LE OPINIONI

IL COMMENTO I figli: le vittime collaterali del femminicidio

DI GIANNA GALASSO

“Ogni giorno in Italia 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti”. Questo è il dato che emerge dall’ultimo report della Polizia di Stato proprio alla vigilia del 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Negli ultimi anni si è lavorato molto, promuovendo campagne e manifestazioni tese a sensibilizzare l’opinione pubblica e seppure i dati siano ancora una volta agghiaccianti, una magra consolazione emersa è l’aumentato numero di vittime che considerano gli atti violenti subiti un reato. Effetto probabilmente di una rinnovata fiducia e propensione nel denunciare e anche, forse, come conseguenza ai nuovi strumenti creati dal legislatore, in ultimo il Codice Rosso, varato di recente e che ha ricevuto plausi ma anche ovviamente varie critiche.

Tuttavia ancora oggi, nel 2019 il 34% delle vittime di omicidio è donna e in 6 casi su 10 “l’assassino ha le chiavi di casa” (partner o ex partner).Una su due lascia figli piccoli e nel 18% dei casi il carnefice si toglie la vita. Ed è proprio da questi dati che voglio partire per mettere in luce che in questo contesto, le vittime di femminicidio non sono solo le donne terrorizzate, picchiate ed uccise ma, anche i bambini ai quali viene uccisa la madre, spesso ad opera del padre (poi detenuto o suicida). Troppo spesso, la cronaca ci racconta di figli ai quali viene uccisa la madre, talvolta anche avanti ai loro occhi, spesso con modalità cruente e premeditate; ci racconta di una violenza spregiudicata e senza motivo, fine a se stessa che ha costretto questi figli ad assistere ad anni di abusi. La morte della madre è spesso l’epilogo di un dolore che affonda radici in un’infanzia fatta di maltrattamenti, diretti e/o indiretti che hanno fine solo con l’uccisione della loro madre, lasciando però segni profondi. Si parla di loro come “vittime collaterali” di femminicidio o come “orfani di crimini domestici”. Non si hanno dati certi di questi bambini, perché dopo un breve cenno sulla loro esistenza da parte dei media non appena si spengono i riflettori e calano le attenzioni, nessuno si preoccupa più di loro e dei familiari eventualmente chiamati ad accudirli. Ed invece, sono loro, proprio i più piccoli, le vittime perenni di questo dramma.

In Italia, in 15 anni ci sono stati 1.600 nuovi casi di orfani che hanno perso la madre perché uccisa dal padre, poi suicida o successivamente detenuto. Dati spaventosi che purtroppo sono destinati a non restare stime rigide. Stime in continuo cambiamento, perché vanno di pari passo con il numero di donne uccise. Un piccolo esercito disarmato, più che silenzioso praticamente trasparente agli occhi dello Stato, delle istituzioni. Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne si ricorda che ogni sessanta ore una di loro muore per mano del compagno. Si è fatto il conto e si è scoperto che succede così spesso. E a terra restano i reduci di questa guerra, feriti a morte e raccolti dai nonni, dagli zii. Parenti che accolgono, tentando disperatamente di ricomporre i mille pezzi in frantumi, cercando di risollevare e riportare la dignità nella loro vita. Proprio per far fronte ad un tale triste fenomeno nel gennaio 2018, il Parlamento ha approvato la legge n. 4 sui cd “orfani” di crimini domestici. 

L’Italia è il primo Paese ad aver promulgato una legge che cerca di ridurre i danni subiti da questi orfani e facilitare il compito degli affidatari che si trovano in ruolo a cui spesso non sono preparati. L’obiettivo della legge 4/2018, sui cd “orfani” di crimini domestici, è quello di tutelare legalmente ed economicamentei figli, minorenni o maggiorenni, non autonomi dal punto di vista economico, di qualsiasi unione, coniugale o equiparata, culminata nell’omicidio di un genitore da parte dell’altro. Se da un lato questa legge rappresenta un primo passo delle Istituzioni per far fronte ad un grave problema dall’altro evidenzia che il femminicidio ha raggiunto proporzioni tali da richiedere una legge specifica a tutela non solo delle donne vittime di violenza, ma dei loro orfani, definiti “orfani di crimini domestici” oppure delle vittime cosiddette “collaterali”, del femminicidio. E’ triste constatare che all’indomani delle tragedie, lo stesso Stato che non è stato in grado di difendere e tutelare le donne quando erano ancora in vita debba poi tutelare i figli ormai orfani delle stesse.

Tutto ciò deve far riflettere, in quanto seppure le denunce stanno aumentando, le stesse restano sempre troppo poche. Le donne devono avere maggior coraggio e la forza di denunciare deve partire proprio da qui, dal desiderio e dalla voglia di difendere i propri piccoli, facendo sì che allontanandosi con forza da questi amori malati si possa evitare che i propri bimbi siano le future “vittime collaterali” della violenza. In Italia abbiamo già buone leggi, ma non sempre vengono applicate con rigore. Le Forse dell’Ordine, sono competenti e preparate, così come i magistrati e il personale amministrativo, ma organicamente sono pochi e sommersi di lavoro. Continuamente ci dicono di non riuscire a seguire tutti i casi, spesso non riescono neanche a selezionare i casi davvero urgenti. C’è una perenne carenza di fondi ma anche di strutture e di sostegni.

Il codice rosso entrato in vigore pochi mesi fa ha apportato qualche novità e la disciplina penale, sia sostanziale che processuale, della violenza domestica e di genere, ne esce rinnovata e modificata.E’ ancora troppo presto per poter valutarne l’efficacia ed eventualmente i risultati. Purtroppo in passato spesso le condanne hanno disatteso le aspettative ma la violenza non deve e non può essere sottovalutata, trattata alla stregua di un reato minore. Questi criminali che distruggono la vita di tante donne, e compromettono per sempre la salute ed il futuro dei figli che rimangono, non possono tornare in circolazione dopo pochi anni. Non è giusto e crea insicurezza oltre che sfiducia nel Paese. È importante quindi continuare a mantenere l’attenzione pubblica sul tema. La violenza maschile sulle donne non è un fenomeno marginale, non è un argomento come un altro: è una piaga del nostro Paese, dove le statistiche ci dicono che cala il numerototale degli omicidi ma resta stabile quello dei femminicidi.

L’amministrazione di Forio, guidata dal sindaco Del Deo, ha dimostrato di essere da sempre sensibile ed impegnata sul tema della violenza contro le donne.

Come per gli anni scorsi anche questo 25 novembre, Forio sarà interessata da una serie di eventi tesi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere. La violenza contro le donne ha assunto proporzioni così allarmanti da richiedere di essere posta tra le priorità delle agende politiche dei Comuni e proprio per questo già negli anni passati, abbiamo promosso atti e iniziative dando così inizio ad un percorso teso ad affermare una cultura di rispetto dei diritti e della persona, diffondendo principi, idee, valori che accompagnino concretamente il “NO” alla violenza. È importante attirare l’attenzione pubblica sul tema con queste manifestazioni ed eventi poiché la violenza sulle donne è una realtà ancora troppo presente in Italia.

* ASSESSORE COMUNE DI FORIO

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