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LE OPINIONI

IL COMMENTO Idee fuori dal…COMUNE

In questi giorni, a Ischia, è tutto un pronosticare di come saranno formate le liste elettorali nelle competizioni comunali più prossime. In particolare, prima il passaggio di Davide Conte e Maria Grazia Di Scala da Forza Italia a FDI, poi l’annuncio del Laboratorio d’idee “Adesso Ischia” hanno smosso le acque e hanno dato la stura ad una sequela di voci su movimenti preelettorali riguardanti Ischia e Barano. Per la verità, i maggiori movimenti ruotano comunque attorno alla maggioranza del Sindaco Enzo Ferrandino al Comune d’Ischia. Si parla di sei liste della maggioranza già ben delineate, di aggregazione di gruppi di potere per rafforzarsi o di “copertura elettorale” di quei componenti della maggioranza consiliare attuale che senza un “trascinamento” rischierebbero di restare fuori. A turbare ulteriormente gli equilibri esistenti è intervenuta la volontà determinata di Gianluca Trani di assicurarsi la nomina amica del Presidente (al femminile) di Ischia Ambiente a favore dell’avvocato Turiello, cosa che innesta possibili reazioni del gruppo scalzato da questa poltrona. Si fanno nomi per le liste anche di opposizione (oltre alla destra ad ispirazione FDI, ci dovrebbe essere anche un terzo polo). Si parla ancora dei due contendenti isolani di sempre “rivali con tendenza alla convergenza” Domenico De Siano e Giosi Ferrandino. Di Domenico si dà per certo che appoggerà la maggioranza tramite accordo con il gruppo della Sciarappa. Di Giosi si dice che metterebbe (o ha già messo) lo zampino nella destra radicale, di cui sarebbe una propaggine il giovane Fiorito di Adesso Ischia; che metterebbe lo zampino nella maggioranza e perfino nell’eventuale terzo polo.

Riferisco queste voci non perché mi interessino, anzi non le sopporto e credo che questi aspetti squallidi della politica non aiutino il livello civile, sociale ed economico del paese. Riferisco queste voci per evidenziare che le “mosse preelettorali” in atto prescindono del tutto dai bisogni effettivi del paese, dai provvedimenti necessari, dai programmi, dalle opere e infrastrutture indispensabili. E’ tutto un parlare di “gruppi di potere”, di reti familiari, interdizioni di potenziali candidati di opposizione, di pacchetti di voti a disposizione di ciascun candidato, di clientele. Ricordo che alle ultime elezioni amministrative del Comune d’Ischia, riponendo speranze in Gianluca Trani, che si proponeva come Sindaco alternativo, gli suggerii (inascoltato) due mosse: proporre una Giunta con tanto di nomi, cognomi, materie delegate, ancor prima dell’esito elettorale, già in fase di campagna elettorale. Sarebbe stato un fatto rivoluzionario, che avrebbe messo la cittadinanza di fronte ad una scelta chiara: apprezzare o respingere la Giunta così come proposta, spostando parte dell’attenzione dalla sola figura del Sindaco (che ormai è diventato una specie di Podestà) a quella dell’intera Giunta. Qualcuno obiettò che tale “anticipazione” avrebbe finito con l’affievolire l’impegno elettorale dei candidati che sapevano già di non far parte della Giunta. Ora, va considerato che gli assessori possono essere scelti all’esterno e quindi potrebbero non essere soggetti della competizione elettorale. Anzi, la soluzione migliore è proprio quella di nominare assessori competenti sganciati dalla necessità di raccattare voti ad ogni costo. Sarebbero più liberi e avrebbero comunque una legittimazione popolare proprio in quanto la loro carica è stata annunciata prima delle votazioni. Un ottimo compromesso tra “competenza” e “investitura popolare”.

L’altra idea che lanciai fu: annunciare che il Comune, col nuovo Sindaco, avrebbe adottato il “bilancio partecipato”. Cos’è il “bilancio partecipato”? E’ una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica della propria città. Tale istituto non è “normato” a livello nazionale, per cui non vi sono “confini”, indirizzi, indicazioni precise. Sta al singolo ente locale stilare un Regolamento che impegni l’Amministrazione a riservare una quota del Bilancio a investimenti strutturali o infrastrutturali suggeriti dalla popolazione o da rappresentanze socio economiche della popolazione. In altre parole posso, per esempio, decidere di investire la quota di bilancio riveniente dalla tassa di soggiorno in opere che abbiano comunque una finalità turistica ma nei settori indicati direttamente dalle categorie più rappresentative per il turismo locale. Attualmente la destinazione dei proventi da tassa di soggiorno è “nebulosa” e sospetta di essere utilizzata a copertura di spese correnti. Oppure, per esempio, posso invitare i cittadini di un determinato quartiere o borgo del Comune a indicare quale opera/ provvedimento è più opportuna per lo sviluppo del quartiere stesso. Ovviamente è l’Amministrazione comunale a valutare la compatibilità e la fattibilità di tale indicazione nell’ambito del Bilancio preventivo nel suo complesso. Il regolamento stabilisce anche la quota percentuale (di norma dal 2 al 10%) da riservare alle proposte dirette dei cittadini. Un esempio evidente del Bilancio Partecipato (o Partecipativo) lo introdusse, nel 2014, la Regione Sicilia ( che ricordiamo è una Regione a Statuto Speciale).

La L.R. n.5 del 2014 impose ai Comuni siciliani de dedicare il 2% del Bilancio alle scelte dei cittadini. Entro il 30 giugno, i Comuni siciliani devono bandire un avviso pubblico, secondo il quale ogni cittadino o gruppo di cittadini possono presentare idee progettuali da porre in bilancio. Hanno seguito questa strada Comuni italiani importanti come Arezzo, Bergamo, Bologna, Milano, Modena, Parma, Pescara, Grosseto, Reggio Emilia ma anche comuni minori, qualche Provincia e addirittura un Distretto (Casalecchio di Reno) e alcune Scuole, come L’Istituto tecnico Commerciale Vittorio Emanuele II di Bergamo. Il Comune di Bologna ha stanziato, per l’anno prossimo, due milioni di euro per i progetti dei cittadini (32 progetti presentati, che vanno da quello di una Casa per le Associazioni alla creazione di un info-point che indirizzi i cittadini sul “riuso” di luoghi e materiali). Pensate se il Comune d’Ischia si decidesse a prendere in considerazione una vecchia petizione dei cittadini che volevano una Casa per le Associazioni nei locali del vecchio Mercato Comunale, completato dall’idea di Giovanni D’Amico, notificata agli amministratori, del Banco dei Sapori e dei Saperi, gestito da Associazioni e Cooperative varie. Sono consultabili in rete i Regolamenti posti in essere dai Comuni che hanno adottato il Bilancio Partecipato. Non citeremo i Regolamenti delle grandi città, che possono avere esigenze e rapporti con la cittadinanza un po’ diversi rispetto a Comuni medio piccoli.

Citerò, a titolo di esempio, il regolamento di Sant’Arcangelo di Romagna del 2015. L’art. 4 definisce il budget messo a disposizione e le aree tematiche di intervento possibile, che vanno dagli spazi ed aree verdi alle attività socio culturali, alle politiche sociali, educative e giovanili, allo sviluppo socio economico. A coordinare le varie fasi di questa “partecipazione” è un’Unità di Progetto, costituita dall’Assessore al Bilancio, dal Dirigente dell’Ufficio Ragioneria, dal Responsabile della Comunicazione. Tutta la fase è oggetto di monitoraggio e verifica in corso d’opera. Intendiamoci, né la formazione di Giunta fatta prima delle elezioni, né il Bilancio Partecipato sono la panaceina di contrasto al degrado amministrativo, ma intanto non costano nulla e poi vanno visti come strumento di “educazione alla partecipazione” Diciamo continuamente che c’è ormai un abisso tra paese istituzionale e paese reale. Siamo tutti allarmati dalla progressiva disaffezione degli elettori dalla cosa pubblica, tanto che crolla l’affluenza alle urne. Bene, tali misure semplici contribuirebbero a riconciliare il cittadino col potere pubblico. E sarebbe già un grande risultato!

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