LE OPINIONI

IL COMMENTO Il caso Piacenza e l’antimeridionalismo

DI LUIGI DELLA MONICA

Sono rimasto attonito dai fatti di cronaca occorsi in Piacenza, che hanno determinato una delicatissima indagine in seno alla Benemerita. Purtroppo rilevo che la mia modesta teoria sociopatica sull’antimeridionalismo da baraccone persevera ostinatamente, perché le origini campane, pugliesi e siciliane degli indagati, perché ricordo di indagati si tratta, hanno gonfiato il petto di un colombo del giornalismo sedicente “nordista”. Il dott. Martinelli, giornalista da Bergamo, con un passato nella comunicazione del “Movimento 5 Stelle”, ha professato una ideologia proto-umana che argomenta una tendenza delinquenziale alle persone provenienti dal Sud Italia. Orbene, lungi da me voler firmare un saggio di sociologia criminale, ma ricordo a me stesso che un progetto criminale attecchisce dove sussistono condizioni geo-economiche per così dire facilitative.

Mi viene da chiedere in prestito dal Dlgs. 28\2010 in materia di mediazione civile la definizione del mediatore come un facilitatore di accordi, paragonando scolasticamente il territorio di Piacenza ad un simbolico mediatore di attività criminali. Lo ha insegnato anche il Procuratore Gratteri che la proposta di delinquere viene formulata in ambienti chic, ricchi, opulenti, radical, dove in altri termini gira il soldo e vi sono menti sopraffine per riciclarli. Evidentemente il dott. Martinelli è un discendente e\o lontano parente di Emilio Salgari, che ha consegnato alla storia dei romanzi pietre miliari della letteratura mondiale, ambientati in terre d’Asia lontane e mai visitate da lui; pertanto, mi pare di intuire che il giornalista suddetto non abbia mai visto il Sud – forse egli è suggestionato dalla metafora comica della pellicola del 2010 di Bisio-Siani che descrive i meridionali trogloditi abitanti in grotte e cunicoli, accecati dai vapori sulfurei del magma (Vesuvio, Etna…) e sommersi da cumuli di spazzatura.

Una sicura notazione storica è sfuggita al dott. Martinelli sulla c.d. “mafia del Brenta”, allorquando Felice Maniero – di cui mi spiace fare il nome perché dare rilievo a certe belve significa sempre pubblicità immeritata ma la cronaca storica lo impone –, spiegava che il territorio era digiuno da queste pratiche malavitose, ma la gente del posto sapeva e chiudeva occhi. Proprio questo è il punto. Chi crede nella religione cattolica sa che la colpa è commissiva, come nel caso dei carabinieri indagati, ovvero omissiva come nel caso degli abitanti di Piacenza. Anche il codice penale recita che evitare un fatto che si l’obbligo giuridico di evitare equivale a cagionarlo. Mi pare di aver letto che trattasi di coinvolgimenti di traffici di sostanze stupefacenti di tutti i tipi: se ci sta un corrotto, significa che il territorio non lo espelle, non lo rigetta. Ci risiamo ad alimentare sciocchezze e pettegolezzi, non si tratta di giornalismo, di ricerca del vero, di critica della ragion pura, per citare il grande Kant. Qualcuno ha dimenticato che nella sede dell’ F.B.I. vi è una statua di Giovanni Falcone? Lo chiamo familiarmente, perché lo ritengo un padre della patria, un martire dello Stato ed un uomo di fede cattolica che siciliano, puro siciliano,  ha contribuito con il suo intelletto, con la sua vita di clausura bianca e con la sua morte barbara a ripulire il Mondo del fenomeno da lui stesso definito umano della mafia.

Siciliano era Peppino Impastato che da giovane non si rassegnava alla indifferenza dei suoi compaesani.

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Già indifferenza… l’indifferenza che ha animato la città di Piacenza, ovviamente parte malata di essa, non tutti i suoi operosi abitanti, nell’assistere a questi atti criminali. Qualcuno potrà dirmi che gli indagati agissero clandestinamente, ma il mercato in termini di domanda della droga non credo fosse oriundo meridionale. A meno che a Piacenza non ci siano dei caffè destinati a soli meridionali disoccupati trascorrono il tempo a fumare oppio. Vorrei ricordare al caro Martinelli – che mi fa pensare al Cocchetelli del turco napoletano – che esistono “no mafia zone” anche in Campania, Sicilia e Puglia. A parte la nostra Ischia, che, pur essendo stata inserita nella classifica del 2020 fra le 25 isole più belle del mondo, accanto alla Sicilia, ogni tanto stringe l’occhiolino con i fitti estivi a qualche pregiudicato napoletano, si può invocare la provincia del Sannio beneventano, oppure la provincia di Avellino e la costiera sorrentina, oppure in Puglia le famose Maldive del Salento, Santa Maria di Leuca, i 161 borghi della Basilicata; la Calabria è conosciuta a fondo soltanto da pochi ed io non mi posso considerare un esperto, ma la ospitalità che ho trovato a Palmi, luogo di terrore mafiosi, non la ho trovata in altre parti del Sud. La motivazione ideologica, a mio sommesso avviso, è comunque diversa e molto più grave: esiste un disegno preordinato da parte degli intellettuali del Nord di narcotizzare le masse sui veri problemi socio politici, perché è fallito un sistema produttivo preconfezionato, il cosiddetto sogno milanese. La crisi ideologica del 1992 di una Italia sconfitta dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e dalle monetine lanciate addosso al Presidente del Consiglio più longevo e potente della storia democratica della prima Repubblica è stata calmierata dalla apertura alle delocalizzazioni cinesi delle produzioni, per mantenere alto il cuneo fiscale e salvaguardare i prezzi del manifatturiero italiano c.d. “Made in Italy”. Penso che molti hanno sentito parlare delle cosidette tre lavorazioni: un prodotto è coperto dal “Made in Italy” quando vi sono soltanto tre processi di trasformazione, non contando il materiale, ovvero il prefabbricato in Cina, Bangladesh…

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Purtroppo, sono trascorsi trent’anni ma siamo arrivati alla constatazione che questo partneriato è devastante; gli imprenditori lombardi, ivi compresi i bergamaschi, di colpo si sono accorti che il sistema cinese è solo fagocitatore del known-how italiano che ha 800 anni di tradizione ed anche la maglia bianca della sanità lombarda un pallido miraggio di un deserto di morti. Quale soluzione escogitare, in seno ad alcuni pseudo intelletuali? Creare il caso meridionali criminali, ignoranti ed inferiori, i quali abitano luoghi da evitare e da boicottare. Come disse il più antipatico dei Presidenti della Repubblica: “io a questo gioco al massacro non ci sto!”. Pensiamo alle cose serie e facciamo tutti uno sforzo di umanità, perché nelle ultime settimane sto osservando un imbarbarimento totale delle persone. Il dopo Covid-19 è sinceramente apocalittico, perché esiste un’aura di presunta normalità, ammantata di ipocrisia e di perbenismo foriere delle peggiori nefandezze che abbia mai visto in vita mia.

Una piccola riflessione critica mi si consenta sui miti degli indagati di Piacenza: “Gomorra”. Non mi riferisco al singolo film di Riccardo Garrone, ma alle fiction di “Sky”. È opportuno che il grande Saviano, che tutto vede e tutto conosce, incominci ad organizzare conferenze e lezioni magistrali sul rischio che questi scenari cinematografici possano far proliferare fattori emulativi negativi nei giovani. Parlo da padre di un bimbo di quasi tre anni e sinceramente tremo al pensiero che un giorno mio figlio possa dire che vuole essere come Genny a’ carogna oppure come Ciruzzo l’immortale. Abbiamo bisogno di tanti Peppino Impastato o di Rino Gaetano, perché no anche di Albano Carrisi, ancora di Domenico Modugno…Uomini meridionali che da giovani hanno cavalcato un sogno ed in condizioni di povertà assoluta senza delinquere e credendo nei loro ideali hanno portato avanti un progetto, un credo, uno scopo. Non è una ipotesi scolastica, perché i giovani hanno bisogno di costruirsi una identità e se la società continua a produrre spazzatura ideologica, falsi miti, falsi profeti, abbattendo statue, censurando libri e modi di pensare, avremo una comunità nichilista del nichilismo, una arancia meccanica che dal patto sociale dello Stato di Diritto tornerà ad involvere nei clan tribali. Esorto l’Ordine dei Giornalisti, come anche farà l’Arma certamente, ed il mio Ordine Forense, ad emarginare nei modi del contraddittorio democratico le loro parti malate, perché il nostro grande Paese non ha bisogno di disvalori ma di rialzarsi ed il riscatto verrà solo e sempre dai giovani.

* AVVOCATO

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