LE OPINIONI

IL COMMENTO I compartimenti stagni dell’isola d’Ischia

Molte volte ci soffermiamo a riflettere su un male antico di quest’isola: la frammentazione amministrativa. Troppi sei Comuni! E la conseguenza più tangibile è l’incapacità di venire a sintesi sui principali problemi che assillano l’isola d’Ischia. Ultima polemica, quella sul Piano intercomunale di Protezione Civile che è, comunque, una mezza finzione, restando la responsabilità dei provvedimenti in capo ai singoli Comuni. Si è cercato un minimo di raccordo tra le sei municipalità, ma è sorta immediatamente l’avversione alla funzione di capofila da parte di Casamicciola. Sarà sempre così, dietro il velo di una dichiarata presunta unità d’azione, ciascun Comune scalcia per non restare soggiogato da un’altra amministrazione locale. Non ci meravigliamo più. C’è, però, un altro aspetto che viene sottovalutato o che, addirittura, non viene proprio percepito: lo scollamento della società civile, che sembra ricalcare, pari pari, quello amministrativo tra i sei Comuni. A Ischia esistono tante e variegate realtà associative, alcune storiche, altre più recenti, che agiscono in campi diversi della cultura, della politica, dello spettacolo, dello sport. Ma raramente queste Associazioni agiscono all’unisono sui grandi problemi dell’isola. Al massimo agiscono a due, a tre, mai tutte insieme. Sembrano ricalcare il mondo degli ultrà tifosi di calcio, che vedono gemellati i paladini di una squadra con i tifosi di un’altra squadra e avversaria di altre. In particolare, da un lato ci sono Associazioni (anche di categorie economiche) che si guardano bene dall’alienarsi la simpatia e l’occhio di riguardo degli amministratori locali e poi ci sono altre Associazioni che non hanno preoccupazioni di questo tipo e che stimolano i Comuni ad operare meglio di quanto effettivamente facciano. In queste divaricazioni capita che Associazioni prendano posizione su determinati argomenti ma ignorano completamente medesime posizioni già assunte da altre Associazioni. Sembra quasi che si abbia il timore di apparire su posizioni già assunte da altri e con le quali non si vogliono confondere. Ischia, in questo modo, sembra un sommergibile con vari compartimenti stagni. Solo che il sommergibile Ischia non sale mai in superficie e continua a navigare nei bassifondi marini.

In questa negatività, per fortuna, il mondo della Scuola sembra essersi destata da un sonno che la confinava nelle mura fisiche degli edifici e sembra voler prendere le redini in mano (grazie a Presidi e professori più avveduti di quelli del passato) e fare da collante di questo variegato mondo associativo. Purtroppo, al quadro disgregato delle amministrazioni comunali e del mondo associativo, si aggiunge anche un quadro disgregato del mondo dell’informazione locale. Giornale contro giornale, giornale contro TV o viceversa, TV contro TV. Non spetta a me giudicare chi sbaglia maggiormente. Mi limito a constatarne la disgregazione. Questo è molto grave, perché finisce col dar ragione a quegli isolani che quotidianamente sbeffeggiano i giornali locali, non tenendo conto delle difficoltà, degli oneri, per mantenere in piedi un quotidiano locale. Vogliamo parlare di libertà di stampa? Vogliamo parlare di crisi della carta stampata? Parliamone, seriamente però. Perché chi critica la stampa locale, senza che legga uno che è uno dei quotidiani nazionali, è solo un “non lettore”, che non ha diritto alla critica. Ritornando alla scarsa coesione sociale degli ischitani, sottolineo che nell’interessante Convegno del 23 ottobre, alla sala A.Pagano del Mudis, organizzato dal Centro Studi, presieduto dall’agronomo Franco Mattera, con la collaborazione del Garden Club, si è parlato delle contadine di Ischia che andavano a vendere i prodotti agricoli a Procida, la cui popolazione era benestante rispetto a quella di Ischia, grazie alle rimesse dei naviganti. Nei tanti paralleli che sono stati fatti tra le due isole non è stata però considerata una peculiarità procidana: un più spiccato senso di solidarietà e comunità rispetto a Ischia , più divisa, più individualista.

Faccio l’esempio di mio padre, originario della Chiaiolella che, pur con un livello d’istruzione molto basso, aveva intuito da imprenditore e che trasferì da Procida a Ischia questa creatività d’impresa. Tra le tante sue attività economiche (vendita di carburanti, di gas domestico in bombole, fabbrica di ghiaccio, autorimessa all’avanguardia in Italia) personalmente quella che ricordo con maggiore orgoglio è la costituzione del primo esperimento cooperativo sull’isola: la Cooperativa Mare Nostrum dei motoscafisti, con tanti operatori che noleggiavano i loro bellissimi motoscafi Riva in lussuoso mogano. Quello spirito importato a Ischia da un procidano, non ha attecchito sulla nostra isola e ci siamo ripiegati sul nostro ego.

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