IL COMMENTO EFFERVESCENZA COLLETTIVA, EVENTI E DINTORNI

Traggo da un recente numero di D, inserto femminile di Repubblica, un interessante articolo di Concita De Gregorio, dal titolo “Eppur si muove”. La giornalista si sofferma su un diffuso fenomeno (che ha riguardato quest’estate anche Ischia): quello del forte bisogno di mischiarsi nelle folle in occasione di eventi, innanzi tutto di natura musicale ma non solo; perfino di festival culturali, teatri. C’è, insomma, un forte bisogno di relazioni dal vivo, tra corpi, non più e non solo tra immagini in rete o attraverso i telefonini. Scrive De Gregorio: “La febbre dei live, la domanda di eventi a cui partecipare in presenza è in costante salita”. Lo abbiamo constatato in vari Comuni dell’isola d’Ischia, con piazze strapiene, anche grazie alla bravura di nostrani organizzatori di eventi, disk Jockey e grazie infine anche all’utilizzo (a rotazione) di piazze pubbliche tradizionali o nuove (vedi Casamicciola). Non so se è una risposta all’isolazionismo post pandemico, alla stanchezza per gli eccessi dei social e delle immagini a distanza. Io non lo so e non lo sapeva nemmeno Concita De Gregorio. Pertanto la giornalista si è data da fare (come ho cercato nel mio piccolo di fare altrettanto) per verificare se il mondo scientifico o parascientifico della sociologia avesse studiato il fenomeno.
Ebbene sì, gli esperti hanno studiato il fenomeno e gli hanno dato anche un nome che ne riassume le caratteristiche: effervescenza collettiva. Un forte bisogno di condividere e sentire sulla propria pelle, in stretto contatto con corpi di altre persone, di folla, di coetanei o di generazioni diverse, l’ebbrezza di una musica, di un recital, di un ballo. Con ciò non voglio spegnere gli entusiasmi di quanti sull’isola (organizzatori di eventi, disk Jockey, amministratori comunali) pensano che tutto sia dipeso dalla loro bravura e dai loro programmi estivi. Certo, bisogna anche saperli organizzare gli eventi, ma il successo di questi eventi è soprattutto il risultato di una tendenza sociologica di ampio raggio. Gli artisti che si esibiscono hanno avvertito questo vento di corporeità collettiva e, in molti casi, invitano gli spettatori a spegnere i telefonini e a sintonizzarsi su questa nuova lunghezza d’onda dell’effervescenza collettiva. Naturalmente, dentro questa tendenza (non più “via dalla pazza folla” ma “vai dentro la pazza folla” si nascondono anche problemi di organizzazione, sicurezza, traffico. Pensate che in un recente evento di Jovanotti ad Agnano (Napoli) si è verificato un pauroso ingorgo per tutta una notte. Sequestri di centinaia di motorini, impossibilità di far ritorno a casa, paura. E a questo bisogna preventivamente trovar rimedio. Questo significa che possiamo programmare a lungo termine eventi popolari che tengano conto di questa scia feconda? No, significa che di fronte ai rapidi e complessi mutamenti della società moderna, dobbiamo sempre sforzarci di capirne il senso e adeguarsi al nuovo. Del resto il senso degli eventi non è altro che il surrogato del senso più ampio della vita. E qui affronto l’altro corno del dilemma: il bisogno di afferrare il senso della vita.
A tal proposito mi riallaccio ad un altro articolo, sempre su D di Repubblica, a cura di Massimo Giannini. Il giornalista avverte nell’aria un bisogno di spiritualità, di sacralità. Non di natura esclusivamente religiosa ma diretta a cogliere il senso dell’esistenza, poi cita il filosofo Umberto Galimberti che gli suggerisce che non solo il senso della vita viene oggi cercato dalle persone, che vogliono e cercano anche conforto. Il mondo odierno è talmente complesso che la ragione e la razionalità non bastano più. Cerchiamo allora di mettere insieme queste due tendenze che – ripeto – riscontriamo con facilità anche nella nostra isola: da un lato il bisogno corporeo, tattile, visivo, uditivo di vivere in collettività eventi spettacolari, artistici, culturali; d’altro lato un bisogno di conforto e sacralità. Le due cose possono convivere, anzi sono complementari: condividere con centinaia, migliaia di persone accanto un bisogno di svago e divertimento, cercando di cogliere, nel contempo, il senso vero della vita. Detto questo, è spiegabile anche la reazione popolare avversa ad eventi (per esempio wedding di coppie ricche o famose che decidono di sposarsi in grande stile a Ischia). Avvenne poco tempo fa a Forio, con elicottero in piazza e ricevimento al Faro, accade a Ischia Ponte per matrimonio di americani, sfilata canora post messa e ordinanza comunale di anticipazione chiusura ZTL al traffico. Gli eventi funzionano a meraviglia quando vi è libera e coinvolgente partecipazione di tutti; non piacciono affatto quando si ha l’impressione di privilegio ed esclusione. E a nulla serve la considerazione che il matrimonio vip è occasione di immagine, di vetrina turistica internazionale; che arrivano 100 ospiti americani, che la scelta della location è stata effettuata dallo sposo, che conosceva l’isola, e che la sposa si è convinta a seguito di un sopralluogo entusiastico. I cittadini non sono più disposti a fare da spettatori passivi di eventi che si svolgono sul proprio territorio. Vogliono essere coprotagonisti dei destini della propria isola.






