LE OPINIONI

IL COMMENTO Il calar dell’autunno

DI LUIGI DELLA MONICA

Ormai è lontano il controesodo del 31 agosto, i bilanci della Capitaneria sui passeggeri in transito fortunatamente non ci angosciano o entusiasmano più. Stamane entrato in vigore da 24h l’orario autunnale dei collegamenti marittimi, con esso fa ingresso il letargo intellettuale ed imprenditoriale dell’isola. A poco, a poco, avremo le chiusure infrasettimanali per sperare nella felicità del fine settimana, le saracinesche abbassate per ristrutturazione e l’assistenzialismo della NASPI, perché, cosa vuole, la stagione è inclemente, per cui si deve giocoforza attendere almeno la Pasqua del prossimo anno. Le porte chiuse almeno non ci faranno consumare, o costituire base imponibile per lo Stato e per il Comune, e mettiamo sotto la terra del nostro orticello qualche spicciolo, mentre i ragazzi, ovviamente chi è fortunato, possono tranquillamente prendere alloggio sulla terraferma. Le terme irradieranno la loro energia a vuoto, il sole splenderà sui nostri volti ed il mare avrà modo di esplicare la sua forza divoratrice dell’arenile, di fronte all’inerzia ed alla incapacità dell’isolano di porvi rimedio; i campi boe, che sono semplici corpi morti ancorati al fondale sabbioso, sono smontati. Nel frattempo poco importa se una nave varata nel 1980 si è fermata in mezzo al mare di Mergellina, come se fosse stata in avaria davanti alle coste della Tunisia, o altro: ci basta stare sull’isola, raccogliere quei pochi sudati soldarelli della stagione, tanto muoversi sul Continente è affare per sfortunati. Nessuno si pone il dilemma come svoltare alla depressione autunnale ed invernale dell’abitare l’isola, che sono per altro figlie della vita convulsa, caotica ed anormale delle stagioni calde, che per forza di cosa deve ricevere una parabola discendente, altrimenti si rischia di impazzire.

Questa estate non sono mancati gli incidenti mortali sulle strade interne dell’isola, che ormai sono tristemente disseminate di altari commemorativi degli angeli persi sull’asfalto, e chi è andato per mare ha patito mille disagi fra centinaia di imbarcazioni ospitanti i peggiori criminali della terraferma. Eventi musicali di piazza di qualche artista nazionale blasonato, ma con effetto isolato e solo transitorio. Una scarsissima attenzione dei media nazionali, che quasi bypassano Ischia, tutti protesi verso Capri, Sorrento e la Costiera Amalfitana, quest’ultima leonessa della Campania in fatto di presenze vip ed un pochino Procida, che piace sempre di più. Circa due anni fa predissi, ma in realtà credo lo abbia detto anche il giornalista Davide Conte su altra testata, che l’aeroporto Salerno Costa di Amalfi sarebbe stato un pericolo per il booking ischitano e, tant’è, se l’anno scorso abbiamo avuto ospite dal compianto Cav. Germani il Grande Bob de Niro, di recente Sylvester Stallone è andato a soggiornare in Costiera Amalfitana. Abbiamo mai pensato di invitare Stanley Tucci, che viene considerato nello star system americano un grande propulsore di consensi, al punto che moltissimi americani stanno cercando di acquistare residenze nella Regione Puglia, dopo una serie a puntate da lui condotta sul food itinerante nella terre di quella Regione. Ischia è come se fosse una piccola nave da crociera a sé, uno Stato autonomo, che è governato da sue leggi e che non vuole interfacciarsi con il resto del Mondo, se non per rivendicare: “chi viene da Noi deve pagare, perché siamo la quarta (non più la prima), isola più bella del Mondo”. Così ti accorgi che Castelvoturno, che un tempo era menzionata come il covo del clan Setola, oggi si lanci sul web per ricordare la schiusa delle uova di tartaruga “Caretta, Caretta”.

Vedete cari lettori, Formentera, che non visito dal lontano 2004, è famosa per il gadget del “geco”, che è una semplice trovata pubblicitaria, che frutta reddito: le magliette, le calamite da frigo, gli arredamenti a tema geco… Per Ischia non basterebbe una enciclopedia a riassumere la sua storia naturale, culturale e geoeconomica. Tutti gli isolani sono affetti da cecità, perché alla fine il benessere collettivo è solo il pieno alberghi, il pieno strade ingolfate dai giganti taxi, il pieno ristoranti ed il pieno bar, senza un criterio di identità culturale. Prendo spunto dal collega Graziano Petrucci, il quale ha citato il Prof. Mirelli, patron del festival della Filosofia, per ribadire che siamo deprivati di ogni bagaglio ideale e spirituale, perché riteniamo la felicità esistere e resistere nell’avere, piuttosto che nell’essere. Una piccola finestra di celebrità nel festival di Michelangelo Messina, cui fa eco il successivo “Global” di Pascal Vicedomini, dopo di che silenzio mediatico culturale e tentativi di boicottaggio del turismo ischitano, poiché incline ad accogliere marmaglia di basso livello della terraferma. Regna incontrastata approssimazione, superficialità ed incongruenza delle scelte microimprenditoriali: se ad esempio vige il divieto di accaparramento del cliente, mediante il metodo c.d. butta dentro, poco importa, si sussurra al passante, senza essere effusivi, e se ci si accorge che il vicino viola le regole, meglio farsi i fatti propri. Onestamente suggerirei agli operatori di settore commerciale omologo di riunirsi in grandi assemblee consortili, interpellando tutti e sei gli assessorati, per confrontarsi sulla passata stagione e mettere nero su bianco un progetto di rilancio strutturale del sistema produttivo Ischia, perché il precipizio del disastro è vicino e fare finta di niente, tacciare il sottoscritto di profezia di sciagura, è solo un palliativo per eludere un futuro concreto ed attuale che non è roseo.

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