LE OPINIONI

IL COMMENTO Il 2019 non è stato un anno bellissimo

Quello che si sta chiudendo non è un anno come un altro, col solito carico di negatività e positività. E di certo non è stato l’anno bellissimo che il premier Conte, nel precedente governo gialloverde, ottimisticamente pronosticava. Il 2019 ha segnato un vero e proprio spartiacque tra due modi contrapposti di far procedere l’Italia e, soprattutto, la nostra realtà isolana. Ecco, in ordine, alcune divaricanti scelte di fronte alle quali – a partire dal 2020 – ci troveremo: potremo ancora impostare un discorso di pianificazione? Nell’urbanistica, nella ricostruzione post terremoto, nelle opere pubbliche e nelle infrastrutture? O – come temo – le continue emergenze (climatiche, geologiche, di messa in sicurezza) assorbiranno tutte le energie pubbliche e private? Il futuro del nostro turismo, caratterizzato da overtourism estivo e undertourism autunnale-invernale, sembrava dover puntare alla destagionalizzazione. Ma l’imperversare del clima autunnale-invernale, soprattutto con inedite mareggiate devastanti, complica l’obiettivo e fa riflettere sulle effettive possibilità di una destagionalizzazione.

Nel generale clima di incertezze (di ordine politico,economico, ambientale) potremmo attuare una politica di nuovi investimenti (infrastrutture, viabilità, portualità) o saremo costretti, come appare verosimile, ad impiegare le risorse a disposizione in una gigantesca opera di manutenzione (scuole, edifici pubblici, arenili e coste, alvei e sentieri, boschi e colline)? L’esplodere, a livello globale, di spinte nazionalistiche e localistiche, le nuove chiusure in direzione di microrealtà autocratiche, come impatterà sull’isola d’Ischia? Prevarrà la battaglia di chi spinge per il Comune Unico o si accentueranno le contrazioni municipalistiche? Infine, vanno valutate le crescenti difficoltà economiche: alberghi che non riescono, per periodi medio-lunghi, a riempire le troppe stanze costruite e sono esposti per debiti verso Comune ed Enti previdenziali, a scapito della manutenzione delle strutture, sempre più fatiscenti; commercio sempre più in difficoltà, per la concorrenza spietata delle vendite on line, per i costi eccessivi dei fitti dei locali ma anche per una certa refrattarietà all’innovazione e alla diversificazione; occupazione sempre più precaria e stagionale. Difficoltà economiche che non contribuiscono alla compattezza sociale ma che – al contrario – acuiscono la disgregazione, il rancore, gli scontri di categorie e di classe: albergatori contro operatori dei trasporti, commercianti contro albergatori, lavoratori dipendenti arrabbiati con tutti. Ecco perché diciamo che si chiude un anno nero e, in questa affermazione, non c’è nulla di rituale.

Abbozzata l’analisi del pregresso, il problema è di capire come svoltare per il futuro, a partire dal 2020. Per capirlo, mi avvarrò di un esempio di una “ realtà parallela” e di un ragionamento filosofico- sociologico di un grande sociologo contemporaneo, Zygmunt Bauman. L’esempio della “realtà parallela” è quello relativo ai destini delle località invernali sciistiche. Quella della montagna è una realtà turistica stagionalmente inversa rispetto a noi. Noi lavoriamo d’estate, le località sciistiche lavorano d’inverno. Ad un certo punto è successo che le piccole località di neve sono andate in crisi, per i cambiamenti climatici ( ad eccezione di questa fine anno) per scarsità di neve e assenza di strutture e strumenti per l’innevamento artificiale. Le grandi stazioni sciistiche, al contrario, hanno assorbito tutto il movimento turistico grazie all’abbondante innevamento artificiale, ottenuto anche grazie a notevoli finanziamenti pubblici. Che lezione possiamo trarre da questo esempio parallelo? Possiamo dedurre che, stante l’incertezza climatica delle località di mare come le isole ( coraggiosa “Capri Hollywood-International Film Festival”, ma come si fa col mare in tempesta?) dovremmo supportare la “ risorsa naturale” con la “ creazione artificiale”. Se le località di turismo invernale di montagna si sono organizzate con l’innevamento artificiale, è probabile che dovremo creare posti spiaggia artificiali e arenili “ ricostruiti”. Già da anni, i giardini termali e le piscine degli alberghi sopperiscono alla scarsità dei posti spiaggia, insufficienti rispetto alla domanda. Con la complicazione delle forti mareggiate, il problema si aggrava e dovremo impegnare grandi risorse ed energie per una ricostruzione naturale (ripascimento) o anche artificiale ( trasporto di sabbia o costruzione di piattaforme in materiale ecocompatibile su scogli, scogliere e ovunque sia consentito dalla sicurezza e dalla estetica ambientale ) come suggeriva – su queste colonne – anche Mizar. Come è accaduto per le piccole località turistiche di neve, che sono state fagocitate dalle grandi stazioni sciistiche innevate artificialmente, potrà accadere anche alle località di mare come l’isola d’Ischia. Sopravviverà chi si avvarrà delle opportunità che le tecniche e scienze moderne consentono di fare. Serve il coraggio della modernità, che risulta più efficace per chi è già gratificato da ingenti risorse naturali. Naturalmente dovremo essere capaci di inventarci soluzioni audaci ma non impossibili e velleitarie. E lo dovremo fare presto e bene anche per i nostri porti, per la riva destra del porto d’Ischia.

Se l’isola si abbassa lentamente, come gli ultimi studi scientifici dei vulcanologi dimostrano, noi dobbiamo “ alzare” il tiro, dobbiamo “ elevarci” con creatività e scientificità. Quando i nostri consigli comunali discutono dell’erosione delle nostre spiagge, hanno idea che esistono le “ Linee Guida Nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici”? Fin dal 6 aprile 2016 Regioni, Ministero dell’Ambiente ed Ispra hanno istituito un Tavolo Nazionale sull’Erosione Costiera e, a novembre 2016, hanno pubblicato le Linee Guida. Si tratta di circa 200 pagine di studi, rilevazioni ed osservazioni, dalle quali non si può prescindere. Qui mi limito a segnalare che tra tutte le raccomandazioni emanate, emerge in particolare la necessità di elaborare, per qualunque zona critica, un Catalogo delle Mareggiate e degli Impatti. Quasi inutile sottolineare che l’Emilia Romagna lo ha istituito fin dal 1942, la Sicilia dal 1980, le Marche dal 2013. Noi, per adesso, ci affidiamo alla sola memoria storica dei più anziani. Con scienza e coscienza dobbiamo dimostrarci capaci di adattarci alla nuova realtà climatica, che è esattamente quello che auspica il sociologo Bauman, teorico della “ liquidità” del mondo attuale. La tesi del sociologo è che tutto muta velocemente e continuamente ( per la verità già l’antico filosofo greco Eraclito teorizzava che “ tutto scorre”), tanto che è pressoché impossibile che si consolidi alcuna tendenza, che si fissi alcun caposaldo. Ciò che appare oggi una “ certezza”, domani non lo è più. Rispetto a questo rapido mutare delle cose, la soluzione – sostiene Bauman – non è invocare nostalgici ritorni al passato o rimpiangere certezze che non ci sono più, bensì di “ adattarsi” ai mutamenti, seguire la liquidità del vivere moderno. Ecco dunque la lezione teorica per Ischia 2020: farsi una ragione dei mutamenti, seguire la corrente ma governando la barca. Operatori, cittadini, amministratori pubblici si facciano una ragione di questa necessaria fluidità, altrimenti andremo incontro ad altri anni complicati. Non pretendiamo un 2020 bellissimo, ma almeno intelligente e conforme alla modernità.

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