dal “tifo” di parte, sulla circostanza che l’attuale quadro politico nazionale e locale è caratterizzato non da una crisi e una mancanza di “competenti” bensì da una crisi sistemica di “competenza”. Sembra uno scioglilingua, ma non lo è. C’è incompetenza diffusa, in ogni campo dello scibile umano (non solo nella politica) perché l’incertezza dell’esistenza monta giorno per giorno, le insidie mondiali crescono esponenzialmente per lo stesso irresponsabile agire umano e la capacità di risolvere tali problemi diminuisce in maniera inversamente proporzionale. Tal ché, anche scienziati di grande livello, a volte, ci appaiono in confusione.

Ho scritto anche che di fronte a questa grave “deficienza collettiva” la risposta può essere una sola: “l’intelligenza collettiva”, la solidarietà tra uomini consapevoli dei limiti umani e della scienza (anche quella politico-economica). Ritengo riduttiva e fuorviante la tesi di quanti (e sono molti) si illudono che eliminando Conte (l’unica figura politica nuova in un quadro ingessato da anni) e una bistrattata Azzolina (comunque bi laureata e – guarda caso – donna) l’Italia possa risorgere a nuova gloria. Gongola Matteo Renzi, che raggiunge il massimo della libidine nel distruggere leader e persone per bene (e che secondo alcuni è uno scaltro politico, confondendo “strategia politica” con mero tatticismo esasperato) mentre non gongolano affatto i massimi oppositori del Governo uscente e cioè Salvini e Meloni, che speravano di mettere in cassaforte i consensi crescenti in elezioni ravvicinate. Chi appoggerà, dunque, Mario Draghi? Berlusconi e Forza Italia di sicuro, perché tra le fila di questo partito fremevano molti, desiderosi di apparire “responsabili” e Draghi gliene darà l’occasione. Aderiranno entusiasti Verdi, radicali, socialisti residuali, Matteo Renzi e Italia Viva (nome paradossale di chi per “vivere” ha bisogno continuamente di sotterrare qualcuno). Non so con quale entusiasmo Leu (con divaricazione comportamentale tra Art.1 e Sinistra Italiana), PD e, soprattutto i Cinquestelle (che rischiano la spaccatura interna) aderiranno al progetto Draghi. Ma Salvini e Meloni daranno il loro appoggio? E se lo daranno, si avvicineranno ad una visione più europeista e meno sovranista di quella fin qui avuta? E se lo faranno, quando arriverà il momento delle elezioni, incasseranno ancora i risultati che speravano nel tempo breve? Nella Lega prende sempre più quota il moderato Giorgetti che confida, con l’appoggio a Draghi, di far conquistare alla Lega credibilità in Europa. Meloni annuncia un “atteggiamento non ostile” ma con voto contrario. E quale sarà la governance che Draghi proporrà per la gestione del Recovery Fund in cui siano presenti? Un comitato tecnico di esperti di tutti i partiti? E, in tal modo, non rientrerà dalla finestra ciò che è usciti dalla porta e cioé i partiti? Se invece, a gestire la Next Generation EU sarà lo stesso Draghi, con un gabinetto di pochi ministri, come reagiranno i partiti, continueranno ad appoggiare il Governo dei migliori? C’è poco da stare allegri.

Non mi iscrivo tra coloro che hanno accolto l’evoluzione della crisi come un deciso passo avanti verso la resurrezione dell’Italia e non sono convinto affatto che trionfino, in tal modo, la politica, gli ideali e la competenza. Ricordo ancora quale entusiastica accoglienza iniziale fu riservata al governo Monti e alla soluzione tecnica per salvare il Paese in un momento complicatissimo. E, naturalmente, ricordo poi la delusione e l’ingrata delegittimazione dello stesso Monti e della ministra Elsa Fornero, vittima sacrificale sull’altare della Patria. Adesso si riaccendono le luci dell’entusiasmo per SuperMario che è sì super nel suo campo, ma che ne sappiamo delle sue attitudini “politiche”, della sua capacità di tenere coesi quanto più possibile partiti, alcuni dei quali responsabili, altri impazziti peggio di una cattiva maionese (ogni riferimento a Matteo Renzi è puramente voluto). Tirare le fila dei partiti italiani non è esattamente la stessa cosa che mediare, come ha egregiamente fatto, tra falchi e colombe degli economisti europei. No, non mi sento affatto tranquillo e non farò nulla per nasconderlo. E spero fortemente, per il bene dell’Italia, che i fatti mi smentiscano.

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