IL COMMENTO Il collegamento dei sogni

DI LUIGI DELLA MONICA
Cari utenti delle vie del mare è purtroppo il momento di rassegnarsi. Qualcuno potrebbe ardire di ricordarmi che rassegnarsi è una viltà, ma umilmente replico che a volte la migliore guerra è quella che non si combatte. Riappaiono i soliti video sui canali social, girati da privati o da personaggi pubblici, che denunciano scabrosamente l’esistenza delle carrette del mare. Ahinoi, un mio amico professore di ingegneria alla facoltà di Napoli mi ricordava che i giovani non prediligono più industriarsi e reiventarsi per il miglioramento della società, perché hanno a loro disposizione la intelligenza artificiale. Tra le materie che in parte essi ritengono noiose vi è la storia, che oggi si vede sempre più distorta e mistificata, anche da alcuni intellettuali, le scelte di campo, quelle vere e determinanti per questo stato di cose risalgono alla seconda metà degli anni’90 e sono proseguite dopo il c.d. “millenium bag”.
Nel fiorire degli anni ’80, per raggiungere la nostra isola, potevamo disporre di aliscafi tagliaonde, che certamente ti facevano sentire centrifugato, ma che erano frequenti e ben organizzati, traghetti di stazza imponente, che potevano ospitare in comodità passeggeri ed autocarri, naviglio tutto nuovo di zecca, che faceva brillare gli occhi e garantiva continuità con la terraferma. Arriviamo alla prima metà degli anni 90’, per assistere addirittura all’acquisto di scafi ultimissima generazione, che trasformano i vecchi calabroni veloci in eleganti catamarani ed i traghetti titanici si fanno affiancare da monocarena supertecnologiche che al tempo dell’aliscafo conducono via mare passeggeri e veicoli. La voglia di non studiare la storia in alcuni ha forse voluto tacere ai nostri giovani, ai millennials, a quelli che sognano a 18 anni di lasciarsi Ischia dietro la scia di un’elica, proprio per questi disagi, che misteriosamente quelle navi veloci venivano fatte circolare a vuoto nel canale fra Vivara ed Ischia Porto, perché erano così veloci da scassare il mercato e comunque dovevano rispettare gli orari stabiliti dagli standard prefissati dalla Regione e dalla Capitaneria di Porto. Dopo di che la cantieristica navale, se si eccettuano gli sforzi encomiabili del nostro amato fu Senatore, si è fermata irreversibilmente.
Cosa sarà mai successo? Sono noti a tutti gli artefici di questo scempio del settore che vedeva La Spezia per il comparto militare e Civitavecchia, Napoli, Messina, Venezia e Trieste, nell’area civile, fari mondiali del manifatturiero delle grandi e medie navi nel Mondo. La smantellamento dell’I.R.I. prima ed il progressivo divieto degli “aiuti di Stato”, vuoi anche condito dalla immancabile virtù ischitana della sua comunità di vivere come canne al vento, in trepidante attesa che il patron di turno portasse cibo e lavoro, hanno progressivamente decretato la fine ingloriosa dei collegamenti, stile Scandinavia, nella tratta Ischia e Procida; Capri e Sorrento fanno eccezione perché gli enormi volumi d’affari generati in loco non hanno ostacolato l’afflusso di capitali privati per ignorare i su citati fattori ostativi. La soluzione purtroppo non è dare all’untore; purtroppo, gli armatori anziché investire circa 50 milioni di tasca propria per una singola imbarcazione, preferiscono cercare naviglio in dismissione da ristrutturare e rigenerare per il piccolo cabotaggio regionale. D’accordo si può criticare il metodo di rigenerazione della vecchia nave scuola, ma non certamente gridare allo scandalo della c.d. “carretta del mare”. Sempre per ricordare la storia, devo segnalare che il gruppo pubblico smantellato negli anni’90 era virtuoso, con i bilanci in ordine ed indenne dagli scandali nostrani di “Mani Pulite”, per cui la privatizzazione, pur imposta dalle politiche economiche europee ed eugenetiche, non fu necessaria.
Onestamente, ad oggi, non trovo facili soluzioni, a parte quella di arrangiarci. Si potrebbe e dovrebbe concordare con l’armamento di Capri e Sorrento una qualche alleanza strategica, magari una joint venture, per commissionare la produzione di nuovi mezzi nautici, ma non posso mettermi sul piedistallo ideologico e ragionare con i soldi altrui, posso solo ipotizzare. Una cosa però devo dirla ai giovani, nella illusoria speranza che mi leggano, vale a dire che i loro padri, zii, nonni che del pendolarismo e della prossimità territoriale hanno goduto a pieno, non si sono curati del futuro, che è diventato il nostro amaro presente. Per questi motivi, quando essi piangeranno l’abbandono della amata casa natìa, a 18 anni, spero che faranno tutto quanto è in loro potere per cambiare le cose e ripristinare, con l’ intelletto ed il lavoro, la bellezza di Ischia e di Procida, che non deve solo limitarsi ai meravigliosi quattro mesi estivi, ma riguardare la possibilità di fruirne in piena libertà di locomozione, salvo condizioni marine tempestose, l’intero anno solare: battetevi se potete e se volete.






