LE OPINIONI

IL COMMENTO E’ tempo di ricucire regioni e ragioni del mezzogiorno

Le urne si sono espresse, i nuovi assetti regionali sono una realtà, quelli comunali hanno, purtroppo, lasciato, nella nostra isola, una coda velenosa a Lacco Ameno. E’ dunque tempo di fare bilanci e prendere in considerazione quella che era stata una proposta lanciata, 5-6 giorni prima delle votazioni, dall’ex ministro e vice segretario nazionale socialista, Claudio Signorile. La proposta è estremamente interessante e ha suscitato un ampio e qualificato dibattito su Il Corriere della Sera ma era stata oscurata, al grande pubblico, dal clamore e dall’agonismo accentuato di tanti aspiranti consiglieri, spesso privi di idee. La proposta attiene alla necessità di creare un “Mezzogiorno Federato” per avere più forza in Europa e per riequilibrare l’Italia, in cui il Covid ha provveduto ad accentuare il divario di ricchezza ed opportunità tra nord e sud. Scrive Signorile: “Dopo il voto regionale, qualsiasi sia il risultato, il Mezzogiorno, dal Continente alle isole, deve presentarsi unito al tavolo di Governo e al confronto con la UE, con le sue Regioni federate, in obiettivi comuni e con una strategia condivisa nei riguardi delle grandi opere, sui progetti di rinascita e di sviluppo e sulle disponibilità finanziarie e il loro utilizzo.

CLAUDIO SIGNORILE

Il ragionamento di Signorile è che, nell’ambito dell’Europa, il Mediterraneo diventa sempre più strategico, come mare interno e decisivo per dimensione geo-economica e geo-politica. Bisogna creare – a suo avviso – una Federazione delle Regioni del Mezzogiorno, basata su alcuni punti: arrestare la demonizzazione del Mezzogiorno come luogo esclusivo di malaffare e malapolitica, con una lotta culturale e politica contro la camorra e altre forme di malavita associata; unificare la programmazione e la gestione di almeno il 70% dei fondi comunitari e nazionali destinati al Sud, per mirare al rafforzamento dell’armatura infrastrutturale e telematica del territorio; alla sanità di territorio e preventiva; alla formazione e alla ricerca; alla valorizzazione del patrimonio naturale, artistico e culturale; alle eccellenze agro- alimentari; alla tutela e al risanamento del patrimonio idrogeologico. A Signorile ha subito fatto seguito Giulio Di Donato, ex vicesegretario nazionale del PSI che ha, giustamente, sottolineato che dovrebbe trattarsi di un federalismo per “unire” e non per “separarsi” dalle Regioni del nord.

Se lo facessimo, come purtroppo vorrebbero alcuni movimenti neoborbonici, “contro” il nord, spingeremmo le Regioni del nord a federarsi a loro volta in funzione antimeridionale. Sulla provocazione intellettuale di Signorile sono intervenuti Gennaro De Crescenzo del Movimento per il Nuovo Sud, Claudio De Vincenti, economista ed ex ministro per la Coesione Territoriale, il prof, Ettore Iorio, Ordinario Unical, che propone di mettere al centro dell’attenzione “il mare” di cui scrive: “Quel tesoto di migliaia di chilometri, spesso adiacente alle preziosità archeologiche attrattive per tutto il pianeta” Nella campagna elettorale non si è parlato di mare come non si è parlato della necessità di federare le Regioni del Mezzogiorno. E’ intervenuto ancora sul tema Ettore Incalza, che ha sottolineato come Signorile, con la sua proposta, abbia di fatto disegnato un ruolo preciso ed importante alle Regioni del Mezzogiorno che possono assumere in questa “ concorrenza” di compiti ed attribuzioni tra Stato e Regioni ( distinzione che in passato ha creato problemi di interpretazione costituzionale) .

Personalità forti come De Luca ed Emiliano tendono ad accentrare su di sé il consenso elettorale più che sulla progettualità, ma la distribuzione dei 209 miliardi di euro all’Italia del Recovery Plan devono suggerire una strategia collaborativa ed allargata. Ciò che preoccupa, dal ristretto punto di vista di noi isolani, è che anche a livello municipale gli orizzonti, anziché ampliarsi, si restringono: la contesa elettorale di Procida e soprattutto di Lacco Ameno, a prescindere da vincitori e vinti, ha lacerato le popolazioni dei due Comuni. Sarà pertanto doveroso, anche se difficile, ricucire gli strappi, gli odi di fazione. Se nei singoli Comuni si acuiscono le fratture, se non decolla la collaborazione intercomunale ( come gestione unitaria dei servizi essenziali o come fusione di Comuni) come possiamo contribuire ad una Federazione delle Regioni del Mezzogiorno e come possiamo sperare in un’Italia più equilibrata, più giusta, più inserita in Europa? Nel mentre auspichiamo una progettualità interregionale, per intercettare i miliardi dell’Europa, ogni Comune isolano – nel frattempo – continua a voler gestire da solo problemi isolani come la raccolta dei rifiuti. Per non dire che l’assurda vicenda elettorale di Lacco Ameno ha evidenziato che un piccolo Comune da solo non è in grado nemmeno di esprimere presidenti di seggio e scrutatori all’altezza della situazione.

Vittorino Andreoli

Il vuoto culturale da colmare è ancora grande e i tempi a disposizione, per non vanificare le opportunità che l’Europa ci offre, sono piccoli e stretti. A noi cittadini ed osservatori esterni resta il compito ( come ci sforziamo di fare) di stimolare riflessioni e invitare al rispetto dei tempi. Al Sindaco di Procida e a quello che sarà proclamato Sindaco di Lacco Ameno, ma anche ai Governatori delle regioni meridionali e alle centinaia di Sindaci del Sud Italia, vorrei raccomandare la lettura dell’ultimo saggio di Vittorino Andreoli, psichiatra illustre, dal titolo “ Fare la pace”.In tale saggio , il ruolo centrale è assegnato alle parole e le parole chiave, per una pacificazione sociale, sono dieci: da Verità a Esclusione,Dimenticare, Proprietà, Ubbidienza, Discussione ed altre. In particolare la parola Discussione, il cui etimo latino è “ agitare” e fa pensare agli scontri piazzaioli da talk show e da campagna elettorale, andrebbe sostituita da “ Conversare”, che dà invece l’idea del “venire incontro” all’interlocutore, della voglia di arricchire l’altro e arricchirsi a sua volta. Quando si governa, un Comune, una Regione, una Nazione, lo si deve fare nel nome di tutti e nel rispetto delle idee di tutti. Guai ad alimentare vendette, discriminazioni e ulteriori lacerazioni del corpo sociale. Saremo, saranno – i nuovi leader – capaci di tanto?

Ads

Ads

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button