IL COMMENTO Formazione e Istituti Tecnici

DI GIUSEPPE LUONGO
Non intendo tediarvi elencando decreti, leggi, regolamenti che hanno costruito la struttura che forma i giovani nel nostro Paese, ma avverto la necessità di una riflessione su tale struttura, in particolare sugli strumenti didattici per la formazione. È necessario rilevare che la formazione è fatta di contenuti e non di idee ingegnose di qualche Ministro votato a tale compito. Spesso il cambiamento introdotto nei programmi ministeriali è più dannoso di quanto si volesse migliorare. Tutto ciò accade per riportare la Scuola ai livelli tecnici e culturali della contemporaneità, senza avvertire la necessità di evitare salti nella realizzazione del processo di inserimento dei giovani nella società e ancor più nel mondo della produzione della ricchezza, attraverso il traguardo dello sviluppo e del progresso. La scuola cambia al cambiare della Società, attraverso anche rivoluzioni, come è accaduto con la Rivoluzione Industriale del Settecento e Ottocento. Una massa consistente di persone ha trasferito la loro attività dall’agricoltura all’industria, quando tecnici e scienziati hanno realizzato macchine capaci di utilizzare l’energia prodotta dal vapore liberato bruciando il carbon fossile, minerale estratto dalle miniere diffuse in Europa.
La forza lavoro necessaria alla produzione fu formata direttamente sul campo e poi, lentamente attraverso scuole ad hoc, che nel tempo sono state finalizzate a rispondere alla crescita delle competenze tecniche. In Italia questa transizione avviene all’inizio del Novecento, quando si diffusero i Manuali Hoepli, straordinari strumenti didattici e per le attività dei tecnici, specie nel settore delle costruzioni edili. Nasceranno Istituti tecnici di elevate capacità formative per un mondo del lavoro in rapida evoluzione. Tra questi emergono gli istituti per Geometri e per le attività industriali e l’agricoltura.
Nel 1923 la Riforma Gentile, dal nome del Ministro che la realizzò, riorganizzò le scuole secondarie in licei classico e scientifico e in istituti tecnici e professionali. L’obiettivo della riforma era quello di creare una struttura scolastica gerarchica basata sulla provenienza sociale. Infatti, i licei erano previsti per le èlite e gli istituti tecnici e professionali per le classi lavoratrici. Questa odiosa divisione classista fu in larga parte superata dopo la Seconda guerra mondiale, con lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Infatti, la scuola funzionò da ascensore sociale. Mi si consenta una riflessione personale sulla scuola. Questo istituto non deve avere l’obiettivo di formare un lavoratore, bensì un cittadino che esplora il mondo nel quale è immerso, studiando ciò che è utile alla sua maturità e non direttamente a un lavoro. Questo obiettivo si sanciva con la chiusura del ciclo di studi “inutili” con un esame detto di “maturità”. Il curriculum più vicino a tale obiettivo è sviluppato al Liceo. Non bisogna impegnare un ragazzo di 14 anni su un percorso già tracciato e molto stretto; egli potrebbe, in età più matura, dolersi di questa scelta e la stessa comunità perdere una occasione ignota per il valore inespresso dal giovane. In questi anni abbiamo reintrodotta la scuola gerarchica, ritenendola democratica. Abbiamo ancora una volta separati i giovani su basi classiste, economiche, culturali. In particolare, l’ambiente culturale è determinante nella scelta della scuola e i ragazzi delle scuole tecniche e professionali sono prevalentemente componenti di ambienti socioeconomici e culturali più deboli, dove prevale l’idea di una scuola che prepari al lavoro. Lo Stato, nelle sue varie articolazioni, deve essere d’aiuto a quelle famiglie che hanno figli in età scolare per sostenerli nelle scelte più difficili per il loro futuro, come quello del Paese. Il progresso delle tecnologie rende sempre meno rilevante il lavoro meccanico di ciascuna persona, mentre esalta sempre più quello del pensiero. Abbiamo bisogno di Tecnici che guidano le macchine per non essere più soggetti di fatica fisica nel lavoro. La scuola del futuro prossimo è una scuola comune fino all’età matura, dove si studiano le cose “inutili”, come storia, filosofia, geografia, letteratura, musica, latino, greco, ecc. Non esistono ostacoli insormontabili per i ragazzi ad affrontare un tale percorso, sapendo che si tratta di costruire la base sulla quale sviluppare il loro progetto. La formazione professionale, che segue la scuola, è, nei nostri ordinamenti, assegnata alle Regioni.




