CRONACA

IL COMMENTO E se i ragazzi rifiutano di vaccinarsi

Li stiamo educando ad essere liberi, a ragionare con la loro testa, ad avere un loro pensiero, un opinione libera da condizionamenti, e come possiamo imporci noi genitori quando rifiutano di vaccinarsi? Ma la cosa è a monte, ma cosa è stato fatto per questi ragazzi per fargli capire l’importanza del vaccino oltre al terrorismo mediatico? Noi genitori fino a che è stato possibile, abbiamo scelto per loro la vaccinazione obbligatoria e non, ma quando ci troviamo di fronte a ragazzi dai dodici anni in poi la cosa diventa difficile. La questione della vaccinazione dei minori è sul tavolo della scienza, della politica, e purtroppo nella propaganda no vax. Che approfitta di queste evidenze per mettere in discussione la sicurezza dei vaccini, esasperando il ragionamento, se i più giovani sono praticamente immuni dal Covid19, nel senso che si infettano ma non subiscono le conseguenze della malattia, che senso ha vaccinarli? Il solito discorso fintamente ragionevole che fanno col morbillo, la varicella, le altre malattie “che tutti abbiamo avuto da bambini senza conseguenze”. Questa gente, e tra loro purtroppo vi sono anche dei medici, si scorda che anche per il morbillo, proprio come accade per il Covid19, un certo numero di bambini muore o viene colpito da polmonite morbillosa o encefaliti, portandone le conseguenze per tutta la vita.  Il sars cov2 ha fatto 28 morti tra i bambini, nel nostro Paese, e sono migliaia quelli che hanno perso gusto ed olfatto, e combattono coi sintomi del long COVID: stanchezza cronica, dolori alle ossa, problemi cognitivi.

Ma oltre al danno personale, ci sono due altri aspetti delle mancate vaccinazioni ai più giovani, la trasmissione del virus ad anziani non vaccinati o non responders ai vaccini, i loro genitori, i loro nonni, mettendo a rischio la loro vita perché loro invece le conseguenze drammatiche della malattia hanno alta possibilità di svilupparle. E quello che è ancora più grave, il mantenimento di una sorta di serbatoio virale, in cui sars cov-2 continua a incubare, circolare, mutare: col rischio molto concreto che si sviluppi una variante capace di aggirare i vaccini che fino ad ora abbiamo fatto, rendendoli inutili. Per questo la Società Italiana di Pediatria, quella di virologia e in generale la parte seria della comunità scientifica chiede a gran voce che anche i più piccoli vengano vaccinati. Ma non è un “sacrificio” che si chiede ai ragazzi, nessuno vorrebbe mettere a rischio la loro vita: ovviamente nessun farmaco e neppure quelli più controllati come i vaccini è senza effetti collaterali o eventi avversi anche gravi, in una minima parte della popolazione. Il solo sospetto, perché certezza ancora non esiste, che i vaccini a vettore virale possano essere implicati nell’insorgere delle rare forme di trombocitopenia che si sono registrate con Astra Zeneca e Johnson ha indotto le autorità regolatorie ad escludere dalla loro somministrazione chi abbia meno di 60 anni. Nessuno deve essere messo inutilmente a rischio, seppur ipotetico. La possibilità di sviluppare in una piccolissima fetta di popolazione giovanile una pericardite o miocardite- ribadendo che gli effetti sono rari e transitori- non deve farci scordare che in forme ben più gravi è proprio quello che fa il virus sul cuore ed i vasi nei bambini che sono colpiti da MIS-C, sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica. A causa della quale decine di bambini anche piccolissimi hanno passato mesi in ospedale. Mentre nessun effetto collaterale grave si è registrato tra i 6.750 bambini dai 6 mesi agli 11 anni che negli Usa e in Canada hanno preso parte a un trial clinico di fase 2-3 sul vaccino a mRna già sviluppato contro il coronavirus da Moderna, studio che ha dato risultati eccezionali: sui più piccoli quel vaccino sviluppa una immunità che sfiora il 100%, non comune nei vaccini.

Sempre negli Stati Uniti è partita la sperimentazione dai 6 mesi di età anche per il vaccino della Pfizer. Al momento l’indicazione della FDA americana è di vaccinare contro il sars cov-2 dai 12 anni in su, stessa linea di Ema e della nostra Aifa, ma quando saranno terminate le vaccinazioni dei soggetti più a rischio, se vogliamo voltare pagina archiviando la pandemia la scelta di introdurre anche quella contro il Covid19 tra le vaccinazioni pediatriche sarà inevitabile. Ma di tutto questo li abbiamo informati i nostri ragazzi? Lo psicoanalista Raffaele De Siano afferma, “ Gli adolescenti sono quelle persone che hanno patito più di tutti in questo anno e mezzo di pandemia. Ai giovani è stata limitata la socialità e la condivisione che sono passaggi essenziali alla loro crescita indispensabili per un armonico sviluppo psichico della personalità in formazione. La maggior parte dei giovani e adolescenti pensa che il vaccino è libertà; la scuola un tempo era basata sulla gruppalita’, sul dialogo e le esperienze comuni, adesso è anch’essa distanza e lezioni dette e fatte da insegnanti spesso “incapaci”. Ma cosa succede se il giovane vuole vaccinarsi contro la volontà dei genitori, è convinto di raggiungere una sola irreale libertà?

Ricordiamoci dei selfie dei ragazzi in quarantena si mostravano come vite interrotte dal covid, rapporti umani stravolti dall’assurdo. Purtroppo per questi ragazzi si è creato un delirio e non è stato spiegato cos’è il vaccino, apriamo le scuole in sicurezza, con una certa intelligenza, vaccino obbligatorio con Green pass per tutti gli insegnanti e personale scolastico, la pandemia farà il suo corso e prima o poi sparirà “. Basta con questo terrorismo mediatico, i più piccoli vanno comunque protetti, rendendo sicuri gli ambienti che frequentano, e ai non vaccinati deve essere permesso il diritto di andare a scuola, controllandoli con tamponi anche a cadenza settimanale per arginare l’eventualità di una positività asintomatica ed evitare il contagio. Ma non dobbiamo più minacciarli che se non hanno il Green pass non possono entrare a scuola e devono stare in Dad nel modo più assoluto, devono tornare a scuola, in una scuola sicura, che li accolga senza alcun tipo di discriminazione. E intanto nell’ultima settimana abbiamo registrato un aumento di casi proprio nei bambini e ragazzi non vaccinati, sebbene quasi tutti asintomatici o con lievissimi sintomi, e fa male vedere tanti bambini in attesa del tampone fuori al gazebo vicino all’ospedale. Ma quando finirà? Quel che è certo, sembra una torre di Babele, si sono ingarbugliate le lingue, ognuno dice la sua, tutti professori, di sicuro c’è chi ci sta marciando e chi sta perdendo anche quel poco che teneva.

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