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LE OPINIONI

IL COMMENTO I valori semplici della vita

C’è una scrittrice francese che ha 20 anni meno di me ed è originaria della Borgogna, che oltre ad essere una regione francese è anche il mio cognome. Si chiama Valerie Perrin. Prima di scrivere libri, è stata fotografa di scena nei film di Claude Lelouche, dal 2008 suo compagno di vita. Nel 2018, Perrin ha pubblicato un bel libro: “Cambiare l’acqua ai fiori “ che risulta al secondo posto di vendita alla libreria Imagaenaria di Ischia Ponte . Parla di Violette che fa la guardiana in un cimitero e dialoga con i morti, ma lo farebbe anche con gli animali, con la natura. (Valerie Perrin è un’animalista). Il libro ha avuto un successo internazionale perché nel periodo di “confinement” (che in francese è l’equivalente di lockdown) la gente, spaventata, angosciata, incapace di intravedere un futuro, non sa più bene chi è “vivo” e chi è “morto”. Il segreto di Violette, la guardiana, è quello di aver capito che anziché rimpiangere il passato e sforzarsi di intuire un futuro che si fa fatica a raffigurare, è importante impiegare bene il “presente”. E’ così che, grazie alla conoscenza di un vecchio guardiano del cimitero, prossimo alla pensione, impara l’arte del giardinaggio. E così intreccia una relazione più stretta con quelli che muoiono. Non è un caso che la protagonista porti il nome di un fiore: Violette. Il messaggio del libro è che la vita è fatta di piccole cose, di poesia, di bellezza, di fusione con tutti gli altri elementi della Terra, come la vegetazione e gli animali. A proposito di questi ultimi, su FB Sandro Florenzo ha pubblicato un post bello e poetico sulla morte del suo cane Brad, a dimostrazione che nelle persone sensibili c’è un angolo di empatia con tutte le forme di vita.

La scrittrice Perrin vive, attualmente, tra Parigi e un paese di campagna della Normandia, assieme all’ultraottantenne Claude Lelouche, a poca distanza dal cimitero ove riposano i genitori di Lelouche e dalla cittadina di Deauville, dove il regista girò il film cult “Uno uomo, una donna”. Se avete avuto la curiosità e la pazienza di leggere questa lunga premessa letteraria. vi sarete chiesto cosa c’entra tutto questo con la nostra realtà e con l’attualità politica, economica e sociale. La prima risposta secca a questo legittimo dubbio è: “La fragilità umana si ostacola riconnettendosi alla Terra”. E’ una frase di Valerie Perrin, contenuta in un’intervista al 7 Corriere della Sera. E Violette, il personaggio del libro, lo fa coltivando i fiori, ma anche le verdure, nutrendosi di esse, amando i gatti e i morti. Dell’isola d’Ischia c’è una cosa che mi spaventa: l’enorme “scarto” che esiste tra un amore “estetico” per la nostra isola e “l’etica” di rispetto per questo patrimonio naturale e storico che possediamo. Vedo bellissimi scatti fotografici, dichiarazioni d’amore per il nostro sole, le nostre spiagge, coste, pinete, per i nostri boschi, campagne, colline e per l’Epomeo, ma non vedo sufficiente condanna, esecrazione per tutte le azioni di “rapina” del territorio, trascuratezza di animali, piante, alvei, spiagge e coste erose ( se non in funzione immediatamente economica, come la difficoltà di gestire stabilimenti balneari sempre più ridotti dall’imperversare del mare).

E poi c’è un discorso, molto attuale, e più sottile e complesso da comprendere: il significato della libertà, nell’epoca del lockdown. Vedo ischitani scandalizzati per la limitazione della libertà individuale, di movimento, di ricongiungimento con i propri cari. E naturalmente c’è del vero, come è vero che i provvedimenti assunti in forma di DPCM contrastano con i principi della Costituzione (ma i nostri padri costituenti potevano mai immaginare uno scenario apocalittico come quello dell’attuale pandemia?). Ma ciò che mi suona strano e che faccio fatica a comprendere è che si disconosca il “diritto alla paura”, l’attaccamento a “l ‘ esistenza fisica” di una buona parte della popolazione. Ciò che mi suona strano è che, in nome della libertà economica,di opinione, di movimento, s’insultino tutte quelle persone che la pensano diversamente (ovviamente vale anche il contrario e qualunque manifestazione di intolleranza per il pensiero altrui). Così come mi suona strano che vengano ritenuti “mentecatti” tutti quei governanti che cercano di interpretare e mediare le contrapposte esigenze di vita, reclamate da settori diversi della popolazione, di fronte ad una difficoltà epocale. E chi stabilisce se ha ragione colui che predica maggiore libertà di azione o colui che, al contrario, predica ancora più fermezza e rigore? Il Diritto civile e quello Costituzionale? E non sono, questi stessi , prodotti dagli uomini in determinate circostanze storiche e di pensiero? E non può essere che siano maturate condizioni per le quali occorre una modifica legislativa? Certo, chi predica maggiore libertà di azione (correggo: “alcuni” di quelli che la pensano così) lo fanno anche perché amano la vita, il mondo e vogliono goderselo, vogliono viaggiare, conoscere, intrecciare nuove relazioni.

Alcuni, non tutti. Anch’io amo viaggiare e, nell’ambito delle mie possibilità economiche, ho visto e apprezzato tanti paesi, genti, usi e costumi diversi. Però ho constatato che possiamo arricchire l’anima anche nelle cose più semplici, più vicine, più elementari. Proprio come Valerie Perrin. Si può entrare in sintonia con gli altri e con la Natura anche nel raggio di poche miglia. A 73 anni mi rendo conto che, mentre viaggiavo per l’Italia, l’Europa, la Cina, l’America, l’Egitto, la Russia, la Turchia, ancora non conoscevo bene l’isola dove sono nato e dove sono tornato a vivere dopo quasi 30 anni vissuti a Bologna. Possiamo arricchire l’anima anche “coltivando il nostro giardino”, cambiando l’acqua ai fiori. Il problema, forse, e spero – con questo – che i compaesani d’idea diversa non si offendano, è che l’acqua stagnante si è formata, prima ancora che nei vasi dei fiori, nelle nostre coscienze, obnubilate da un esasperato individualismo che ci rende ciechi. Ci fa guardare solo a noi stessi e ai nostri familiari (che, spesso, sono visti più come proiezione di se stessi che come persone “altre”). Riconciliamoci con la realtà che ci circonda, riscopriamo la bellezza e la poesia di ogni pietra della nostra Terra, di ogni cittadina e cittadino, di ogni compaesano di qualsiasi età, sesso, religione e pensiero. Mostriamo comprensione, anche se con occhi critici, per quelli che ci amministrano o governano che, forse sono “incompetenti”, incapaci, qualcuno anche in malafede, ma si sottopongono al giudizio popolare. Se abbiamo, a portata, delle soluzioni alternative, pratichiamole come “normalità” della democrazia. L’importante è che non ci limitiamo ad “odiare”, insultare, senza essere in grado di favorire immediate alternative. Non possiamo cambiare l’acqua ai fiori, se l’acqua è inquinata.

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