LE OPINIONI

IL COMMENTO I volontari del fango non possono essere teppisti da stadio

Gli incidenti che si sono verificati sull’autostrada, domenica 8 gennaio, tra i tifosi del Napoli e quelli della Roma, sono l’ennesima brutta pagina che il nostro Calcio offre al mondo dello Sport. Nel giorno della commemorazione di due grandi atleti e due uomini che hanno fatto la storia di questa disciplina, Gianluca Vialli e Sinisa Mihajlovic, un gruppo di manigoldi e di miserabili violenti, ha organizzato una guerriglia indecente, con spranghe, mazze, cocci di bottiglia, calci e pugni in faccia. Davanti a famiglie, bambini, viaggiatori inermi e turisti. Sembra si siano dati addirittura un appuntamento, per regolare i conti, dopo i tragici fatti di tanti anni fa, che portarono alla morte di Ciro Esposito, prima di una finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Anche in questo caso non c’era lo scontro diretto, tra azzurri e giallorossi ma questo, evidentemente, conta poco. Bastava il pretesto e la scarsa capacità organizzativa, di chi ha avuto la brillante idea di fare in modo che i due gruppi transitassero, nello stesso momento sullo stesso punto di strada, nel centro dell’Italia.

Tra le immagini più brutte, viste in Tv, c’è quella del poliziotto, con casco, manganello e divisa d’ordinanza, che guarda quasi inerme lo svolgersi della battaglia. Una resa incondizionata, di uno Stato che si mostra incapace di agire.

Uno schifo senza precedenti, che fa venire voglia di mandare tutto all’aria, stendere un velo di pietà sull’intero campionato, che pure sta regalando, soprattutto al Napoli ma anche ai giallorossi, tante emozioni e soddisfazioni. La litania del “sono una minoranza” non funziona più, ormai è l’alibi per voltarsi dall’altra parte, per far finta di nulla. Saranno anche una minoranza ma sono anche quelli che, più degli altri, sono in grado di condizionare un intero sistema, che dovrebbe basarsi invece sulla sana competizione, la gioia di partecipare, il sano sfottò.

Adesso, fare riferimenti ad autori e responsabili di quanto accaduto sarebbe sbagliato, almeno fino a quando l’inchiesta e le indagini non avranno seguito il proprio corso. Resta difficile, però, poter immaginare come della stessa tifoseria e ci riferiamo a quella partenopea, possano far parte banditi, delinquenti e teppaglia ed allo stesso tempo anche quelli che, non più tardi di un mese fa si erano offerti di venire ad Ischia, in aiuto delle persone vittime della frana del 26 novembre. Non sappiamo se tra le centinaia di farabutti che hanno devastato l’autogrill in Toscana, ci sia stato anche qualcuno dei “volontari”, pronti a mettere le mani nel fango per salvare vite umane e aiutare persone che soffrono. Siamo portati a pensare che non sia così. La speranza è che tra gli autori di questo scempio non ci sia neanche uno dei ragazzi che si erano offerti di sbarcare sull’isola, con guanti e pale, non certo con sassi, coltelli, petardi e bastoni. Se così fosse sarebbe una beffa enorme, un dolore, una sconfitta ulteriore. Illudiamoci che sotto quei bavagli e quelle sciarpe ci fossero i volti di gente che nulla ha a che fare con la tifoseria organizzata del Napoli, professionisti della guerriglia e basta, proprio come quelli che seguono le manifestazioni politiche e distruggono le strade delle nostre città, senza avere un minimo di ideologia o passione. Perfetti sconosciuti, vigliacchi e fantasmi inutili destinati a marcire nelle patrie galere, lontano dalle curve degli stadi e dalle persone perbene.

DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”

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