IL COMMENTO Ferragosto, l’eterno ritorno dell’identico

DI RAFFAELE MIRELLI
È una scena tipica, vista, rivista, ma che masochisticamente si vuole guardare e riguardare perché ci riguarda: le strade dell’isola sono affollate, le auto ronzano attorno ai pensieri come mosche, gli scooter volano letteralmente sulle strade roventi, fa caldo. Ferragosto a Ischia rappresenta il ritorno dell’identico, ogni anno, è un Natale al contrario. Tutti vogliono uscire, cenare, ballare, bere, divertirsi insieme, ma non vogliono stare veramente insieme, come a Natale. Le strade dell’isola male odorano di rifiuti. Siamo in troppi e non possiamo tenere testa a questa mole sconsiderata di persone, siamo invasi, siamo snervati, stizziti, perdiamo la pazienza. Sul corso molti turisti “a chilometro zero” – vestiti di nero – alzano la voce e imprecano contro questi isolani poco attenti, evoluti, gettando una carta a terra o una “cicca” di sigaretta. Noi ischitani facciamo lo stesso. È un rincorrersi di identità, ma ancor di più dell’identico che ritorna, sempre, annunciato da un demone interiore che non conosce pietà, perché non può permettersela.
Dai taxi fuoriescono le valige, dai traghetti fuoriesce il sudore, le carrozzine con sette bambini posizionati all’interno come in un Bob, come uno scooter partenopeo, una station wagon su due ruote, abbondano. Qualcuno continua a imprecare, qualcun altro risponde, senza essere interpellato. Il conto alla rovescia sta iniziando. Intanto sulla Riva Destra (più sinistra ad agosto) aumentano le risse, spesso si pensa siano innescate da ospiti poco graditi. Non è così, i protagonisti di questa “ndrezzata” di schiaffi, sono autoctoni. Qualcuno si lamenta per la propria attività, ripetendo: “Non possiamo permetterci di non lavorare, chiuderemo presto di nuovo!” Altri, invece, chiedono pietà al demone di agosto, perché si lavora troppo, bramando l’arrivo di settembre, abbassando le serrande ancor prima di aver cominciato.
I nostri fratelli napoletani imbracciano le loro Mini-Moke, le loro camice di lino – anche per andare a mare – magari ci scappa un mocassino fatto di alghe, alzano il loro colletto e si godono una Napoli svelata. Le loro signore si vestono di Positano, occhiali scuri e imprecano, mentre fanno la spesa, contro questi piccoli ischitani, mediocri. Altri veleggiano come veri marinai sul loro gommone, si lamentano e inveiscono contro il rimessaggio della loro imbarcazione, perché non hanno abbastanza acqua dolce per lavare il loro gioiellino di plastica, riciclata. Ripetono, anch’essi: “A Ischia non si sta più bene come una volta!”. Altri ancora – stranieri – affittano uno scooter e vanno in montagna, sbandanti sulle due ruote, imbranati pionieri, avventurieri. Altri ancora attendono i clienti nei loro esercizi come aracnidi, pronti e veloci nello sventrare le prede.
Anche l’aperitivo diviene occasione per ingozzarsi, fare “acchiappanza”, perdere un po’ di sé stessi e scambiarlo con la compagnia di un altro o di un’altra. Carne alla griglia, frutti di mare, pizze stellate insomma l’ennesima fiera del consumismo ha inizio e nessuno può sottrarsi. Come a Natale. Le forze dell’ordine si posizionano nelle piazze, di notte, con le luci accese, inermi di fronte alle orde di giovani che non perderanno la loro occasione di vivere una notte da leoni. L’eterno gioco della vita si ripete. Alla stessa maniera, tra paure e folklore. Non ricordo un Ferragosto diverso da questo, non ricordo e non so dire se mi piacerebbe viverlo diversamente. Come si fa a cambiarlo? Forse non è necessario. Questo cambiamento non è praticabile, non è possibile. O forse si? Si potrebbe fare in questo modo, oppure in quest’altro: bla, bla bla bla! Diciamo sempre le stesse cose, ci ripetiamo.
Eppure la soluzione c’è. La prima dose di senso civico – quello che manca in questo periodo e forse spesso – va seminata nelle nostre case, nei nostri cuori, nelle nostre abitudini. Si comincia da lì. Da questo punto in poi vedrete che l’identico ritornerà in voi e fuori da voi con altre caratteristiche. Questo Karma occidentale è un consumismo di dimenticanze. Non avete notato che l’eterno gioco della vita si ripete, alla stessa maniera, ogni anno, e il demone che lo annuncia è sempre e solo nostro, personale, interiore? Facciamo tutti parte di un gioco crudele, dove non esistono vincitori o vinti. Siamo spietati, egoisti, pronti a ripetere ogni giorno un inutile ritorno dell’identico, delle abitudini. Sono tanti gli articoli – come questo – che elencano la crudeltà di agosto, la denuncia di un mancato senso civico. A che cosa serve scriverne? Pensiamo invece a un Ferragosto possibile, lavorando su tutto quello che potrebbe davvero cambiare le cose, lavoriamo su noi stessi. Voi lettori pensate sia una sciocchezza, invece non lo è. Una realtà educata, fatta di persone educate, civili, che hanno cura dell’ambiente, della loro terra, metterebbe in difficoltà chi non ne ha. Qui includo tutti, senza distinzione di provenienza. Un bullo non si trova bene in un gruppo di boy-scout, di focolarini. Un bullo – inteso come persona maleducata – non si stabilisce in una chiesa silenziosa. Un bullo “prolifera” dove può far gruppo, trascorrere del tempo insieme ai suoi simili.
Se cambiano noi, cambia anche il nostro mondo circostante. Con questo non voglio dirvi che sarà tutto rose e fiori, ma la percentuale di maleducazione verrà sopraffatta dall’armonia della gentilezza: l’inquinamento verrà soppiantato dalla purezza di chi sa rispettare il proprio territorio; il rumore delle auto verrà sostituito dal silenzioso ondeggiare di una bicicletta (vi prego basta con queste bici elettriche che avanzano a 40 Km/h, presto dovrete pagare l’assicurazione e mettere il casco); la rabbia e lo stress dalla cortesia e dalle buone maniere. Il vostro demone cattivo diventerà un demone buono, un angioletto. Quest’isola va considerata, nel vostro cuore, come un grande parco naturale, dove ognuno di noi è un abile ranger che si prende cura di essa. La metafora del demone dovrebbe farci comprendere, però, che il primo parco naturale, questa riserva di meraviglie, comincia da sé stessi, dal proprio “essere”, questa parola così semplice e complessa allo stesso tempo, dalla quale le meraviglie del mondo prendono forma. Si comincia da sé stessi, sempre – sembra ovvio e scontato, ma è la cosa più difficile da mettere in pratica.








Un bell’articolo tuttavia ciò che è stato dimenticato è il fattore dell’accessibilità “free”.
L’isola consente quello che sulla terraferma non si può proprio attuare, un numero monitorato d’ingresso: una sorta di ztl umana, un “contapersone” agli imbarchi da e per l’isola, riuscirebbe forse ad innescare un cambio di passo epocale…