LE OPINIONI

IL COMMENTO Eroi che sfidano la morte ogni giorno

DI GIORGIO DI DIO

I giorni cominciano all’alba e al tramonto non sono ancora finiti. La luce scivola su immagini devastanti, su sguardi persi nel vuoto, su quelle sottili canne al vento che solo da vicino ti accorgi che sono bambini. Alcuni persi da soli, altri accucciati accanto al padre che cerca di spiegare che la loro madre non c’è più, che quell’ultima bomba l’ha colpita primache riuscisse a mettersi in salvo. Gli eroi sono fantasmi che girano per le strade della striscia di Gaza, con i loro camion pieni di cibo che distribuiscano sempre e che non basta mai. Nel sole dei giorni prima dell’oscurità, come in un sogno veloce e vivido, sono figure che luccicano, visibili, in continuo pericolo. Guardano quell’umanità sofferente, le schegge che incidono la pelle, il sangue che sgorga, il dolore che oramai non si sente più. Non ce la fanno più a guardare quelle cose che sembrano impossibili, chiudono gli occhi, ma non possono tornare indietro. Nella Striscia, sfidando bombe e i droni, per distribuire cibo alle famiglie. Le immagini fluttuano aldi là degli occhi, schiacciano le palpebre. I lamenti sono un mormorio costante, ti fanno spingere il piede sull’acceleratore, ti esortano ad andare avanti incurante del ronzio che senti nelle orecchie, a scendere ad ogni casa per le strade afose e lontane dal tuo paese, a consegnare quel pacco che è solo una razione di sopravvivenza. Per non farli morire. Per salvare ancora qualcuno.

Le strade oramai non più asfaltate che affondano sotto i piedi come un tappeto morbido, gli aerei che rombano, un cane smagrito che abbaia. Dal sole del mattino fino alla sera per fare più consegne possibili, le stelle grandi e lontane, la luna che non riesci a trovare. Senti un peso sul petto , respiri a fatica dopo una giornata tremenda, poi finalmente vedi la luna e sai che è ore di tornare a casa. Fino a domani quando tutto ricomincia daccapo, gli stessi fotogrammi che si sovrappongono , a cercare di salvare vite in questo mondo pieno di follia. In una catastrofe umanitaria mai vista prima, nella striscia dove si contano più morti che vivi, dove i bambini sono trasparenti, dove i neonati muoiono per la fame, riuscire a portare un po’ di cibo è un’emergenza assoluta. Camion carichi di tonnellate di alimenti e materiale medico sono entrati nella striscia il 14 aprile e non si sono più fermati. Ma bisogna fare presto. Ogni giorno è diverso dall’altro , quello che si riesce a fare oggi non si sa se sarà possibile farlo domani. Non è mai un’impresa facile e c’è bisogno dell’aiuto di gente locale, che conosce le case sa dove sono quelli più bisognosi. E bisogna convincere quelli che restano fuori che gli aiuti arriveranno anche per loro. Ma non ci sono solo le case. Ci sono i profughi che una casa non ce l’hanno più e si rifugiano nelle scuole, negli edifici pubblici, negli spazi disponibili degli ospedali. Anche ,loro hanno bisogno di aiuto, anche a loro bisogna pensare. Poi ci sono quelli che hanno trovato posto solo sulle spiagge, dove c’èsolo sabbia, non ci sono servizi igienici, non c’è acqua.

Nessun posto è scuro nella striscia. Ogni istante è buono per esser colpiti da una bomba. Ci si addormenta la sera senza sapere se ci si potrà svegliare al mattino. I camion degli aiuti girano tra gente affamata portando quello che può essere solo una goccia di acqua nel mare. La merce viene da grandi magazzini sparsi per il mondo. Da lì tonnellate e tonnellate di cibo, farmaci, attrezzature, affrontano viaggi lunghissimi prima di arrivare a destinazione. Quando facciamo una donazione a una delle ONG come Amnesty International, ActionAid, Medici senza frontiere ecc. spesso ci chiediamo se i nostri soldi arriveranno a destinazione e se serviranno a qualcosa. Ma se potessimo vedere con i nostri occhi la potente organizzazione che collega i grandi magazzini delle cittàeuropee agli angoli piùsperduti del mondo non avremmo di questi dubbi. Una macchina incredibile fatta di organizzazione, lavoro intenso, di flessibilità, di mappe da seguire fin ai più sperduti posti nel mondo. Processi che coinvolgono numerose persone, dagli addetti ai magazzini, dal personale amministrativo, dagli autisti. Preparazione di kit alimentari, di kit di medicinali che hanno bisogno della catena del freddo, e poi la fase più delicata, più difficile, più pericolosa , quella della distribuzione. La solidarietà è un lungo viaggio cha ha bisogno di un’organizzazione ferrea, di dedizione e di gente disposta a rischiare la vita. Poi l’imparzialità, la scelta nel decidere chi assistere per primo, di capire chi ha più bisogno di un altro. A Gaza l’organizzazione umanitaria è presente già da tempo, aspettavano solo di poter partire. Ora ci sono sale operatorie gonfiabili che nascono in mezzo al nulla, stanze di degenza, sale parto, con pareti di teli neri pe renderli poco visibili all’aviazione di Israele. E ci sono camion che girano distribuendo cibo sotto le bombe.Ma è oltremodo difficile far entrare a Gaza attrezzature salvavita, frigoriferi per conservare i medicinali, generatori, bombole di ossigeno. Tutte le attrezzature sono sottoposte a controlli ferrei da parte di Israele, che durano settimane , a volte mesi. Gli aiuti sono sempre inadeguati rispetto ai bisogni della popolazione, ma è già un miracolo quelloche si riesce a fare sotto gli attacchi dell’esercito israeliano che non risparmia neanche i mezzi delle organizzazioni umanità, uccidendo chi gli capita. E mentre la striscia è un luogo sprofondato nel buio, mentre gli abitanti ancora sperano in un poco di ossigeno, mentre aspettano di vedere una luce, mentre sperano in una tregua che tarda a venire, (oppure: anche se ora c’è la tregua che finalmente è arrivata) i camion volanti continuano a girare senza sosta in uno squilibrio caotico che nasce dal nulla e li attraein un gorgo di buio. Solo ombre, così immagino questi uomini, stelle morte che proiettano ancora laluce, immagini senza corpo, apparenze come lampi in un temporale.

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