LE OPINIONI

IL COMMENTO Fallimento formativo e benessere sociale, per una nuova alleanza

DI MARIO SIRONI

Il rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile) dell’Istat per il 2018 individua una flessione significativa, datata all’anno 2017, dell’Indice composito per il dominio Istruzione e formazione, che interromperebbe il trend positivo che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Il risultato denuncia un lieve miglioramento al Nord (+0,7 punti rispetto all’anno precedente), un peggioramento al Centro (-1,2 punti) e, in misura ancora più marcata, un peggioramento nel Mezzogiorno (-2,8 punti). Rispetto all’anno precedente, quindi, gli indicatori del dominio riflettono la situazione di arretramento segnalata dall’indice composito: tre indicatori (uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, partecipazione alla formazione continua e partecipazione culturale) segnalano un peggioramento, mentre altri quattro indicatori QUALI????? si mantengono sui valori dell’anno precedente.

Siamo di fronte a un’ingiustizia sociale: per allinearci del 10% all’Europa, bisogna affrontare innanzitutto, strategicamente, il divario sociale e territoriale Nord-Sud del Paese e non farlo più pesare sulle nuove generazioni, i cui bisogni sono più che evidenti. Dietro ai numeri e alle percentuali ci sono ragazzi con un volto e un nome e le statistiche,  dopo approfondita lettura, devono diventare materia viva di riprogrammazione di politiche educative e di “pari opportunità”.

Ma qual è la situazione ad Ischia?Purtroppo, in assenza  di dati certi – non viene effettuata una misurazione stabile e continua nel tempo –  non è possibile né conoscere né pianificare progetti e iniziative che vadano ad arginare e/o a contrastare il fenomeno. Da un’analisi superficiale di alcuni dati disponibili la quota di giovani che sono privi di diplomi o di qualifica professionale non si discosta dal dato percentuale del resto del Mezzogiorno d’Italia. Sarebbe necessario costituire anche sull’isola d’Ischia un Osservatorio per la raccolta e l’analisi dei dati sul benessere sociale, anche utilizzando gli indicatori Istat. Certamente l’istituzione del Centro di educazione per gli adulti costituisce un importante strumento per la costruzione dei percorsi di apprendimento permanente che contrasti anche i fenomeni di analfabetismo di ritorno, ma. Forse, da solo non è sufficiente. Una strategia di lotta alla dispersione scolastica, che sarebbe più corretto chiamare “fallimento formativo”,   era già stata individuata nel Giugno 2018, dopo la pubblicazione del rapporto a cura della cabina per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa, coordinata da Marco Rossidoria. Purtroppo di questo rapporto si è persa traccia nelle politiche scolastiche attuali.

E’ necessario consolidare gli apprendimenti di cittadinanza e approntare strategie di valorizzazione degli stili di apprendimento differenziati per evitare che i ragazzi se ne vadano da scuola. Bisogna che i docenti, sostenuti da una adeguata formazione e da apposita normativa ministeriale (che valorizzi e non svilisca il ruolo dell’insegnante), pongano al centro del processo d’apprendimento studentesse e studenti, impegnandosi nella costruzione di un curricolo verticale che sappia accogliere e unire, senza separare e obbligare a salti infelici. Tuttavia, la lotta alla dispersione e alla “mortalità” scolastica non può essere affare delle sole istituzioni scolastiche. Le conseguenze di un generale abbassamento del livello delle competenze di base e del fenomeno dell’analfabetismo di ritorno ricadono sull’intera società. E’ necessario stabilire una nuova alleanza, a partire dal soggetto di prima istanza della educazione dei bambini e dei ragazzi: la famiglia. E’ indispensabile ridefinire i ruoli: la scuola è il luogo dell’istruzione e dell’educazione necessaria al cittadino e al lavoratore. Ma l“investimento” sull’istruzione, sulla formazione e sull’educazione deve essere fatto insieme, da parte della scuola e della famiglia. L’Investimento non è economico (o non solo economico) ma “valoriale”, che dia peso e riconoscimento di ruolo al percorso educativo e formativo: il giovane non deve soltanto conseguire un “pezzo di carta” ma entrare in un progetto di vita e di futuro.  E la nuova alleanza ha bisogno di altri interlocutori: le istituzioni locali, la rete delle associazioni, il volontariato. Troppo spesso le iniziative delle istituzioni pubbliche sono prive di coordinamento, senza una chiara programmazione e progettazione di lungo periodo. Prendiamo l’edilizia scolastica: su un territorio come Ischia sarebbe possibile una previsione del fabbisogno edilizio scolastico di lunga durata, con la concreta possibilità di realizzare interventi di qualità. Invece siamo costretti a rincorrere sempre l’emergenza.

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Ritorniamo al patto tra scuola e società, tra scuola e famiglia, tra scuola e istituzioni. Ritorniamo a lavorare per le stesse cose e nella stessa direzione. Ritroviamo il nostro ruolo, forse, diverso, perché intanto le radicali trasformazioni dell’orbe corrono a velocità incontrollabile. Impegniamoci a da re risposte efficaci. I giovani ne hanno diritto (“La scuola o è di tutti o non è di Nessuno”).

* DIRIGENTE SCOLASTICO IPS “V. TELESE” ISCHIA

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