IL COMMENTO I nostri ragazzi, le piazze e Baricco

In piazza, e’ qui che è esplosa la rabbia con cui i nostri ragazzi stanno vivendo questa guerra che assolutamente non vogliono, s’identificano in quello che sta subendo quel popolo dalla guerra dall’altro lato del mare. In quella striscia di terra dove non riescono a trovare pace, ma solo morte e distruzione con la complicità di chi comanda. E non solo ogni tanto bisogna anche avere il coraggio, quello che hanno dimostrato i nostri ragazzi a scendere in piazza, perché la vita non ha religione, non ha partito, non ha comune, non ha nazione. Un bambino di Gaza è uguale a un bambino napoletano. Un bambino ucraino è uguale a un bambino napoletano”. Mi ha sorpreso con quanta sensibilità e determinazione ragazzi che, hanno fatto a meno di consumare e di acquistare marchi che potrebbero aver finanziato Israele, e con l’avvicinarsi di una probabile pace, dopo che sono scesi nelle piazze e si sono sentiti capiti ed ascoltati, hanno ricominciato a vivere la loro quotidianità senza sentirsi in colpa anche se indossano un jeans di Zara, se bevono Coca Cola oppure se vanno a fare colazione da Starbucks. Queste multinazionali sono state citate in passato come sostenitori o investitori in Israele e/o hanno collegamenti con l’economia israeliana. Coca-Cola: Si afferma che sostenga lo stato di Israele dal 1966. Starbucks: È stato indicato che sponsorizza raccolte di fondi per Israele. Zara, non è menzionata specificamente nei risultati di ricerca come finanziatore diretto di Israele.
Anche se viviamo in una piccola isola, dove a volte percepiamo le cose in maniera un po’ più ovattata, quasi protetta dal quel mare che ci circonda, questa volta il messaggio è diretto, forte e sono proprio i nostri figli a gridare la pace, e a fomentare le piazze che se esplodono diventano pericolose assai. Leggo e condivido la lettera che ha pubblicato qualche giorno fa Alessandro Baricco, “ Adesso è difficile individuarlo, ma c’è stato un giorno, recente, in cui Gaza ha smesso di essere il nome di una terra per diventare la definizione di un limite: la linea rossa che molti di noi hanno scelto come confine invalicabile. Da quel giorno, lottare al fianco di Gaza non è più stata una scelta politica, da legittimare o da porre in discussione. È diventata una mossa mentale in cui una certa umanità ha preso distanza da un’altra, rivendicando una propria idea della Storia e richiedendo indietro il mondo a chi glielo stava scippando. Non è contato più niente quel che eventualmente si pensava del conflitto tra Hamas e Israele, e neppure i pregiudizi che si potevano avere sugli ebrei o sul terrorismo: si è tutto spento come una candela in una casa che brucia, da quando Gaza è divenuta molto di più che una situazione geopolitica su cui prendere posizione: oggi è il nome di un certo modo di stare al mondo. I primi a capirlo, mi è sembrato, sono stati i giovani, quelli tra i 15 e i 25 anni. Faceva strano vederli tirare fuori quelle bandiere palestinesi, d’improvviso usciti dal loro letargo politico. Voglio dire, erano ragazzi con cui era difficile parlare di Salvini, di Meloni, perfino di Trump. Non sembravano interessati. Cambiamento climatico e identità di genere, quelle erano le cose che li appassionavano. Poi, un giorno, te li ritrovi in piazza, quattro gatti, con quella bandiera di una terra lontana di cui, obiettivamente, non sapevano quasi nulla. Oggi che centinaia di migliaia di persone, in tutto il mondo, scendono in piazza con quella bandiera addosso, bisogna ammettere che quei ragazzi erano un quarto d’ora davanti a tutti: e adesso è molto, davvero molto importante capire in cosa hanno anticipato gli altri, e qual è il salto concettuale che hanno fatto con una velocità di cui nessun altro è stato capace.
C’è una falda, e noi ci abitiamo giusto sopra. Da una parte la terra emersa del Novecento, con i suoi valori, i suoi principi e la sua storia tragica. E dall’altra un continente, ancora spesso sommerso, che sta staccandosi dal Novecento, spinto della rivoluzione digitale, motivato dal disprezzo per gli orrori passati e diretto da un’intelligenza di tipo nuovo. Dove si consuma la frattura, la terra trema. Il Novecento non cede, e il nuovo continente continua a strappare”. Prosegue ancora Baricco, ma mi fermo qui, voglio condividerne la fine che ne raccoglie l’essenza, quella che ho percepito nel leggere le sue parole, che hanno capito ed interpretato, il movimento che si sta generando da parte dei nostri ragazzi, “ Se questo testo vi piace, diffondetelo. Se vi piace molto, traducetelo, prima che lo faccia l’IA, e fatelo girare. Grazie. Ho raccolto tanta bellezza, e ho apprezzato che il pensiero spesso è fine a se stesso mentre se condiviso assume un altro aspetto di visione comune, dove si percepisce forte il messaggio dei nostri giovani che hanno dimostrato di essere “ un quarto d’ora avanti a tutti”.





