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LE OPINIONI

IL COMMENTO Essere o apparire, cosa conta di piu’ oggi?

Non siamo piu’ in grado, di fare un viaggio introspettivo dentro di noi, e capire da dove parte, quella che possiamo chiamare “ossessione” per l’apparire più che per l’essere. Ancora una volta, mostriamo la nostra fragilità, il nostro lato debole a non puntare su qualcosa di concreto, ma su qualcosa di effimero e di facciata che comunque, ha la sua data di scadenza. E come su di un palcoscenico, ci caliamo in personaggi che non siamo noi indossando maschere, spesso per nascondere le nostre paure. Paure che spesso ci impone la società’ che detta regole e stili di vita, lontani dal nostro essere, e per non rimanere fuori dagli schemi, ci trasformiamo a diventare come vogliono i dettami del momento, senza tenere in considerazione, che il malessere che ingoiamo può generare vere e proprie patologie. L’immagine è la prima cosa che si spende nei contatti sociali, la moda dei tatuaggi che imperversa in questi anni, nelle ultime generazioni ne è un esempio eclatante. Ci vuole coraggio e molta determinazione, nello scegliere di essere invece di apparire. Attraverso l’essere esprimiamo la nostra identità, la nostra unicità ma spesso apparire, diventa una condizione necessaria in una società che fa riferimento ad immagini idolo.

Siamo bersagliati continuamente da modelli e icone, generati dalla pubblicità, nel volere a tutti i costi un mondo preconfezionato. Apparendo ci illudiamo e costruiamo un vestito che si adatta al mondo che crediamo ci vuole cosi, dove la finzione supera la realtà, ma alla fine la vita ci presenta il conto, mettendoci in condizioni di riflettere e capire come andrebbe vissuta. Ormai è consuetudine incrociare per strada ragazze giovanissime, con labbra gonfiate, ciglia finte, seno rifatto, trucco tatuato e quant’altro. Ma cosa rimane di queste ragazze, se le smontiamo come si fa con una costruzione della Lego? Ragazze comunque bellissime ma insicure, insoddisfatte e che non hanno abbastanza stima in se stesse. E la colpa di chi è? Se il modello sono le mamme, che non accettano il tempo che passa pensando di avere sempre vent’anni. La cura di se’ è una cosa, l’esagerazione nell’apparire è un’altra. Curare il proprio aspetto è anche una forma di rispetto, verso la propria persona e migliora sicuramente la qualità della vita. Ma l’esagerazione stona, anzi porta al degrado e alla violazione di quello che esteriormente ci contiene.

Allo stesso modo i ragazzi depilati all’inverosimile, luccicano, cosparsi di olio abbronzante sulle spiagge, poi tutti a lamentarci del perché delle cose, perché l’uomo ha perso la sua mascolinità e la donna la sua femminilità. Anche il bullismo a scuola è apparire, invece che essere e può nascondere nel bambino o ragazzo, un disagio interiore, nel voler attirare l’attenzione, ed essere a capo del branco, un malessere che può partire anche dalla famiglia, perché non viene ascoltato, e trova una valvola di sfogo sui più deboli. Le patologie legate ai disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, sono un campanello d’allarme, legato al disagio di non sentirsi accettati, stimati, e non abbastanza forti da esprimere la nostra vera identità che non sposa la moda e tendenza del momento. Con l’avvento dei social, apparire è divenuto una mania necessaria alla sopravvivenza, servita su di un piatto d’argento. Tutte maschere in mostra, destinate a modificare la nostra identità, presentando un’immagine di noi che è solo un illusione, una distorsione rispetto alla realtà. Si fa di tutto per rimanere sul palco, per rimanere protagonisti a tutti i costi anche se sfocia nel ridicolo, si contano i like, le condivisioni, i commenti, siamo tutti professori poi ci incrociamo per strada e non diciamo nemmeno “ciao “!

E il tempo che ci sottraggono i social alla vita è incommensurabile, non ci godiamo più un momento che può essere un caffè con un amico, una cena, una semplice passeggiata se non è condiviso con l’onnipresente smartphone, per controllare appunto se abbiamo perso una virgola del mondo virtuale. Che non ci appartiene, se non alla visione della maschera che abbiamo costruito e che abbiamo indossato. Ma prima o poi il tablet e lo smartphone si spegneranno, lasciando lo spazio alla realtà come effettivamente è, non come appare, sarà enorme solo il vuoto che abbiamo creato dentro, aumentando ancora una volta il disagio di non sapere chi siamo, e chi scegliamo di essere. Il vero potere dell’uomo, è nell’essere non nell’apparire, valgo perché sono, non perché appaio. Da qui che parte il viaggio d’introspezione personale, provando amore per noi stessi, cercando di avere la consapevolezza di se, e non avere il bisogno ossessivo di sentirsi accettati, stare bene anche fuori dal coro e sapersi difendere anche fuori dal branco, anche questo può diventare una tendenza, ma sicuramente non sarà un gigante con i piedi di argilla, come nel sogno del re Nabuconodosor raccontato nella Bibbia. Seneca un po’ di anni fa ci ha suggerito: Nemo suum agit, ceteri, multiformes sumus, ovvero “nessuno si attiene ad un solo ruolo, siamo tutti multiformi “. Egli dunque pensava che l’uomo, desidera assumere sembianze diverse, quindi apparire in maniera diversa, senza voler assumere un solo ruolo.

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