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LE OPINIONI

IL COMMENTO Il mare ama il duro

DI LUIGI DELLA MONICA

Un Capitano di lungo corso conosciuto nel mio passato, il N.H. Antonio Liguoro da Torre del Greco, mi insegnò che esiste un vecchio adagio per mare: “o mare ce piace o ttuost”. Non esiste mente, tecnologia, intelletto o furbizia che possa governare in assoluto dominio e sicurezza il contatto dell’uomo con il mare. Nei giorni scorsi tre ragazzi provenienti da Pisa, intenti a prendere il sole sul lato di ponente dell’isolotto del “Castello Aragonese”, sul piccolo lembo di terraferma sassoso adiacente al vecchio pub del “Castillo d’Aragona”, hanno pensato di fare un bagno ristoratore dalla calura ai piedi del maestoso monumento. Questa esperienza stava diventando l’ultima della loro felice esistenza. Verso le 17.45 mentre si deliziavano della limpidezza e freschezza delle acque turchesi del mare di Ischia Ponte, nuotando normalmente, venivano tirati via dalla corrente e non riuscivano in alcun modo a tornare in posizione di sicurezza.

Qui si inorgoglisce la storia di Ischia Ponte e dell’isola tutta: il sig. Luca Vittozzi, da poco concessionario con la moglie di una licenza di somministrazione di bevande fresche (limonate, granite ed acqua), si trovava con il suo chiosco ambulante nella rotonda del pontile aragonese, a circa 10 metri dall’ingresso del castello. Udiva le urla invocanti aiuto ed il resto è stato ampiamente descritto dalla cronaca di questo giornale in primis e da altri organi di informazione nei giorni a venire. Sinceramente si conferma nel sig. Luca Vittozzi l’unico motivo per cui l’isola e l’Italia tutta possa ancora essere considerata il Bel Paese, che non cambierei con nessuno al Mondo. A quanto mi riferisce la Sig.ra Sonia Cangaro, agente del Corpo Sanitario di Polizia di Stato, in forza presso la Questura di Napoli, ospite per le ferie estive in Ischia Ponte e presente al fatto, che mi trasmetteva la notizia di cronaca da girare al Coordinatore Gaetano Ferrandino, nessuno riusciva a decidersi ad aiutare i ragazzi invocanti aiuto, per la paura di annegare con loro. Il sig. Vittozzi può certamente definirsi eroe e la cittadinanza deve essergli grata per averci evitato il sommo dolore e la vergogna di piangere la morte di tre turisti nell’isola dell’accoglienza, paradiso di gioventù (cit. Antonio de Curtis).

Il Sindaco di Ischia, ma anche i proprietari dei due lati del Castello Aragonese, i Sig.ri Mattera Nicola e Mattera Cristina del Lato di Ponente ed il Sig. Giovanni Mattera proprietario del Lato di Levante, sono esortati, con il dovuto garbo, perché non mi compete certo formulare imposizioni, ad encomiare solennemente il soccorritore. Inoltre, le competenti Forze dell’Ordine dovranno e qui mi permetto di usare l’imperativo relazionare alla Prefettura di Napoli l’evento, al fine di proporre il Sig. Luca Vittozzi per la medaglia al valor civile. Qualcuno potrebbe domandarmi perché mi scaldo tanto, potrebbe interrogarsi del perché di tanta solerzia in favore del titolare della licenza del chiosco. Nell’inciso sopra ho ribadito un pensiero: il sig. Luca Vittozzi è il motivo per cui non intendo abbandonare l’isola e l’Italia tutta! Analizziamo gli attimi dell’evento e la scarica di adrenalina che ha interessato la percezione del pericolo del Sig. Vittozzi. In primo luogo, egli sapeva che gettarsi in acqua sarebbe stata morte quasi certa; in via sussidiaria, avvalersi del fatiscente “pedalò” con una corrente fortissima sarebbe stato uno sforzo fisico non indifferente, ma pone termine a qualsiasi remora e si lancia sul natante al soccorso dei ragazzi. Non so precisare e non ho notizia certa se siano stati chiamati i canali ufficiali del “1530” della Guardia Costiera, ma posso immaginare che un periplo di 37 km di un’isola con un mare così minaccioso abbia obbligato tutti i mezzi nautici di soccorso altrove ed inoltre per salvare i ragazzi potevano attendersi al massimo 5 minuti o forse 10, data la violenza del risucchio dei corpi.

Proprio per il Sig. Luca Vittozzi, per il suo gesto di altruismo e di amore del prossimo, dico fermamente signori non perdete la speranza e combattete per migliorare il nostro sistema. In un contesto sociale e politico malato incurabile, dove tutti calpestano gli altri e cercano di atterrarli e di oltraggiarli, un giovane capofamiglia decide di rischiare in pochi secondi vita, affetti e serenità ed agiatezze per salvare degli sconosciuti. La malattia incurabile del sistema risiede nella carenza strutturale di un pattugliamento delle coste destinate alla balneazione ed alle maestranze di primo e di pronto soccorso; nella inesistenza di informativa dei forestieri sulla pericolosità dei venti e delle correnti marine, in caso di repentino cambiamento delle condizioni meteo. Leggevo qualche giorno fa che il Sindaco Enzo Ferrandino si doleva del numero esiguo di vigili urbani, ma certamente la pandemia ci ha ammaestrati a quella frase tanto innovativa, quanto odiosa dello “smart working”, per cui nuove assunzioni non sono prevedibili a bilancio comunale, né tantomeno l’armamento di un gommone con personale qualificato della polizia municipale in ausilio alla Guardia Costiera.

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Sono consapevole di sognare, ma i padri dell’Euro, anche italiani, ci avevano illusi che tanto sarebbe stato il benessere economico che avremmo allungato il week-end a 3 giorni. Fra poco il recovery fund ci regalerà una pioggia di denaro, diceva Vittorio De Sica, nell’Oro di Napoli “venite, venite…accà se magne e nn se pave”… Dicevano gli antichi latini similia cum similibus i simili con i simili, per cui i soldi chiamano soldi ed andranno a posarsi dai soliti ricchi, mentre non si trovano alternative strutturali serie all’occupazione, dopo la sciagura del reddito di cittadinanza che va foraggiare le porzioni povere della comunità, che si stanno per così dire ingrassando con la pretesa di lavoro nero. Sì il contesto è profondamente malato, perché le maestranze non vogliono più lavorare impinguate dal reddito di cittadinanza ed il Paese annaspa fra un ceto medio claudicante e vessato. In questa cornice, si inserisce la tanto amata “spending review”, la riforma del salice piangente Ministra Fornero, tutte motivazioni per abbandonare il nostro Paese. Alla fine, però, ti viene in aiuto il Luca Vittozzi di turno, che ti fa ricordare che solo in Italia e nel nostro caso a Ischia vale la pena di restare. Sia dato ampio risalto al gesto, perché è questo da elogiare, non l’immagine ossessiva, narcisistica ed osannata del vuoto, su face book o su tik tok o su instagram – i fashion blogger non si arrabbino.

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* AVVOCATO

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