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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il de-de-de della Campania

De Laurentiis, presidente del calcio Napoli; De Magistris, Sindaco di Napoli e della Città Metropolitana; De Luca, presidente della Regione Campania. Tre persone che, al di là dei rapporti conflittuali tra di loro, si somigliano molto. Costituiscono il DE-DE-DE campano, che sembra il nome di un ballo. Tre virtuosi dell’egotismo, dotati certo di capacità amministrative, continuamente però contraddette dalla loro smania di protagonismo. Napoli, la Regione Campania, la realtà turistica delle isole, della costiera amalfitano-sorrentina soffrono o beneficiano di questi tre personaggi? Poche parole su Aurelio De Laurentiis, presidente del calcio Napoli. Pur essendo io tifoso della Juventus (senza fanatismi), da campano, sono ovviamente interessato al progresso socio-economico di questa Regione, di cui il calcio e lo sport sono parte integrante e niente affatto secondaria. A mio avviso, sbagliano i tifosi napoletani quando, non girando le cose per il verso giusto, si scagliano contro alcuni calciatori o contro l’allenatore Gattuso, senza essere minimamente sfiorati dal dubbio che qualche responsabilità vada ascritta a De Laurentiis. Credo fermamente che se Napoli vuole riconquistare uno scudetto debba trovare un miglior equilibrio societario, nel quale il Presidente faccia il presidente e basta, con un’organizzazione societaria che preveda una precisa divisione dei compiti. Lamentare l’assenza di un attaccante alternativo ad Osimhen, quando il presidente ha fatto di tutto per demolire e vendere un attaccante come Milik, è un comportamento incomprensibile. Contattare 4 allenatori per sostituire Gattuso, senza conseguentemente “esonerare” quest’ultimo, come ha fatto De Laurentiis, è servito solo a destabilizzare la squadra. Sentir dire dal Presidente: “Io non caccio Giuntoli” la dice lunga sul linguaggio e sui metodi di Aurelio. Detta in quel modo, una conferma appare più disarmante di un esonero! Insomma, per raggiungere obiettivi prestigiosi ci vuole anche sobrietà e misura.

E veniamo a De Magistris, forse il più contraddittorio dei tre. Democratico e popolare fino a confinare col populismo e, nello stesso tempo, incapace di scegliere collaboratori duraturi con i quali presto va in conflitto. Lo stesso dicasi per le sue alleanze politiche, che vanno e vengono, secondo le circostanze. Risanatore delle finanze comunali, che aveva trovato in pessime condizioni e distributore non clientelare di risorse comunali e metropolitane (di cui Ischia ha goduto a sufficienza) e, nello stesso tempo, capotico avversario del Presidente della Regione, altrettanto capotico e litigioso. Per molto tempo ci siamo chiesto quali obiettivi politici personali avesse in mente, finita l’esperienza di Sindaco di Napoli, avendo espletato due mandati. Che potesse diventare il capo di un movimento politico nazionale appariva fuori della sua portata. Si poteva presumere che mirasse alla Regione Campania. Alla fine ha scoperto le carte e, in maniera sorprendente, ha annunciato che il prossimo obiettivo è la Presidenza della Regione Calabria, dove si voterà l’11 aprile. Potrà, anche se eletto, continuare a fare il Sindaco di Napoli fino a fine mandato, non essendoci incompatibilità. Ricordo ai lettori che De Magistris fu Pubblico Ministero a Catanzaro, da dove fu allontanato per incompatibilità ambientale. Se poi il suo allontanamento fu giusto o motivato da pressioni politiche è ancora tutto da stabilire, tant’è che in questi giorni continuano, per TV, aspri scontri verbali tra l’allora ministro della Giustizia Mastella e l’ex P.M. Prima di diventare Sindaco di Napoli, fu europarlamentare con 500.000 voti e svolse la funzione di Presidente della Commissione Controllo Bilancio, con specifica competenza sui fondi europei; esperienza che gli è servita per assicurare ed intercettare, alla città di Napoli e alla Città Metropolitana, ingenti fondi europei. Certamente con De Magistris non si sono più viste le vergogne dei cumuli di immondizia per strada e la città stava (prima della pandemia) attraversando un periodo turistico d’oro (sia pure con innegabili distorsioni come la moltiplicazione incontrollata di B&B, non sempre legali e rispondenti ai requisiti di abitabilità e fiscalità richiesti). Il fatto che andrà probabilmente a governare la Calabria mi spinge a pensare che il Mezzogiorno sia destinato a continuare una politica conflittuale anche col nuovo Governo Draghi. Cosa che, a mio avviso, non è produttivo. Il Mezzogiorno non ha bisogno di conflitti permanenti con lo Stato; questa è roba del passato. Il mezzogiorno ha bisogno di leader che convincano il Governo che il problema del Sud è il problema dell’Italia, in quanto la persistenza degli attuali squilibri territoriali non affossa solo il Sud, ma tutto il Paese.

E qui veniamo a quello che, per me, è il problema di leadership più grosso: il presidente De Luca. Incominciamo col dire che è laureato in filosofia e che la filosofia era la materia preferita anche da De Magistris che, all’atto dell’iscrizione all’Università, fu molto indeciso se iscriversi a Filosofia o a Giurisprudenza. Poi optò per Giurisprudenza, con attenzione particolare alla Filosofia del diritto. Confesso, da cultore della filosofia, che mi vengono i brividi al pensiero che due campioni del narcisismo, si professino “filosofi”! Mi dispiace se farò storcere il muso a molti aficianados del Governatore, ma le continue sparate telluriche di De Luca, sono dannose per la Campania e per l’Italia. Come possa, ancora oggi, tale personaggio godere dell’appoggio del Partito Democratico è per me un mistero. Innanzi tutto è un uomo di destra ma, in questo, non c’è nulla di male, se non la mancanza di esplicitazione dei riferimenti politici effettivi. Non si può, a parole, riferirsi a un partito e, nei fatti, contraddirlo su tutti i fronti. De Luca ha, in ogni momento, delegittimato il Governo di cui il PD faceva parte e ha usato parole offensive e inaccettabili nei confronti di ministri e politici della coalizione che avrebbe dovuto appoggiare. Già da mesi ha invocato (quello che poi è arrivato) un Governo di unità nazionale, con dentro tutti, essendo egli del tutto indifferente ai grandi indirizzi ideali e politici.

Adesso staremo a vedere quali saranno i rapporti tra De Luca e il nuovo Governo Draghi. Vedremo se, soprattutto per la regolamentazione delle scuole, troverà migliori interlocuzioni dell’Azzolina (infangata fino alla querela) o se persisterà (come io credo) nell’antagonismo ad oltranza, causato dalla sua eccessiva voglia di protagonismo. Adesso (lo ha registrato Il Golfo la settimana scorsa) si è diffuso entusiasmo, tea gli operatori isolani, sulla proposta Covid-free di De Luca, quella cioè di privilegiare, nella cronologia del piano vaccinale, le zone turistiche di maggior pregio (Napoli, le isole, la costiera amalfitano-sorrentina). Siamo onesti: può il presidente di una Regione stabilire che i lavoratori di un albergo di Ischia debbano essere vaccinati prima di quelli di un’analoga struttura di Caserta o – vado a caso – di Telese Terme? Quando Letizia Moratti propose di privilegiare la Lombardia in base al maggior PIL, tutti noi, giustamente, ci scandalizzammo; e ora vogliamo applicare lo stesso criterio discriminatorio in base al PIL turistico? Meglio dare prevalenza al comparto turistico dell’intera Regione, senza distinzioni. Mi dispiace essere in dissenso con tanti che esaltano il DE-DE-DE ma non sono disposto a ballare questa ridicola danza di protagonismo sulle macerie di una Regione. Solo pochi giorni fa, essendo ritornato definitivamente a Ischia, dopo un peregrinare trentennale con Bologna, e dovendomi riscrivere all’anagrafe sanitaria della locale Asl, mi sono reso conto della differenza abissale che corre tra una Regione come l’Emilia Romagna e la Regione Campania. A Bologna, città di poco più di 400.000 abitanti, c’è – in ogni quartiere – una sede Asl con Cup e ufficio anagrafe, con un rapporto che credo sia di 1 impiegato per ogni 5 mila abitanti. A Ischia, nella struttura dell’ex clinica S.Giovan Giuseppe, c’è un ufficio con due impiegati ( Cup-Anagrafe) per circa 64mila abitanti di tutta l’isola. Di chi è la colpa? Del Ministro della Sanità o piuttosto di De Luca? E di chi è la colpa della vergogna messa in evidenza da Gennaro Savio della coda di persone costrette ad aspettare all’esterno del Cup, alle intemperie? Allora capisco perché, affisso alla parete di detto ufficio Cup-anagrafe, ci sia un eloquente cartello che dice, in dialetto, “Premio Nobel per la pacienza…” La pazienza ce l’hanno gli impiegati insufficienti di numero, ma ce l’ha soprattutto la popolazione. Ma fin quando durerà questa pazienza? Fin quando saremo disposti a sopportare le debolezze caratteriali e fumose di uomini ampollosi e narcisi?

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