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LE OPINIONI

IL COMMENTO Gli Olandesi e il concetto di Unione Europea

Oramai è del tutto certo, gli olandesi nella Unione Europea svolgono il ruolo dei bastian contrari. Per i sudditi degli Orange Nassau, l’Europa deve essere e deve rimanere solo un mercato libero continentale ma con una vita politica ed istituzionale che sostanzialmente non deve porre neanche le premesse per regolazioni che conducano gli Stati a condizioni omogenee, come ovviamente dovrebbe essere per qualsiasi entità politica ed istituzionale aggregata. In definitiva, per costoro la UE deve essere solo un luogo di diritti ma non di doveri. Il suo premier Mark Rutte,  si agita contro gli Stati meridionali da mesi e gli piace prendere le sembianze del leone con lingua di fuoco dello stemma olandese e sembra voler prendere proprio spunto con la sua offensiva anti solidale, dal motto imperativo che campeggia sotto lo stesso scudo: “je maintiendrai”, che significa io manterrò. Ma è accertato, la ragione della sua offensiva è quella di evitare qualsiasi evoluzione della Unione verso un vero e proprio Stato, perché questa evenienza obbligherebbe ad avere un solo ordine fiscale per tutta Europa, che farebbe cessare il dumping fiscale ai danni degli stessi europei, con la perdita di enormi vantaggi economici per il paese dei tulipani.

D’altronde gli stessi Inglesi, affermano gli analisti, sotto sotto hanno dichiarato guerra all’Europa e sarebbero usciti proprio per salvaguardare il loro collaudato sistema di paradisi fiscali collocati nelle loro isolette sparse nel mondo, retaggio del loro vecchio impero. Questi luoghi sono riconosciuti dai masdanieri del mondo come i più efficienti paradisi fiscali del mondo per ‘pulire’ denari di dubbia provenienza e ottenere condizioni fiscali d’eccezione, per poi depositarli riciclati nelle attività finanziarie della ‘City’ a Londra. Dai calcoli che si fanno sono introiti enormi da capogiro che si producono per la classe dirigente inglese: insomma ricchi e coloro che comandano (molti politici sono generosamente remunerati da questo sistema collaudatissimo per consulenze). Insomma il ceto alto è passato dai grandi guadagni del vecchio impero, al nuovo impero di governo dei paradisi fiscali. È facile comprendere del perché buona parte di quelli che contano in Inghilterra ha sostenuto la Brexit.

Se il gioco è questo, per dirla terra terra, questi paesi e’ meglio perderli che guadagnarli alla causa Europea. Ai Corsari alla Francis Drake preferiamo, i Tommaso Moro. Ma l’Europa deve andare avanti, e soprattutto sulla omogeneizzazione fiscale per i suoi paesi aderenti. Quanto ai paradisi fiscali, si dovrà immediatamente procedere a: impedire che le amministrazioni pubbliche stipulino qualsiasi contratto con le imprese che depositano capitali nei paradisi fiscali; creare pubblici registri degli effettivi titolari di società, trust e fondazioni; istituire totale trasparenza su transazioni e accordi fiscali segreti tra società e governi. Questo è il minimo indispensabile per ricreare un minimo di trasparenza in un settore, quello finanziario, che più è infetto e più la democrazia si intossica. 

* GIA’ SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL

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