LE OPINIONI

IL COMMENTO En plein air

Non saranno possibili, prima del 14 luglio, balli nelle discoteche. Il numero degli spettatori consentito nei cinema e nei teatri è di 200 al chiuso e 1.000 all’aperto. Sarà gioco-forza riscoprire il fascino degli spazi all’aperto. E solo ora ci rendiamo conto di quanti spazi aperti abbiamo sottratto al pubblico godimento e comprendiamo come abbiamo ridotto le occasioni di svago e godimento per i nostri giovani e per un turismo giovanile che, tuttavia, va coltivato. Lo ha sottolineato, giorni fa, in maniera efficace, Gianmarco Balestrieri, patron di Ellegi Spettacoli che, dopo aver tracciato a Ischia un modo diverso e moderno per intrattenere i giovani, dopo essere stato costretto, per un periodo, a continuare tali esperienze fuori dall’isola, nel momento in cui avrebbe ripreso l’attività di organizzazione di eventi per giovani qui sull’isola, eccoti piombata addosso la pandemia che ha “disintegrato” ogni possibilità di assembramento. E c’è chi gode, perché commette l’errore di confondere gli eccessi della movida, che si registrano in particolare nei locali della riva destra (anche in questi giorni) con tutto ciò che è genericamente svago giovanile.

Ovviamente il problema riguarda tutto il comparto dello svago: dalle discoteche al teatro, al cinema. 200 spettatori massimo per locali al chiuso e 1.000 per spazi all’aperto, è un limite pesante per la redditività di queste attività. I giovani avranno, dunque, difficoltà a sentire musica, dovranno rinunciare a ballare, non vedranno – quest’estate – spettacoli teatrali e non andranno a cinema? Questa eventualità ci fa molto riflettere su come l’isola si è andata trasformando, vedendosi derubata gradualmente di spazi all’aperto, a causa della speculazione edilizia e dell’affarismo senza scrupolo. Niente più cinema all’aperto, né teatri all’aperto, niente discoteche sotto gli alberi di pino (alberi che stanno continuando a rinsecchire dopo una fase che aveva lasciato ben sperare). C’erano, una volta, il Cinema Lucia all’aperto, l’Arena Pineta, il Giardino d’Italia (e parlo del solo Comune d’Ischia). C’erano, nel campo dell’intrattenimento musicale, La Pinetella, il Castillo de Aragona, il Rancho Fellone, il Monkey Bar. Si facevano teatri all’aperto ovunque, davanti alla Chiesa del Soccorso, al Piazzale delle Alghe, all’Arena Pineta, al Porto di Sant’Angelo, nello spazio retrostante l’edificio del Pio Monte della Misericordia. Adesso, che sarebbe strategico ri-conquistare e ri-occupare gli spazi all’aperto, ci accorgiamo che tali spazi sono ridotti al minimo. Adesso che potremmo cogliere l’occasione per eliminare tutte le discoteche, pub e bar con altoparlanti ad alto volume, immersi nel pieno centro abitato e che hanno avvelenato la vita di alcune famiglie malcapitate, a cui è stato tolto il sonno e regalato stress a non finire, proprio adesso fatichiamo incredibilmente a individuare zone più decentrate dove far trionfare lo svago giovanile all’aria aperta.

Certo, se le amministrazioni comunali fossero lungimiranti, riuscirebbero ancora ad offrire ai gestori dei cinema, agli organizzatori di eventi, ai cultori di teatro, la possibilità di usufruire gratis, slarghi nelle pinete, spiazzati pubblici, situati quanto più possibile lontani da abitazioni e metterebbero a disposizione assistenti volontari per un afflusso regolato e contingentato degli spettatori, anziché piazzare vigili urbani, inspiegabilmente, a far da controllori dei flussi di pensionati all’ingresso di Poste Italiane (che –ricordiamolo – è una società privata). Non c’è, come strumento incentivante, solo la defiscalizzazione per aziende che mantengono l’occupazione per quattro mesi, c’è da mettere in atto anche una politica di bilanciamento e riallocazione di attività di svago da luoghi inquinati ed inquinanti a luoghi “ameni”, da locali sottoscala ed insalubri a spazi “en plein air”. Portiamo tutto in superficie, cosicché resti di questi sciagurati ed insalubri locali interrati, soltanto una labile “memoria del sottosuolo”, per dirla con lo scrittore russo Fedor Dostoevskij. Cinema, teatro, musica sono componenti essenziali all’attività turistica. Ischia non può e non deve farne a meno. E non potrebbe fare a meno degli splendidi Giardini La Mortella, dove però, fino a settembre, non ci saranno concerti. Ascoltare, in filodiffusione, nella Sala da the e nel Museo, le musiche di William Walton, non è esattamente la stessa cosa che ascoltare dal vivo nell’anfiteatro la musica di giovani talenti musicali. Ci mancherà il connubio reale natura-musica. Occorrerà l’azione congiunta ed intelligente di gestori privati ed amministrazioni pubbliche. Faccio l’esempio del Comune di Bologna e in specie del Teatro Comunale di questa città. Sapete chi è l’assessore regionale alla Cultura dell’Emilia Romagna? Quel Mauro Felicori che, dopo essere stato brillante dirigente del Comune di Bologna, andò a dirigere la Reggia di Caserta, riportandola al suo antico splendore e cacciò via una masnada di filibustieri approfittatori dei beni pubblici. Felicori, in collaborazione col Sovrintendente del Teatro, Fulvio Maccianti, ha organizzato un programma musicale per l’estate, dal 25 giugno all’8 agosto. L’orchestra occuperà l’intera platea, prima occupata dal pubblico, e gli spettatori, in numero limitato, occuperanno esclusivamente i palchi. Quindi, visione ed ascolto esclusivamente dall’alto. A Padova, il Sindaco PD, Sergio Giordani, pubblicherà un bando per la gestione di 120 spazi pubblici (dicasi centoventi!) tra parchi, arre verdi, spazi urbani, piazze e spiazzi. “Non-luoghi” da tramutare in “luoghi di cultura, spettacolo, musica, vita”. Il teatro, il cinema e la musica non possono morire perché la loro morte equivarrebbe alla nostra morte civile, all’annichilimento dell’anima. Certo, l’economia è importante per preservare la libertà dal bisogno di ciascuno di noi, ma essenziale è anche preservare la libertà dell’anima, la nostra capacità di avere una sensibilità, una coscienza, un alto grado di relazioni ed interazioni umane.

Giovanni Allevi

Mi hanno lasciato grande impressione, in questi giorni, alcune interviste e dichiarazioni di grandi musicisti, molto amati dal pubblico. Giovanni Allevi, pianista, compositore e direttore d’orchestra, che ha venduto centinaia di migliaia di copie di dischi, in un’intervista ad un periodico religioso, ha parlato di un suo intervento alla School of Philosophy di New York, sul tema “Il rapporto tra musica e filosofia”. Allevi aveva preparato un discorso impegnato, pensando che l’uditorio fosse costituito di uomini di pensiero culturalmente attrezzati. La sorpresa fu che l’uditorio era costituito esclusivamente da bambini. Cambiò al volo il tipo di intervento e le parole da usare e capì ancor di più, con quella esperienza, che la musica è “gioco, curiosità, stupore, ricerca”. Allevi mira a “volare alto” ma paradossalmente mantenendo i piedi per terra. Cita Hegel, secondo il quale “quando l’ideale astratto incontra il reale, si manifestano l’assoluto, il sublime”. E cito il compositore, premio Oscar, Nicola Piovani che sta allestendo, per il teatro Greco di Siracusa, uno spettacolo dal titolo “L’isola della luce”, dramma musicale dedicato ad Apollo. Assisteranno solo 480 spettatori. In breve si tratta di questo: siamo sull’isola greca di Delos. Latona partorisce Apollo contro il volere degli Dei, perché Apollo porterà la luce agli uomini che devono vivere nel buio (Evidente il riferimento alla situazione della pandemia e alla necessità di riportare la luce agli uomini). Piovani iniziò ad amare la musica (e una fisarmonica) già dall’età di 5 anni. Possiamo mai rinunciare alla musica di questi grandi? Possiamo sperare che “L’isola della luce” di Piovani valga anche per Ischia? Arriverà anche a noi la luce di Apollo (e Ischia ha conosciuto i riti di venerazione al Dio Sole) e potremo anche noi essere un’isola di luce? Che la musica ci illumini! Per terminare: “en plein air” era anche un genere di pittura; ne era maestro Claude Monet, che amava dipingere all’aperto e di cui resta famosa una breve frase: “Io dipingo come un uccello canta”. Ecco, ritorniamo, anche noi comuni mortali ischitani, che non siamo né musicisti né artisti (che tuttavia amiamo profondamente) a ristabilire un rapporto con la natura. Riesaminiamo il sottosuolo della nostra psiche e riprendiamoci, con un colpo solo, natura e coscienza collettiva.

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