LE OPINIONI

IL COMMENTO Il clima dei veleni

DI LUIGI DELLA MONICA

Nell’assistere alla devastante guerra russo-ucraina abbiamo compreso che il potere della cosiddetta “disinformatia” è giunto perfino a dichiarare la falsità che le sottrazioni di migliaia di minorenni alle loro legittime famiglie ucraine era una misura protettiva dai genitori orchi, perché madre Russia era l’unica terra promessa per questi bambini innocenti. Un esempio emotivamente molto forte, che fa avvertire il polso della situazione, quando si mente spudoratamente in modo fazioso e ideologicamente criminale. Eppure in Italia abbiamo avuto esempi adeguatamente raccapriccianti con il regime del ventennio, mentre in costanza di democrazia molti, moltissimi colleghi, sono stati assassinati per un articolo, per una sequenza di articoli, come il napoletano Giancarlo Siani, simbolo dei giovani del Sud che non si arrendevano al silenzio, ma ancora Mino Pecorelli in Sicilia, o il milanese Walter Tobagi.

La stampa, definita da molti il “Quarto Potere”, che negli anni’70 con lo scandalo Watergate riuscì a deporre il Presidente degli Stati Uniti, in quanto tale non è immune da vizi, da obblighi deontologici, ma allo stesso tempo riceve attacchi gratuiti ed ingiustificati. Non è difficile attingere dal cristianesimo o dall’umanesimo laico, per ribadire che il giornalismo, stampato o digitale, deve obbedire al principio di Verità. Non è un concetto astratto o retorico, ma un atteggiamento soggettivo, emotivo, sentimentale e razionale ancorato ad un dato scientifico di realtà empirica, o di attendibilità della fonte giornalistica. Lo prescrive la Corte di Cassazione, nella sede giuridica, lo impone la morale, nella sfera squisitamente umana. Sulla nostra isola si è aperto un forte dibattito politico e sociale sulla funzione di chi scrive o di chi parla sui media locali, poiché il Sindaco di Forio ha dichiarato di aver sporto denuncia-querela per fatti di sua stretta doglianza che non intendo criticare, poiché non è mio costume, da opinionista, scandagliare il merito, che riguarda soltanto la sfera dell’individuo e le aule di Giustizia deputate alla imparziale valutazione dei fatti. Il mio obiettivo è ribadire che la notizia di questa iniziativa ha innescato una crisi di identità della stampa locale, dando coraggio di scrivere ai soliti odiatori seriali, detti comunemente leoni da tastiera, che si alternano fra i sostenitori del gesto del Sig. Sindaco di Forio e fra quanti urlano allo scandalo. Ho letto profonde offese a chi, come il decano Franco Borgogna, viene definito “non è quello che crede di essere”, oppure ho riscontrato frasi generiche e di grossolana ignoranza che ardiscono di affermare che la stampa locale non è alla loro altezza e che non vi sarebbe nulla da imparare da essa.

Replico energicamente a costoro: fatti non foste, a viver come bruti. Replico orgogliosamente a costoro che Luigi Della Monica non scrive a se stesso e nemmeno a loro per un motivo, se non quello che tacere, girare la faccia dall’altro lato, fare le spallucce, accontentarsi dell’aura mediocritas, è complicità costante, strisciante, irreversibile al “puzzo del compromesso morale”. Per carità di Dio, ad Ischia non ci sta la mafia del dott. Borsellino, ma la vile rassegnazione allo stato delle cose sicuramente è intorno a noi. Se Forio ascende agli astri, gli altri versanti dell’isola bofonchiano, travasano bile e cercano di aggredire il merito, invece che cospargersi il capo di cenere per i propri errori valutativi e chiedere all’altro il know how, ovvero collaborare per stringersi la mano e crescere insieme. Di questo è colpevole il giornalismo locale, parte di esso non so, ma almeno quello dei 4 cavalieri dell’apocalisse che non verrà – non mi riferisco a quella cristiana – Borgogna, Mirelli, Petrucci e Della Monica, di non voler tacere, di non accettare il silenzio assordante del conformismo. Io non mi aspetto applausi o pacche sulle spalle, non scrivo per avere la clack, ma per lasciare traccia indelebile anche a me stesso, un giorno che dovessi invecchiare nella mente, che ho urlato come Cassandra, solo nel coro dell’indifferenza, che le aporie del territorio non dovevano essere tollerate. L’astensionismo dal voto, che alcuni attribuiscono alla mancanza di cultura nella stampa locale atta formare le coscienze critiche degli elettori, è l’arma autolesionistica più irriverente ed antisociale che possa esistere.

Il cittadino elettore attivo, anziché godere dell’autorevolezza del portatore di consenso al politico amministratore locale per orientarlo al meglio a gestire la cosa pubblica, il bene comune, ne diventa “servo infingardo”, vale a dire sottile adulatore per caldeggiare i propri interessi individuali e successivamente sanguinario assassino nella notte dei lunghi coltelli, per criticare il suo operato quando non coincide con i propri obiettivi. Il comando, la direttiva non sono afflizioni della e per la comunità, ma altrettanto essa non deve mostrare refrattarietà al pubblico potere. Non voglio scadere nella dottrina del precetto e della sanzione, ma indubbiamente l’isola vive una pagina drammatica della sua storia, aggredita dalla crisi del post terremoto del 2017, del covid, degli abbattimenti decisi dopo 40\50 anni e della sua crisi di identità culturale, manifestatasi negli ultimi giorni per i temi che stiamo analizzando. A questo punto della narrativa, il lettore si chiederebbe quali sono i miei propositi, quali sono i rimedi correttivi del fenomeno. La mia risposta è semplicemente restare umani e rispettare le persone: il Sindaco di Forio è libero ed autonomo nella sua scelta soggettiva di tutelarsi nella Sede Giudiziaria; la stampa locale deve difendersi come l’Art. 24 Cost. consente a tutti; ma l’opinione pubblica non ha diritto di demolire l’identità e la vocazione di quanti tentano, umanamente e quindi anche sbagliando, di informare. Se si vuole far tacere la stampa, si fa tacere il pensiero della comunità ed una comunità silenziosa è soltanto schiava, prona e rammollita, senza coscienza e senza colore dell’anima. Il pericolo è che il narcisismo imperante dell’isola più bella del Mondo possa terminare nell’epilogo tragico di affogare nella propria immagine riflessa nel mare.

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Come sostenevo nel commento a caldo delle trascorse elezioni regionali, non avere fatto squadra politica per designare un forte esponente isolano che battesse il pugno sulla scrivania del Governatore della Campania per esporre le doglianze dell’intera isola, che è un unico territoriale e culturale, non una frazione di microisole in conflitto tra loro, è stato un errore storico drammaticamente determinato dall’astensionismo e dall’opportunismo dei pochi che hanno voluto anteporre se stessi alla comunità isolana. In questo clima, non potremo che rassegnarci a vedere tristi ed impotenti la scia dell’elica degli aliscafi che ci portano via i nostri giovani senza biglietto di ritorno.

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