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Il Commento – Grancie, non avere fretta di fare… figli ciechi

Di Michele Romano

PROCIDA – Abbiamo assistito e in qualche modo partecipato al compimento dei primi passi delle “Grancie”, istituite con il nobile intento di coinvolgente decentramento democratico anche se la dimensione storica le rende più espressione di un vissuto ghettizzato e chiuso in tante piccole “Vandee”, piuttosto che aperto a tutto ciò che la realtà esterna propone. Nel seguire da vicino ciò che accade nella mia grancia “la Chiaiolella”, bisogna prendere atto che, pur nella loro discutibile configurazione, hanno portato alla luce lo stato di salute in cui versa il senso di essere ecclesia.

Ebbene, dai primi approcci, viene fuori in tutta la sua ampiezza che in questi anni il concetto di comunità si è alquanto diluito a vantaggio di un sordito ed aggressivo individualismo che ha condotto ad un “modus vivendi” da isolati, ciascuno racchiuso nella diversificazione del “pro domo suo”, pur espletando la propria esistenza gomito a gomito. Tale disabitudine a condividere la quotidianità del vivere è esplosa in tutto il suo fragore nelle prime adunate assembleari dove si è assistito ad un continuo urlarsi addosso, alla esposizione di soggetti, nel passato, ben rannicchiati nei propri interessi, che credono sia arrivata l’occasione di scalare i gradini di un potere personale, per cui il contenuto non è quello di interrogarsi sul come rimodulare la pregnanza della condivisione, attraverso le problematiche e la criticità inerenti al territorio, come può essere, ad esempio, quello di battersi per rendere stanziale e permanente il servizio di farmacia, di comprendere l’urgenza di incamminarsi verso un sentiero educativo ambientale e civico più consono ed una sana vivibilità, mobilitarsi per il preoccupante disfacimento dei costoni (basta osservare S. Margherita e il lato di spiaggia che va al di là del lido “La Rotonda”, e per tante altre cose utili per il bene comune, ma di stabilire se il presepe bisogna farlo in Chiesa o fuori, dove è più comodo, senza alcun sacrificio, parcheggiare i propri mezzi di trasporto e di sollazzo, dove insomma far prevalere le proprie finalità egoistiche. Ecco perché la politica non può avere la fretta dei gatti nel partorire figli ciechi quando ritiene di costruire il suo operato sulla concretezza valoriale della democrazia e della partecipazione consapevole, perché deve comprendere, altrimenti è pura demagogia, la necessità di una premessa propedeutica cioè predisporre cuori e menti così assopiti, inariditi nel proprio solipsismo, da un tempo oramai diluviano ed allenarsi alla pedagogia di servizio, per entrare dentro il punto cardinale ed essenziale che caratterizza la comunità, come dice Papa Francesco, cioè la convivialità.

Comunque, essendo un fervente credente della speranza, guardiamo con immensa fiducia alla generosità di chi è venuto da fuori a condividere questa realtà, di diverse persone, in primo luogo le donne del Borgo Marinaro, per inoltrarci verso la Via Lattea che conduce alla dolce rivoluzione il cui esito sarà la vittoria dell’amore sul gretto egoismo.

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