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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il Coronavirus tra paure, dubbi e psicosi

Apparentemente la nostra isola sembra isolata dal mare, il Coronavirus si sente, ma in maniera ovattata, come un’eco che viene da lontano, e come se non appartenessimo tanto a quest’Italia che non solo ha due ricoverati a Roma e che purtroppo stanno in fase di peggioramento, e a quell’Italia che orgogliosamente primeggia nell’aver isolato il virus in sole 48 ore. Mentre in Cina pavoneggiano di costruire un ospedale in 10 giorni, dopo aver sollevato il velo di silenzio sull’avanzamento del virus fino a che è stato svelato troppo tardi, e sulla verità del numero dei morti e dei contagiati aleggia ancora il mistero. Fanno paura le immagini che vediamo trasmesse, e ancora più paura fa quello che ci nascondono visto le norme cautelari che possono sembrare eccessive. E pochi giorni fa è stata diramata tempestivamente una circolare dall’Asl indirizzata al nostro ospedale, sulle norme precauzionali da usare nei laboratori, soprattutto di analisi, norme sui prelievi, sui tamponi e le sue colture e norme sul trasferimento in terraferma in caso di virus accertato. Anche il Rizzoli è in stato di allerta e si vedono medici e personale sanitario in giro con la mascherina, e a quanto rivela l’infettivologo, la mascherina serve a poco, andrebbe fatta indossare dalle persone infette per evitare che possano trasmettere il virus attraverso l’espettorato.

Ma siamo tutti pronti ai nastri di partenza con i pregiudizi. A Ischia si vocifera che persino il Vip Market, solo perché gestito dai cinesi ha perso molti clienti. Ristoranti cinesi sulla nostra isola non ce ne sono, ma al di là del mare si registra un netto calo sulle frequentazioni in tutto il territorio nazionale. E non si mischia attraverso il cibo, è un virus e vive poco fuori dall’organismo, si comporta come tutti gli altri virus, è pericoloso a stretto contatto e nei luoghi chiusi. Ma vedendo continuamente le immagini che ci propinano con tanto di tute pronti per andare sulla luna, è anche naturale allarmarsi più del dovuto. È giusto essere cauti, adottare comportamenti sensati, sostenere le autorità sanitarie. È invece sbagliato trattare con crudeltà le persone. Stiamo assistendo a episodi davvero ai confini del razzismo sanitario. Sono stati registrati casi di intolleranza nei ristoranti e nei bar, fastidio e spavento sui trasporti pubblici, imprecazioni contro i turisti cinesi, la trasmissione del virus è legato a luoghi e contatti non a un’etnia, in questi giorni il comportamento verso i cinesi in Italia è irrazionale e offensivo, difficile dire quale delle due cose sia più grave. E intanto le restrizioni e le preoccupazioni legate al contagioso virus si ripercuotono anche sulla Milano Fashion Week. E la Camera della Moda milanese lancia la campagna “China we are with you”, ma con la tecnologia le barriere si abbattono, dalla Cina si potrà assistere in diretta streaming a tutte le sfilate in calendario, saranno disponibili online, contenuti speciali, si potranno guardare interviste, osservare i backstage e anche interagire con stilisti, modelle e ospiti speciali. E tutto questo perché oltre un migliaio di cittadini addetti del settore non potranno essere presenti dando un segnale di vicinanza al popolo cinese.

Le previsioni economiche non sono ottimistiche, il settore subisce un rallentamento fortissimo per la mancanza della Cina, l’impatto del Coronavirus sull’economia e sul mercato è attualmente sconosciuto e sicuramente determinerà una diminuzione delle esportazioni italiane di moda verso la Cina. Nel frattempo c’è chi dice che la situazione è sotto controllo ma veniamo bombardati da notizie vere e fake news, generando una confusione da torre di Babele e restano le preoccupazioni serie per il numero dei morti che aumenta vertiginosamente come quello i contagiati e intanto i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma, peggiorano. Non ci resta che attendere!

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