LE OPINIONI

IL COMMENTO I 5 Stelle e la Democrazia

Nel firmamento politico attuale, nonostante che l’attenzione sia tutta doverosamente rivolta alla pandemia, non si può fare a meno di parlare di stelle o meglio di cinquestelle. Non mi riferisco ai battibecchi sui social tra tifosi pentastellati e schieramenti avversi. Non mi lascio coinvolgere dalle esagerazioni del tifo sportivo, figuriamoci da quello politico. Appare più interessante un’analisi critica seria ed obiettiva sul M5S, perché rappresenta una fetta consolidata dell’elettorato italiano, perché è forza di governo e incide pesantemente nella nostra vita quotidiana e infine perché il movimento si trova in una fase delicata della sua vita politica, atteso che appare evidente che siamo alle soglie di scelte che daranno un volto definitivo ad un soggetto politico fin qui non omogeneo, coagulato più sulle “negazioni” che sulle “proposizioni”. Il movimento (Covid permettendo) con gli Stati Generali già avviati organizzativamente, nei prossimi giorni dovrà decidere se essere “carne” o “pesce” della politica italiana. Sono convinto che non giovi a nessuno continuare da un lato ad esaltarli come i prototipi esclusivi dell’onestà o, dall’altro, rubricarli come emeriti ignoranti, incompetenti e senza-lavoro. Queste semplificazioni non ci aiutano a trovare un assetto politico più robusto di quello attuale.

Partiamo da una constatazione obiettiva: è vero o non è vero che il Movimento Cinquestelle, nato sotto la spinta di un comico, amplificatosi grazie alla potenza della Rete, nutritosi di una deriva giustizialista e di una tendenza populistica, per certi versi fortemente antiparlamentare (ricordate “apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno?”) chi può negare che, da queste premesse ad oggi, sia passata molta acqua sotto i ponti e che il movimento sia alla ricerca di una nuova identità? Certo, via via, il movimento si è andato parzialmente sgonfiando da un punto di vista elettorale, tuttavia gli rimane uno zoccolo duro, dal quale qualunque analisi politica seria non può prescindere. Vedremo quello che uscirà dagli Stati Generali, se prevarrà l’ala di Di Battista, rappresentante del velleitarismo autosufficiente, di chi si illude di poter far da solo fino ad arrivare ad ottenere un’utopica maggioranza o se prevarranno coloro che stanno lentamente imparando a muoversi all’interno della struttura democratico-parlamentare, nonché all’interno dell’Europa democratica e delle alleanze internazionali. La metamorfosi che il M5S sta avendo, dalle origini ad oggi, può essere compresa meglio se si guarda al cambiamento di atteggiamento di Beppe Grillo. Intenzione di Grillo è, oggi, quella di dare sostanza programmatico-ideologica al movimento, recuperando alcuni temi ed intellettuali che si sono poi persi per strada. La parola d’ordine è: recuperare tutto il buono che c’era nelle premesse del Movimento e sfrondarlo dei folclorismi e facezie aggiunti strada facendo. Niente più “vaffa” insomma!

Per fare questo, Grillo ha personalmente contribuito alla redazione di un documento programmatico messo a punto dal sociologo Domenico De Masi (anch’egli presente nella fase iniziale, poi accantonato, ora richiamato alle armi programmatiche) tale documento è stato definito “Mappa per il futuro del Movimento”. In tale documento viene rispolverato il concetto di “decrescita felice” che non è affatto, come molti credono, una visione pauperistica e minimalistica della società ma presuppone un’inversione di marcia rispetto ad una “crescita cieca” e ignara della finitezza di risorse preziose della terra e rispetto ad uno sfrenato consumismo di beni superflui. Decrescita non sta per “minore crescita” ma per “crescita su basi e valori diversi”. Sarà ridimensionato Davide Casaleggio e la piattaforma Rousseau, misteriosa detentrice di leve e decisioni, per affidare la certificazione di scelte on line con un Ente terzo esterno ed indipendente. Superato già lo scoglio delle alleanze politiche che, ormai, sono certe, a meno di situazioni locali ritenute inaccettabili, molto probabilmente sarà accettato e votato anche il Mes. E, prima o poi, sarà abolito anche il limite dei due mandati per ciascun rappresentante politico. Questa del limite di due mandati (tanto cara a Di Battista che se no se ne va dal movimento) è un’emerita sciocchezza, in netto contrasto con la necessità di avere persone di esperienza alla guida del paese e in contrasto con l’intento di esaltare la volontà popolare che, in tal modo, verrebbe invece limitata. Anche ad Ischia, molti anni fa, il PSI volle sciaguratamente sperimentare, al Comune d’Ischia, la “rotazione” dei propri consiglieri comunali, addirittura all’interno della medesima consiliatura. Un paradosso democratico o meglio, di malintesa democrazia. Saranno eliminati i folclorismi negazionisti, di cui alcune frange del movimento si erano fatti paladini (ricordate le “scie chimiche”?) e le posizioni antiscientifiche e no-vax. E sarà interessante vedere quali scelte faranno quei pochi esponenti isolani che si proclamano referenti e seguaci dei cinquestelle sull’isola. Come si schiereranno l’arch. Caterina Iacono e gli altri militanti?

C’è poi una recente importante proposta, rilanciata da Grillo e sulla quale non è il caso di ironizzare o esprimere giudizi affrettati: si tratta del “sorteggio” dei rappresentanti a certi livelli (per esempio i Consigli comunali). La proposta è meno assurda di quello che appare e la provocazione può aprire la strada ad una democrazia nuova e diversa, anche se non propriamente “democrazia diretta”. C’è una possibile ”terza via“ tra “democrazia diretta” e “democrazia rappresentativa”. Storicamente ci sono significativi precedenti. Nell’antica Atene, il Consiglio dei Cinquecento veniva estratto a sorte. Lo stesso avveniva per i governanti della Firenze del 1328 e del Doge di Venezia. Nei tempi attuali, in Irlanda ed Islanda sono stati estratti a sorte i componenti della Commissione che doveva rivedere la Costituzione, in Olanda estratti a sorte i componenti per la modifica della legge elettorale, in Francia lo hanno fatto per il Comitato per le proposte contro il riscaldamento climatico. Ma oltre a ciò, numerosi politologi e intellettuali hanno scritto libri per proporre forme di sorteggio per i rappresentanti politici. Citiamo, innanzi tutto, il prof. Aldo Schiavone, docente di Diritto Romano, autore del libro “Non ti delego”. Il libro è del 2013 e fu commentato, con serietà, dal giornalista Marco De Marco del Corriere della Sera e, soprattutto, dal prof. Ernesto Galli della Loggia che definì il libro “intrigante pamphlet”, non sottovalutandolo affatto, nonostante che Della Loggia abbia una pessima opinione della democrazia diretta. Oltre a Schiavone, hanno scritto libri in merito, l’intellettuale belga David Van Reybrouck, con il volume dal titolo “Contro le elezioni”, la nota professoressa e politologa Nadia Urbinati che, assieme a Luciano Vandelli, ha scritto “La democrazia del sorteggio”, questo per la verità molto critico verso la proposta della “casualità” della nomina. Della provocazione di Grillo bisogna prendere il buono che c’è. Impossibile pensare a una totale scelta “casuale” dei rappresentanti. Impossibile pensare ad una democrazia totalmente diretta. Sarebbe il caos e verrebbe a mancare qualunque legame tra rappresentati e rappresentanti, con una completa deresponsabilizzazione di chi invece deve sentirsi legato ad un preciso ed individuale mandato. E’ possibile invece e direi auspicabile un arricchimento e rinvigorimento della democrazia rappresentativa con ricorrenti forme di verifica popolare (non solo referendum ma anche altre forme di controllo).

A solo titolo di esempio e per fermarci al livello comunale, a noi più vicino, perché non pensare ad un sorteggio (naturalmente all’interno di un albo di aventi i requisiti minimi di competenza) dei componenti delle commissioni (urbanistiche, di gare di appalto, elettorali ecc.) e degli avvocati a cui assegnare incarichi di difesa degli interessi comunali? Questa sarebbe una democrazia semi-diretta o – se preferite – di “rappresentanza controllata”. Qui ad Ischia non viene nemmeno praticata una delle forme di democrazia controllata già esistente in molti Comuni d’Italia: il Bilancio partecipato, che prevede l’obbligo di inserire in Bilancio una quota di investimenti per opere indicate direttamente da Associazioni di categoria, Consigli di quartiere, rappresentanze civiche. Cerchiamo il modo di riparare il corto circuito che, ormai da anni, si è creato tra il popolo, cosiddetto “sovrano” e una stanca classe politica, abbarbicata a collaudati stratagemmi di clientelismo e familismo elettorale. Cerchiamo il modo di riconciliare ed incollare i vari cocci nei quali la società si è andata frantumando. Diciamo la verità, quella attuale è una “parvenza di democrazia”, un miraggio nel deserto della Politica, con la P maiuscola.

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Un commento

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