IL COMMENTO Edilizia: difendere i deboli, stanare gli speculatori

C’è un aspetto, nella larga coalizione di Associazioni per la tutela della casa, che non convince. Si difende dall’abbattimento e s’invoca lo stop delle ruspe per la prima ed unica casa ma ci si guarda bene dall’evidenziare e denunciare l’abusivismo speculativo. Senza rendersi conto che, in tal modo, si rende il territorio invivibile e il risultato è che, essendo i grandi speculatori ben protetti e difesi da avvocati agguerriti, a farne le spese saranno sempre e solo i deboli, che non hanno le spalle coperte né a livello di organi istituzionali né a livello di giustizia amministrativa e penale. Si sostiene che la questione abbattimenti è solo colpa di una Magistratura cieca, che tira a sorte chi abbattere. Non tutte le Associazioni per la casa la pensano allo stesso modo. Do atto a Gennaro Savio e al suo movimento di mettere equamente sui due piatti della bilancia, da un lato le case cosiddette di necessità (ma su questo concetto è necessario fare, come farò, alcune precisazioni) e d’altro lato la speculazione edilizia abusiva per mero tornaconto economico. Savio fa questa doverosa distinzione, tuttavia non si può lasciare solo a CO.RI.VERDE la responsabilità di individuare, su segnalazioni che le pervengono, casi macroscopici di abusivismo speculativo. Ci vuole una responsabilizzazione e un coinvolgimento più largo, se vogliamo apparire credibili verso la Magistratura e verso il mondo dei media italiani.


Ma veniamo alle precisazioni sul concetto di “necessità”. Se lo facciamo passare come criterio valido per il presente e per il futuro, commettiamo un reato di “istigazione a delinquere”. Lo stato di necessità abitativa è un concetto accettabile solo a posteriori. Cioè, ad abuso consumato, la Magistratura, supportata da leggi adeguate del Parlamento, potrebbe e dovrebbe riconoscere che il nucleo familiare in questione, impossibilitato a soluzioni abitative alternative, si è trovato in condizioni di costruire un tetto in violazione della legge. Un criterio fondamentale da fissare in nuova normativa dovrebbe, di fronte a questi casi, ritenere “inumano” che, a distanza di anni di vita vissuta in quella casa, la famiglia possa essere sbattuta fuori e senza prospettive. Altro criterio fondamentale dovrebbe essere, sempre sancito in una nuova normativa, quello dell’ubicazione della casa abusiva, che andrebbe abbattuta solo nel caso che insista in zona pericolosa da un punto di vista della sicurezza e dell’assetto idrogeologico o in zona di “straordinario interesse paesaggistico”. Sottolineo “straordinario”, altrimenti tutta l’isola è bella e non andrebbe toccata. In molti casi (in cui non vengono lesi sicurezza e paesaggio) i Comuni dovrebbero acquisire al patrimonio pubblico le case abusive e convertirle in “abitazioni di emergenza pubblica”, per un periodo necessario per i senza casa, a trovare soluzioni alternative, a partire – naturalmente – dallo stesso nucleo familiare che ha generato la costruzione abusiva, se non ha altra soluzione. Ovvio che una legge di indirizzo nazionale agevolerebbe questa soluzione. E non possiamo, in ultima analisi, non sottolineare che l’abusivismo edilizio è frutto di un preciso sistema politico-amministrativo che ha visto moltiplicare i consensi elettorali, nel segno di una “ tolleranza” complice e ammiccante. Va sottolineato che oggi è molto più semplice rilevare difformità e abusi, grazie a progressi tecnici nei rilievi fotogrammetrici e di telerilevamento, con l’ausilio anche dell’Intelligenza Artificiale. Per cui l’inadeguatezza dei controlli da parte degli enti locali e delle istituzioni statali deputate alla sorveglianza del territorio, appaiono adesso ancora più ingiustificati. Negli ultimi casi di repressione dell’abusivismo speculativo, colpito dalla solerzia del Commissariato di Polizia, che ha letteralmente trascinato uffici tecnici e vigili urbani, è emersa una colpevole inerzia comunale di anni e anni. Questo comportamento ha un solo nome: omissione di atti di ufficio. Non ci si lamenti poi se ci saranno conseguenze penali!





Tutto quello che propone il dottor Borgogna, è di difficile applicazione. Una legge così contorta non verrebbe mai approvata dal parlamento. In Italia vi è una legge che vieta una realizzazione di una casa , senza un autorizzazione. Chi costruisce senza licenza commette un reato . È va perseguita per legge. Come il Savio afferma che chi costruisce x necessità non è perseguibile.
Come i comitati civici non possono entrare nelle dinamiche di chi costruisce contro legge. Sono deputati a farlo le istituzioni .
Il Comune è il Parlamento. L’annoso problema degli abusi , va avanti in pregresso, e in futuro. Due sono le soluzioni. Ho demolire tutto. È questo è impossibile, è inimmaginabile. Ci sarebbe la guerra civile. Sono le istituzioni che hanno creato il problema. È spetta a loro risolvere. Come. Una legge speciale di sanatoria edilizia per l’isola di Ischia. È altri luoghi .
Non con un decreto legge. IL Quirinale non lo farebbe passare. Un disegno di legge da parte del governo. Una volta arrivato nel aula del parlamento , chiedere il voto di fiducia. Dopo 24 ore sarebbe approvato. È porrebbe fino alle diatribe che affligge l’isola da decenni. La mia non è una proposta insensata. È la politica che manca il coraggio di attuarla. Per il dopo amministia , è un altro discorso. Da fare con serietà e coraggio.
Non c’è bisogno di un’amnistia piuttosto di “lavorare” con intelligenza, anche artificiale se non ci sono validi cervelli disponibili, e soprattutto più senso di realtà… Infatti nonostante i cittadini abbiano aderito con fiducia agli appelli dei tre condoni nazionali, soprattutto per l’ultimo del 2003, Ischia resta “isolata”, a causa della scelta del centrosinistra di Bassolino, che impose alla Campania vincoli più restrittivi rispetto alle altre regioni.
La comunità si ritrova così in una situazione insostenibile, i tecnici in uno stallo normativo, ed i cittadini privati di un “sacro” principio: l’uguaglianza costituzionale.
A fronte del diniego di tante domande di condono, improcedibili perché Ischia ricade per intero nel vincolo paesaggistico, al di là delle valenze diverse del suo territorio, se non si provvederà urgentemente, i comuni saranno costretti a restituire con gli interessi i versamenti di oneri concessori e costi di costruzione, già incassati e probabilmente già spesi, con gravi ripercussioni sui bilanci comunali, inoltre interi nuclei familiari si ritroveranno privati dell’alloggio e costretti ad emigrare sul continente, con perdita di residenti e di…elettori!