LE OPINIONI

IL COMMENTO E’ finito un ciclo, ma Ischia risorgerà

DI BENEDETTO VALENTINO

Esattamente cento anni fa, quando infuriava la “spagnola”, un terreno agricolo di Barano valeva dieci volte di più di un terreno del Corso Colonna di Ischia. I contadini e i proprietari terrieri consideravano “pazzi” o “matti” quelli investivano in case e palazzi in quella che era un’arida contrada di pietre. Erano pochissimi a Punta Molino a fare il “bagno a mare”: tra questi il Presidente del Consiglio Saverio Nitti, che circondato da amici, seguiva quella nuova moda balneare che sembrava destinata al lusso di pochi borghesi. Dopo la pandemia, finita la prima guerra mondiale, iniziarono a venire i primi turisti che, oltre alle terme, scoprirono il piacere della vacanza a mare. Fu il fascismo a dar vita a quello che oggi definiamo il “turismo di massa”: colonie di giovani e pensionati furono mandati sull’isola come premio per il dopolavoro.

Nel dopoguerra l’agricoltura fu abbandonata e tutti cercarono di sfruttare l’economia turistica emergente, diventata poi l’unica fonte di reddito e di ricchezza. L’economia e le mode cambiano ma il mondo continua. E’ possibile oggi, in piena pandemia, immaginare come evolverà l’economia? Come cambierà il turismo? Senza abbandonarci ad inutili pessimismi, dobbiamo guardare il mondo futuro cercando di comprendere quei segnali che la società ha già registrato, così come fecero i “matti” e i “pazzi” che compresero decenni prima degli altri che conveniva investire più in un’arida contrada vicino al mare che in un lussureggiante terreno agricolo. Solo cogliendo quei segnali avremo qualche cognizione del mondo nuovo in cui ci sveglieremo. Il futuro è sempre stato un tema angosciante per tutti gli uomini. Tentare di “governare”, anticipare e predire quello che “avverrà” è un esercizio vecchio quanto il mondo ed altrettanto inutile: mai una profezia è risultata coincidente con la realtà. Nelle società antiche il vaticinio era affidato agli “aruspici”, ai sacerdoti che con particolari riti riuscivano a predire gli eventi futuri. Su questa innata paura del futuro e del divenire, si sono costruite tutte le religioni.

Non potrò certo essere io l’“aruspice” che predice il futuro di Ischia o addirittura del mondo. Non potendo dare risposte, posso però porre delle domande. Al di la delle speranze della religione, le poche certezze che abbiamo sono quelle della conoscenza. La scienza parte dall’osservazione dei fenomeni: la soluzione ai problemi non viene dalle risposte, ma dalla curiosità e dalle domande che si pongono. In effetti, se osserviamo bene, anche prima della pandemia che sta sconvolgendo l’umanità e i suoi costumi, già c’erano molti fenomeni socio-economici in essere. Potevano continuare a coesistere negozi e vendite on line? Poteva continuare una società dove la più grande aspirazione era diventare “chef” o di cantanti? Potevamo permetterci di avere una generazione di giovani disoccupati che aspiravano solo al reddito di cittadinanza o al posto fisso? Potevamo pensare che avendo ricevuto in eredità tre casette, anche abusive, ognuno di noi si sentiva ricco e non lavorava più? Oppure, potevano continuare ad esistere imprenditori che anziché pensare alla propria azienda continuavano a indebitarsi, pensando che i soldi si stampavano da soli?

In attesa del “vaccino”, se vogliamo guardare in faccia alla realtà, dobbiamo pensare a superare questa fase di condivisione della nostra vita con il “virus”. E’ chiaro a tutti che il questa estate è “saltata”, e che con essa salteranno tante imprese. Pensiamo solo agli aliscafi o ai mezzi pubblici: con le norme già in essere, del decreto del governo di 10 aprile, possono viaggiare solo la metà dei passeggeri, dovendo mantenere la distanza di un metro. Stessa cosa per i mezzi pubblici, compreso taxi e microtaxi. Chi andrà poi normalmente al ristorante? Continueremo a farci la chiacchierata al Bar con le mascherine? E quanti hanno lo spazio per garantire la distanza tra i clienti? Solo per fare un esempio concreto, probabilmente, ritorneremo dal barbiere seguendo le regole di chi entra in una sala operatoria. Stesso problema lo avremo noi che organizziamo eventi: immaginatevi una serata del Premio Ischia in piazza dove tutti gli ospiti dovranno avere la mascherina e le sedie dovranno essere distanziate. E’ chiaro che non tutti reggeranno l’impatto economico, al di la del numero di turisti che (e se) verranno. Bastano queste misure, che saranno comunque obbligatorie per tutti anche dopo il 4 Maggio per capire che i mesi estivi faranno una selezione durissima economica. Ci attende un percorso doloroso ma anche pieno di sfide nuove e affascinanti.

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Ci sarà però un “dopo”: dove ci saranno spazi di impresa e di lavoro che oggi non riusciamo ad immaginare. E’ molto probabile infatti che presto sarà trovato il “vaccino”: tutti gli scienziati del mondo sono al lavoro per restituirci la normalità che auspichiamo, ma per molti sarà tardi. Quando accadrà infatti molte delle nostre certezze del mondo antico verranno meno: un ciclo storico sarà finito e nascerà un altro sistema, con nuove esigenze, come è sempre accaduto. Se non vogliamo essere falsi buonisti, è anche giusto che sia così: il ricambio imprenditoriale, lo spazio da dare alle nuove generazioni non solo è naturale ma può essere una grande opportunità per chi saprà coglierle, così come succede sempre in tutte le grandi rivoluzioni socio-culturali del mondo. Quanti falsi imprenditori ci sono ad esempio a Ischia che hanno in gran parte “ereditato” la loro ricchezza e l’hanno dissipata in beni futili? E’ giusto e naturale che dovranno riconquistarsela oppure sarà il mercato a dare spazio a chi più capacità.

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Ischia risorgerà con nuove energie, dove ci sarà più spazio per la competenza, per chi capirà per primo le dinamiche del Nuovo mondo che si prepara. La domanda che dovremmo farci, in attesa della nascita di un nuovo mondo, è come dare una sopravvivenza a decine di migliaia di famiglie che traevano la loro sussistenza come dipendenti delle imprese turistiche. E’ questa la vera bomba sociale, non il virus. Il problema che si pone è di assicurare la sopravvivenza ad una comunità di circa settantamila persone. E’ vero che nell’isola ci sono molti fortunati privilegiati: 15mila pensionati circa, un migliaio di dipendenti pubblici, ma è altrettanto vero che saranno in tantissimi in grande difficoltà ad affrontare non tanto i prossimi mesi estivi che comunque passeranno tra cassa integrazione, bonus e altri spiccioli, ma il prossimo inverno. E la soluzione non potrà che essere quella degli enti pubblici che dovranno attivare un piano straordinario di aiuti per un medio periodo di almeno un anno. Saranno capaci i nostri sindaci e amministratori di capirlo e di attuarlo? Fiducia quindi nel futuro: finisce un ciclo, non il mondo. Oggi è Pasqua, quale messaggio più potente di un Dio che si è fatto uomo ed è risorto? Quello che stiamo vivendo è la Pasqua che in ebraico significa appunto “passaggio”. La morte e la resurrezione fanno parte del ciclo della vita. Così la fine di un sistema e la nascita del nuovo sono i cicli che fanno parte della storia umana.

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