IL COMMENTO Il cambiamento che bussa e il futuro che è già oggi

DI ANTIMO PUCA
Da quando la nostra vita è diventata un film di fantascienza? Ormai ce lo chiediamo sempre più spesso. Basta guardarsi intorno o anche solo accendere il cellulare per accorgersi che il futuro è già tra noi. Qui. Adesso. Il presente non ha più il passo lento della ripetitività, che rendeva le giornate così simili l’una all’altra. Ma è stato travolto dall’onda lunga dell’IA, l’intelligenza artificiale. Due lettere minute ma che insieme formano un acronimo in grado di rompere gli argini tra il domani e l’oggi. Quello che una volta vedevamo solo nel film adesso sta diventando realtà. E il cambiamento bussa, con sempre più insistenza, alle nostre porte. Il dilemma è se aprire o sprangare bene l’entrata. Nel giro di pochissimo tempo, per molti davvero troppo poco, ci siamo ritrovati in un presente 2.0, ad altissimo tasso tecnologico, e tale upgrade, per dirla in termini informatici, affascina e al contempo spaventa. Cosa aggiunge e cosa toglie l’algoritmo? Stiamo davvero comprendendo la direzione in cui stanno andando le nostre vite? Quanto è inarrestabile l’evoluzione? Sono domande sulle quali si interrogano anche le più alte cariche istituzionali e religiose. Fin dal giorno del suo insediamento, Papa Leone XIV non ha esitato a definire l’IA come “la nuova questione sociale”, a cui dedicherà con ogni probabilità la prima enciclica digitale.
In Italia e attivo, dal 2003, un corso universitario europeo sull’etica della IA. La cattedra Jean Monnet all’università di Macerata, l’unica in tutta Europa a essere finanziata da Bruxelles. A sua volta l’Unione Europea ha redatto quest’anno l’AI Act, un Documento che disciplina l’utilizzo dell’IA, distinguendo tra cosa si può fare e cosa no, in base al livello di rischio a cui l’intelligenza artificiale si espone. Si valuta il potenziale impatto dell’IA sui diritti umani e sulla sicurezza, imponendo requisiti più severi alle applicazioni ad alto rischio o ad alto impatto. Entrerà in vigore nel 2026 e la speranza è che venga adottato, o per lo meno emulato, dal resto del mondo. Purtroppo, non è affatto scontato. Più di un paese, infatti, sta sperimentando e utilizzando l’IA con fin troppa scioltezza. Gli Emirati Arabi Uniti hanno per esempio deciso di delegare la stesura delle nuove leggi federali alle macchine. In America l’Academy ha stabilito che possono vincere l’Oscar anche i film che ricorrono all’aiutino tecnologico, come The Brutalist, nonché gli attori che usano l’IA per perfezionare la propria dizione, mentre in Inghilterra si sta prendendo in considerazione la predizione dei reati attraverso l’analisi incrociata di cartelle cliniche, precedenti penali, fattori demografici e sociali. Il progetto, al vaglio del Ministero della giustizia britannico, si chiama Sharing data to inprove risk assessment. Per non parlare dell’India che nel 2024 ha stanziato un investimento di circa 1,2 miliardi dollari per rafforzare la propria infrastruttura IA. Più cauta invece la Corea del Sud che, come l’Europa, si è dotata di un documento di regolamentazione: Al BASIC Act. Dunque, quali sono le applicazioni buone della IA e quali quelle da cui tenersi alla larga? Partiamo dalle prime.
Il settore che, almeno sulla carta, trae maggior beneficio dalla rivoluzione tecnologica e la Medicina. In sala operatoria i chirurghi robot sono già realtà è pure la Telemedicina sta prendendo sempre più piede. Oltre alla medicina, tutte le mansioni più meccaniche potrebbero essere delegate, così come risultano molto utili le nuove funzioni legate allo shopping. Uno scarto notevole che, però, alla lunga potrebbe impattare negativamente sulle funzioni umane. La tentazione di delegare la comprensione del mondo o anche solo la ricerca delle prime risposte, diventerà sempre più forte. E qui veniamo alle note dolenti, ovvero al lato oscuro dell’IA. Il suo uso distorto. In cima alla lista dei divieti europei c’è ogni forma di predizione e manipolazione umana. L’UE ha stabilito che non si possono prevedere i crimini in base all’aspetto fisico né dedurre le emozioni di un dipendente nei luoghi di lavoro e nei centri educativi attraverso l’IA.
A essere complesso è però soprattutto il tema della manipolazione. I video fake imperversano su internet, così come gli audio. Alcune trovate possono essere archiviate come goliardiche, per esempio là Ghibli AI: Image Art Studio che trasforma gli utenti in personaggi dello Studio Ghibli, studio cinematografico di animazione giapponese, o l’app che da sembianze antropomorfe ai nostri animali domestici. Altre assumono invece contorni decisamente allarmanti. L’esempio più eloquente è il caso di Jennifer Ann Crecente. La giovane texana uccisa dal fidanzato nel 2006 è trasformata in un chatrobot, un immagine-robot in grado di fare conversazione con uno o più utenti, su Character AI, il sito che consente di parlare con le identità create dalla IA. Il tutto senza alcuna richiesta di autorizzazione dei familiari. Il post mortem è poi un altro tema caldissimo. Viviamo in una società dove il profilo social sopravvive al suo possessore e molti dei loro cari usano l’IA per simulare la persona morta e continuare a dialogare con lei. E siamo solo all’inizio. Sono certamente tra le più grandi piaghe della nostra società video e immagini fake la cui veridicità depista perfino gli addetti ai lavori. Difendersi non è facile ma un modo c’è. La prima regola è verificare sempre la fonte è controllare i dettagli. Dunque, occhi ben aperti!






